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“Euro una grande opportunità trasformata in una iattura
per la stragrande maggioranza dei cittadini”
di Rosanna Gattuso

        

Dall’entrata dell’Euro, si è aperto un grande dibattito su vantaggi e svantaggi che questa moneta ha determinato nell’economia italiana.
         Euro si o Euro no?!
Il giudizio derivante dalle indicazioni dei mercati ci segnala l’Euro come una moneta forte!
Putin, non molto tempo fa, ha lanciato dei segnali ed ha addirittura affermato di un certo suo interesse ad utilizzare l’Euro come moneta di scambio a livello internazionale.            
    Altrettanto interesse, in questo senso, è stato dimostrato dai mercati e dai leader politici che vogliono superare l’esclusiva presenza del dollaro come moneta mondiale.
    Ma quali sono i vantaggi di una moneta forte rispetto ad una debole?
    Nei mercati mondiali, una moneta forte accresce il potere d’acquisto di chi la utilizza. Prima dell’Euro, il dollaro aveva il predominio quasi assoluto, solo parzialmente contrastato dalla presenza della sterlina.
    Ma esaminiamo le problematiche dal punto di vista dell’Italia. La nostra è una nazione che vive di industria, turismo ed in parte di agricoltura ma ha un’ampia carenza di materie prime.  Questo fattore incide notevolmente sui costi di produzione. L’Euro offre la possibilità di acquistare le materie prime ed i prodotti energetici a prezzi ridotti e ciò riduce l’incidenza del loro costo sul prezzo finale.
    Cosa succede per le importazioni e le esportazioni? I prodotti italiani all’estero accrescono il loro costo infatti, se un prodotto costa un euro ed al cambio il dollaro vale 0,81 euro, al cittadino americano quel prodotto costerà 1,22 dollari; se il rapporto euro dollaro è invertito, lo stesso prodotto al cittadino americano costerebbe 0,81 dollari. Il contrario capita nelle importazioni: un dollaro debole riduce i prezzi dei prodotti americani per i cittadini dell’area dell’Euro, e di conseguenza, i cittadini europei avranno interesse per i prodotti provenienti dall’estero. Ma qual è il risvolto negativo di tutto ciò? Se aumentano le importazioni e diminuiscono le esportazioni, l’industria italiana non vende più i propri prodotti e di conseguenza deve ridurre la produzione e quindi i posti di lavoro. Il costo di un soggiorno in Europa, aumenta per i cittadini fuori dall’area dell’Euro e di conseguenza questo sarà un disincentivo per il turismo. La riduzione dei costi delle materie prime e dei prodotti non europei manterranno basso il livello di inflazione. Questo consentirà maggiori investimenti da parte delle aziende che potranno richiedere prestiti a tasso ridotto, ma sarà un vantaggio anche per i cittadini che intendono comprare la prima casa  o fare altri tipi di investimento (i tassi sui prestiti saranno più bassi), le multinazionali avranno interesse ad investire nell’area dell’euro. Un altro vantaggio per le aziende si può prospettare per quegli imprenditori che sono disposti ad acquisire aziende estere, con una moneta forte il costo è relativamente ridotto.
    Ma una così grande opportunità si è trasformata in una mannaia per i cittadini; ciò è dovuto al fatto che chi avrebbe dovuto controllare che i prezzi non aumentassero, al momento del cambio della valuta non l’ha fatto, avvantaggiando, in una prima fase il mondo delle partite iva. Ma questo vantaggio si è rivelato molto temporaneo perché, svuotate le tasche dei lavoratori dipendenti, nessuno è più in grado di comprare e i negozi hanno perso la loro clientela con la conseguente recessione. Allora occorre rinnovare rapidamente i contratti dei lavoratori dipendenti, occorre ridistribuire la ricchezza creando il giusto equilibrio all’interno del mercato e soprattutto, vista l’irruenza del mercato cinese, bisogna investire per produrre prodotti di qualità difficilmente imitabili, piuttosto che minacciare tasse sull’import che hanno come conseguenza, come abbiamo visto in questi giorni, la riduzione delle tasse sulle esportazioni da parte dei Cinesi.  

(3 Giugno 2005)
Pubblicato sul giornale on line "www.iniziativa.info"