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Il contratto del pubblico impiego non si rinnova :
manca la copertura finanziaria ?
di Rosanna Gattuso

     I contratti del pubblico impiego sono scaduti da 18 mesi e il Governo non intende rinnovarli. Manca la copertura o ci sono altre ragioni? Esaminiamo i fatti! Le organizzazioni sindacali hanno fatto tutto il possibile con scioperi del pubblico impiego, scioperi generali e si preparano a continuare questa lotta con forme sempre più dure, infine anche l'opposizione insiste perché i diritti dei lavoratori vengano soddisfatti al più presto. Ma qua verrebbe da chiedersi: cosa c'è di nuovo in tutto ciò? Stanno svolgendo il loro ruolo. L'anomalia invece comincia a venir fuori osservando i comportamenti della maggioranza: due partiti dimostrano particolare sensibilità verso quei lavoratori che nei momenti elettorali sono stati, con loro, molto generosi. Sembrava quasi che il contratto fosse firmato, si era trovato l'accordo, ma stranamente il Presidente del Consiglio, con il suo partito e con la Lega nord, il giorno dopo fanno saltare l'accordo. La cosa più strana in tutto ciò è che nel momento in cui il Presidente del Consiglio sostiene che i contratti pubblici non possono essere rinnovati, immediatamente dopo tira fuori una riduzione dell'IRAP, da eseguire addirittura entro l'anno, che richiede un'enorme copertura finanziaria.
    E' un caso o è un cinico gioco politico? Se vogliamo capire tutto ciò dobbiamo chiederci quali sono le ragioni e le conseguenze politiche di tale comportamento. Chiediamoci, per esempio, chi potrebbe trarre vantaggio dal rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti: innanzi tutto i lavoratori che ormai, dopo la terza settimana, non riescono a fare la spesa, i sindacati che per questo rinnovo hanno fatto dure battaglie, l'opposizione che queste battaglie dei sindacati ha fortemente sostenuto, ma anche i due partiti che nell'ambito della maggioranza sono sempre stati due spine nel fianco del Presidente del Consiglio. Ma allora come uscire da questa situazione riducendo il danno di immagine? Basta togliere agli uni e dare agli altri: togliamo ai lavoratori pubblici e offriamo denaro al ben più numeroso popolo delle partita iva. Il Presidente del Consiglio continua la sua opera di demolizione della pubblica amministrazione, recupera il danno d'immagine offrendo risorse ad altri settori con il considerevole risultato di catturare simpatie a suo favore, contro l'opposizione e i sindacati ma soprattutto spostando gli ormai pochi voti del centrodestra a favore del suo partito. Ma quando gli interessi di parte superano il buon senso accadono fatti che lo stesso ideatore di questo meccanismo non poteva prevedere: Billè, Presidente della Confcommercio, consapevole del fatto che più aumenta la povertà meno i commercianti potranno vendere, fa pubbliche dichiarazioni perché il rinnovo del contratto avvenga.
    Il finale di questa operazione è ancora tutto da scoprire. Noi non siamo in grado di capire quale strategia sarà tirata fuori per tutelare gli interessi di chi comanda. Ma di una cosa siamo certi: i lavoratori continuano a tenersi la preoccupazione di non arrivare alla fine del mese, i commercianti continueranno a vedere sempre meno clienti che entrano nel loro negozio, e la recessione diventerà sempre più pesante. Queste nostre osservazioni, se risultassero vere, sarebbero quanto di più aberrante si possa mai immaginare, ma fino a quando la popolazione sarà disposta a subire questi giochi di potere sulla propria pelle?

( 18 maggio 2005 )
Pubblicato sul giornale on line "www.iniziativa.info"