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I contratti del pubblico impiego sono scaduti da
18 mesi e il Governo non intende rinnovarli. Manca la copertura o ci sono altre
ragioni? Esaminiamo i fatti! Le organizzazioni sindacali hanno fatto tutto il
possibile con scioperi del pubblico impiego, scioperi generali e si preparano a
continuare questa lotta con forme sempre più dure, infine anche l'opposizione
insiste perché i diritti dei lavoratori vengano soddisfatti al più presto. Ma
qua verrebbe da chiedersi: cosa c'è di nuovo in tutto ciò? Stanno svolgendo il
loro ruolo. L'anomalia invece comincia a venir fuori osservando i comportamenti
della maggioranza: due partiti dimostrano particolare sensibilità verso quei
lavoratori che nei momenti elettorali sono stati, con loro, molto generosi.
Sembrava quasi che il contratto fosse firmato, si era trovato l'accordo, ma
stranamente il Presidente del Consiglio, con il suo partito e con la Lega nord,
il giorno dopo fanno saltare l'accordo. La cosa più strana in tutto ciò è che
nel momento in cui il Presidente del Consiglio sostiene che i contratti pubblici
non possono essere rinnovati, immediatamente dopo tira fuori una riduzione
dell'IRAP, da eseguire addirittura entro l'anno, che richiede un'enorme
copertura finanziaria.
E' un caso o è un cinico gioco politico? Se vogliamo capire
tutto ciò dobbiamo chiederci quali sono le ragioni e le conseguenze politiche di
tale comportamento. Chiediamoci, per esempio, chi potrebbe trarre vantaggio dal
rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti: innanzi tutto i lavoratori che
ormai, dopo la terza settimana, non riescono a fare la spesa, i sindacati che
per questo rinnovo hanno fatto dure battaglie, l'opposizione che queste
battaglie dei sindacati ha fortemente sostenuto, ma anche i due partiti che
nell'ambito della maggioranza sono sempre stati due spine nel fianco del
Presidente del Consiglio. Ma allora come uscire da questa situazione riducendo
il danno di immagine? Basta togliere agli uni e dare agli altri: togliamo ai
lavoratori pubblici e offriamo denaro al ben più numeroso popolo delle partita
iva. Il Presidente del Consiglio continua la sua opera di demolizione della
pubblica amministrazione, recupera il danno d'immagine offrendo risorse ad altri
settori con il considerevole risultato di catturare simpatie a suo favore,
contro l'opposizione e i sindacati ma soprattutto spostando gli ormai pochi voti
del centrodestra a favore del suo partito. Ma quando gli interessi di parte
superano il buon senso accadono fatti che lo stesso ideatore di questo
meccanismo non poteva prevedere: Billè, Presidente della Confcommercio,
consapevole del fatto che più aumenta la povertà meno i commercianti potranno
vendere, fa pubbliche dichiarazioni perché il rinnovo del contratto avvenga.
Il finale di questa operazione è ancora tutto da scoprire.
Noi non siamo in grado di capire quale strategia sarà tirata fuori per tutelare
gli interessi di chi comanda. Ma di una cosa siamo certi: i lavoratori
continuano a tenersi la preoccupazione di non arrivare alla fine del mese, i
commercianti continueranno a vedere sempre meno clienti che entrano nel loro
negozio, e la recessione diventerà sempre più pesante. Queste nostre
osservazioni, se risultassero vere, sarebbero quanto di più aberrante si possa
mai immaginare, ma fino a quando la popolazione sarà disposta a subire questi
giochi di potere sulla propria pelle?
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