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Dall’entrata
dell’Euro, si è aperto un grande dibattito su vantaggi e svantaggi che questa
moneta ha determinato nell’economia italiana.
Euro si o Euro no?!
Il giudizio derivante dalle indicazioni dei mercati ci
segnala l’Euro come una moneta forte!
Putin, non molto tempo fa, ha lanciato dei segnali ed ha addirittura affermato
di un certo suo interesse ad utilizzare l’Euro come moneta di scambio a livello
internazionale.
Altrettanto interesse, in questo senso, è stato dimostrato
dai mercati e dai leader politici che vogliono superare l’esclusiva presenza del
dollaro come moneta mondiale.
Ma quali sono i vantaggi di una moneta forte rispetto ad una
debole?
Nei mercati mondiali, una moneta forte accresce il potere
d’acquisto di chi la utilizza. Prima dell’Euro, il dollaro aveva il predominio
quasi assoluto, solo parzialmente contrastato dalla presenza della sterlina.
Ma esaminiamo le problematiche dal punto di vista
dell’Italia. La nostra è una nazione che vive di industria, turismo ed in parte
di agricoltura ma ha un’ampia carenza di materie prime. Questo fattore incide
notevolmente sui costi di produzione. L’Euro offre la possibilità di acquistare
le materie prime ed i prodotti energetici a prezzi ridotti e ciò riduce
l’incidenza del loro costo sul prezzo finale.
Cosa succede per le importazioni e le esportazioni? I
prodotti italiani all’estero accrescono il loro costo infatti, se un prodotto
costa un euro ed al cambio il dollaro vale 0,81 euro, al cittadino americano
quel prodotto costerà 1,22 dollari; se il rapporto euro dollaro è invertito, lo
stesso prodotto al cittadino americano costerebbe 0,81 dollari. Il contrario
capita nelle importazioni: un dollaro debole riduce i prezzi dei prodotti
americani per i cittadini dell’area dell’Euro, e di conseguenza, i cittadini
europei avranno interesse per i prodotti provenienti dall’estero. Ma qual è il
risvolto negativo di tutto ciò? Se aumentano le importazioni e diminuiscono le
esportazioni, l’industria italiana non vende più i propri prodotti e di
conseguenza deve ridurre la produzione e quindi i posti di lavoro. Il costo di
un soggiorno in Europa, aumenta per i cittadini fuori dall’area dell’Euro e di
conseguenza questo sarà un disincentivo per il turismo. La riduzione dei costi
delle materie prime e dei prodotti non europei manterranno basso il livello di
inflazione. Questo consentirà maggiori investimenti da parte delle aziende che
potranno richiedere prestiti a tasso ridotto, ma sarà un vantaggio anche per i
cittadini che intendono comprare la prima casa o fare altri tipi di
investimento (i tassi sui prestiti saranno più bassi), le multinazionali avranno
interesse ad investire nell’area dell’euro. Un altro vantaggio per le aziende si
può prospettare per quegli imprenditori che sono disposti ad acquisire aziende
estere, con una moneta forte il costo è relativamente ridotto.
Ma una così grande opportunità si è trasformata in una
mannaia per i cittadini; ciò è dovuto al fatto che chi avrebbe dovuto
controllare che i prezzi non aumentassero, al momento del cambio della valuta
non l’ha fatto, avvantaggiando, in una prima fase il mondo delle partite iva. Ma
questo vantaggio si è rivelato molto temporaneo perché, svuotate le tasche dei
lavoratori dipendenti, nessuno è più in grado di comprare e i negozi hanno perso
la loro clientela con la conseguente recessione. Allora occorre rinnovare
rapidamente i contratti dei lavoratori dipendenti, occorre ridistribuire la
ricchezza creando il giusto equilibrio all’interno del mercato e soprattutto,
vista l’irruenza del mercato cinese, bisogna investire per produrre prodotti di
qualità difficilmente imitabili, piuttosto che minacciare tasse sull’import che
hanno come conseguenza, come abbiamo visto in questi giorni, la riduzione delle
tasse sulle esportazioni da parte dei Cinesi.
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