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R o m a
Senatus populusque romanus

 

Trilussa: Carlo Alberto Salustri

 

 

« C'è un ape che se posa su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa. »

(Trilussa, Felicità)

 

L'ingiustizzie der monno

 

Quanno che senti di' ''cleptomania''
è segno ch'è un signore ch'ha rubbato:
er ladro ricco è sempre un ammalato
e er furto che commette è una pazzia.
Ma se domani è un povero affamato
che ruba una pagnotta e scappa via
pe' lui nun c'è nessuna malattia
che j'impedisca d'esse condannato!
Così va er monno! L'antra settimana
che Teta se n'agnede còr sartore
tutta la gente disse: - È una puttana. -
Ma la duchessa, che scappò in America
còr cammeriere de l'ambasciatore,
- Povera donna! - dissero - È un'isterica!...

   

Li vecchi

Certi Capretti dissero a un Caprone:
- Che belle corna! Nun se so' mai viste!
Perchè te so' cresciute a tortijone?
- Questo è un affare che saprete poi...
- disse er Caprone - Chè, se Iddio v'assiste,
diventerete becchi pure voi.

 

La Dipromazzia

Naturarmente, la Dipromazzia
è una cosa che serve a la nazzione
pe' conservà le bone relazzione,
co' quarche imbrojo e quarche furberia.

Se dice dipromatico pe' via
che frega co' 'na certa educazzione,
cercanno de nasconne l'opinione
dietro un giochetto de fisonomia.

Presempio, s'io te dico chiaramente
ch'ho incontrato tu' moje con un tale,
sarò sincero, sì, ma so' imprudente.

S'invece dico: - Abbada co' chi pratica...
Tu resti co' le corna tale e quale,
ma te l'avviso in forma dipromatica.

 

Er carattere

Un Rospo uscì dar fosso
e se la prese còr Camaleonte:
- Tu - ciai le tinte sempre pronte:
quanti colori che t'ho visto addosso!
L'hai ripassati tutti! Er bianco, er nero,
er giallo, er verde, er rosso...
Ma che diavolo ciai drent'ar pensiero?
Pari l'arcobbaleno! Nun c'è giorno
che nun cambi d'idea,
e dài la tintarella a la livrea
adatta a le cose che ciai intorno.
Io, invece, èccheme qua! So' sempre griggio
perchè so' nato e vivo in mezzo ar fango,
ma nun perdo er prestiggio.
Forse farò ribrezzo,
ma so' tutto d'un pezzo e ce rimango!
- Ognuno crede a le raggioni sue:
- disse er Camaleonte - come fai?
Io cambio sempre e tu nun cambi mai:
credo che se sbajamo tutt'e due

 

All'ombra

Mentre me leggo er solito giornale
spaparacchiato all'ombra d'un pajaro
vedo un porco e je dico: - Addio, majale! -
vedo un ciuccio e je dico: - Addio, somaro! -

Forse 'ste bestie nun me capiranno,
ma provo armeno la soddisfazzione
de potè di' le cose come stanno
senza paura de finì in priggione.

   
 

Nummeri

Conterò poco, è vero:
- diceva l'Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso vôto e inconcrudente.
Io, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso.

 

L'AGNELLO INFURBITO

Un lupo che beveva in un ruscello
vidde, dall' antra parte de la riva,
l' immancabbile Agnello.
-Perché nun venghi qui? - je chiese er Lupo -
L' acqua , in quer punto, é torbida e cattiva
e un porco ce fa spesso er semicupo.
Da me, che nun ce bazzica er bestiame,
er ruscelletto é limpido e pulito... -
L' Agnello disse: - Accetterò l' invito
quanno avrò sete e tu nun avrai fame.

 

ROMANITA'

Un giorno una Signora forastiera,
passanno còr marito
sotto l' arco de Tito,
vidde una Gatta nera
spaparacchiata fra l' antichità.

-Micia che fai?- je chiese: e je buttò;
un pezzettino de biscotto ingrese;
ma la Gatta, scocciata, nu' lo prese:
e manco l' odorò.
Anzi la guardò male
e disse con un' aria strafottente:
Grazzie, madama, nun me serve gnente:
io nun magno che trippa nazzionale!

 

QUESTIONE DI RAZZA

-Che cane buffo! E dove l' hai trovato? -
Er vecchio me rispose: - é brutto assai,
ma nun me lascia mai: s' é affezzionato.
L' unica compagnia che m' é rimasta,
fra tanti amichi, é sto lupetto nero:
nun é de razza, é vero,
ma m' é fedele e basta.
Io nun faccio questioni de colore:
l' azzioni bone e belle
vengheno su dar core
sotto qualunque pelle.

 

L'OMO E LA SCIMMIA

L' Omo disse a la Scimmia:
-Sei brutta , dispettosa:
ma come sei ridicola!
ma quanto sei curiosa!
Quann' io te vedo, rido:
rido nun se sa quanto!...

La Scimmia disse : - Sfido!
T' arissomijo tanto!

 

ER LEONE RICONOSCENTE

Ner deserto dell' Africa, un Leone
che j' era entrato un ago drento ar piede,
chiamò un Tenente pe' l' operazzione.
- Bravo! - je disse doppo - lo t' aringrazzio:
vedrai che sarò riconoscente
d' avemme libberato da ' sto strazio;
qual' é er pensiere tuo? d' esse promosso?
Embè, s' io posso te darò ' na mano... -
E in quella notte istessa
mantenne la promessa
più mejo d' un cristiano;
ritornò dar Tenente e disse: - Amico,
la promozzione é certa, e te lo dico
perché me so' magnato er Capitano.

 

LA CARTOMANTE


-- Per fare le carte quanto chiedi?
-- Cinque lire. -- Ecco qui; bada però
che mi devi dire la pura verità...
-- Non dubitate, ve la dirò.

Voi avete un amico che vi vuole
imbrogliare negli affari. -- È impossibile
perché affari adesso non ne faccio.
-- Vostra moglie vi inganna. -- Ma va' là!

Sono vedovo da tempo immemorabile!
-- Vi riammogliate. -- E togliti di qui!
Ci son cascato e non ci casco più!

Vedo sul fante un certo non so che...
Vi sono state rubate... -- Oh questo sì:
la cinque lire che ho dato a te.

 

LISETTA CON IL SIGNORINO

Su, mi faccia stirare la biancheria,
dia confidenza a chi le pare e piace:
non mi faccia adirare, mi lasci in pace:
la finisca, signorino, vada via...

Che gran birbante, mamma mia.
No, tolga quella mano, mi dispiace,
altrimenti la brucio, badi che ne sono capace...
Dio, che forza ha! Gesù e Maria!

Un bacio?.. È matto! No, o chiamo gente:
me lo vuole dare per amore o per forza!
Eh! Ce l'ha fatta! Quanto è prepotente!

Però... Te n'è costata di fatica!
Dimmi la verità, con le signore
Questa resistenza non la incontri mica!

 

IL PRINCIPE RIVOLUZIONARIO

"parla il cameriere"
Quando tiene i discorsi, è vero,
è rivoluzionario, lo ammetto:
ma quando non parla cambia aspetto,
diventa di tutt'altro umore.

È a casa che avviene il cambiamento:
povero me, se manco di rispetto!
o se nel dargli un foglio non lo metto
come vuole lui, nel vassoio d'argento!

Ti basti questo: quando va in campagna
a tenere le conferenze nei comizi
sua moglie la chiama: la compagna.

La compagna? Benissimo: ma allora
perché con le persone di servizio
continua a chiamarla: la mia signora?

 

L'EROE AL CAFFÈ


È stato al fronte, sì, ma col pensiero,
però ti dà le spiegazioni esatte
delle battaglie che non ha mai fatte,
come vi fosse stato per davvero.

Dovresti vedere come combatte
nelle trincee d'Aragno  ! Che guerriero!
Tre sere fa , per prendere il Montenero,
ha rovesciato il bricco del latte!

Col suo sistema di combattimento
trova ch'è tutto facile: va a Pola,
entra a Trieste e ti bombarda Trento.

Spiana i monti, sfonda, spara, ammazza...
-- Per me -- borbotta -- c'è una strada sola...
E intinge i biscotti nella tazza.

 



LE BESTIE E IL CRUMIRO

Una volta un vecchio cavallo
che ogni tanto cadeva per strada
scioperò per costringere il Padrone
a concedergli più fieno e più biada:
ma il Padrone s'accorse del tiro
e pensò di prendersi un crumiro.

Chiamò il Mulo, ma il Mulo rispose:
-- Mi dispiace, ma proprio non posso:
se faccio queste cose, Dio ci scampi,
i cavalli mi saltano addosso...--
Il Padrone, per metter riparo,
fu costretto a ricorrere al Somaro.

-- È impossibile che tradisca un compagno:--
disse l'Asino -- sono amico del Mulo,
e anch'io, come lui, se non mangio
tiro calci, m'impunto e rinculo...
Come vuoi che non sia solidale
Se abbiamo lo stesso ideale?

Chiama l'Uomo, certo che quello
fa il crumiro con vera passione:
per un soldo si vende il fratello,
per due soldi va dietro al padrone,
finché un giorno tradisce e rinnega
il fratello, il padrone e la Lega.

 

LA GRATITUDINE


Mentre mangiavo un pollo, il Cane e il Gatto
sembrava che aspettassero il movimento
delle ossa che cadevano nel piatto.
E io, da buon padrone,
facevo la porzione,
a ognuno la metà:
un pò per uno, senza
parzialità.

Appena il mio piatto restò pulito,
il gatto si defilò. Dico: -- E cosa fai? --
-- Eh, -- dice -- me ne vado, capirai,
ho visto che hai finito... --

Il Cane invece mi saltava al collo
riconoscente come gli uomini
e mi leccava come un francobollo.
-- Oh! Bene! -- dissi -- Almeno tu rimani! --
Lui mi rispose: -- Si, perché domani
mangerai certamente un altro pollo!

 

IL TESTAMENTO DI UN ALBERO


Un Albero di un bosco
chiamò gli uccelli e fece testamento:
-- Lascio i fiori al mare,
lascio le foglie al vento,
i frutti al sole e poi
tutti i semi a voi.
A voi, poveri uccelli,
perché mi cantavate le canzoni
nella bella stagione.
E voglio che gli sterpi,
quando saranno secchi,
facciano il fuoco per i poverelli.
Però vi avviso che sul mio tronco
c'è un ramo che dev'essere ricordato
alla bontà degli uomini e di Dio.
Perché quel ramo, semplice e modesto,
fu forte e generoso: e lo provò
il giorno che sostenne un uomo onesto
quando ci si impiccò.

 

AVARIZIA


Ho conosciuto un vecchio
ricco, ma avaro: avaro a un punto tale
che guarda i soldi nello specchio
per veder raddoppiato il capitale.

Allora dice: -- Quelli li do via
perché ci faccio la beneficenza;
ma questi me li tengo per prudenza... --
E li ripone nella scrivania.

 

IRA

Lidia, che è nevrastenica,
quando litighiamo per un nonnulla
è capace di darsi i pugni in testa, apposta
perché lo sa che questo mi dispiace.

Io le dico: -- Stai buona, amore mio,
altrimenti ti fai male, cuore santo... --
Ma lei però fa peggio, fino a quando
non glie ne do qualcuno pure io.

 

LA SPADA E IL COLTELLO


Un vecchio coltello
diceva alla Spada:
-- Ferisco e sbudello
la gente di strada,
e il sangue che verso
da quelle ferite
diventa un fattaccio,
diventa una lite...--

Rispose la Spada:
-- Io pure sbudello,
ma faccio queste cose
soltanto in duello,
e quando la lama
la usa il signore
la lite si chiama
partita d'onore!

 

L'INCONTENTABILITÀ

Dio prese il fango dal pantano
modellò un pupazzo e gli soffiò sul viso.
Il pupazzo si mosse all'improvviso
e venne fuori subito l'uomo
che aprì gli occhi e si trovò nel mondo
come uno che si svegli da un gran sonno.

-- Quello che vedi è tuo -- gli disse Dio --
e lo potrai sfruttare come ti pare:
ti do tutta la Terra e tutto il Mare,
meno che il Cielo, perché quello è mio...
-- Peccato! -- disse Adamo -- È tanto bello...
Perché non mi regali anche quello?

 

ER COMPAGNO SCOMPAGNO

« Io che conosco bene l'idee tue
so' certo che quer pollo che te magni,
se vengo giù, sarà diviso in due:
mezzo a te, mezzo a me...Semo compagni

No, no - rispose er Gatto senza core -
io non divido gnente co' nessuno:
fo er socialista quanno sto a diggiuno,
ma quanno magno so' conservatore »

 

LA CICALA E LA FORMICA

 

Una Cicala che pijava er fresco
All'ombra der grispigno e de l'ortica
Pe' dà' la cojonella a 'na Formica
Canto 'sto ritornello romanesco:
-Fiore de pane,
lo me la godo, canto e sto benone,
E invece tu fatichi come un cane.
Eh! da quì ar bervedè' ce corre poco:
- Rispose la Formica-
Non t'hai da crede' mica
Ch'er sole scotti sempre come er foco!
Ammomenti verrà la tramontana:
Commare, stacce attenta...
Quanno venne l'inverno
La Formica se chiuse ne la tana,
Ma ner sentì' che la Cecala amica
Seguitava a cantà' tutta contenta,
Uscì fora e je disse: -Ancora canti?
Ancora nu' la pianti?
Io? - fece la Cecala - manco a dillo,
Quer che facevo prima faccio adesso:
Mò ciò l'amante: me mantiè quer grillo
Che 'sto giugno me stava sempre appresso
Che dichi ? l'onestà ? Quanto sei cicia!
M'aricordo mi nonna che diceva:
Chi lavora cià appena una camicia,
E sai chi ce n'ha due.? Chi se la leva.

 
Cenni Biografici

Trilussa pseudonimo di Carlo Alberto Salustri (Roma, 26 ottobre 1871 – 21 dicembre 1950) è stato un poeta italiano, noto per le sue composizioni in dialetto romanesco, che riuscì a elevare a lingua letteraria.

 

Dopo un'infanzia poverissima (a tre anni era rimasto orfano del padre), compì studi irregolari e debuttò giovanissimo (1887), con poesiole romanesche, su Il Rugantino di Luigi Zanazzo; più tardi scrisse anche per il Don Chisciotte, il Capitan Fracassa, Il Messaggero e Il Travaso delle idee. Da non dimenticare la famosa "Vispa Teresa".

Di carattere manierato, provinciale e madrigalesco è il primo volume di versi, Le Stelle de Roma (1889) che si attirò gli strali di Filippo Chiappini, vecchio amico di famiglia e poeta romanesco di un certo valore; poi la sua vena, prevalentemente satirica, andò via via affinandosi, trovando la misura più congeniale nel bozzetto di costume e nella favola moraleggiante di ascendenza esopiana: Quaranta sonetti (1895), Favole romanesche (1900), Caffè concerto (1901), Er serrajo (1903), Ommini e bestie (1908), Le storie (1915), Lupi e agnelli (1919), Le cose (1922), La gente (1927) e molte altre. Nel 1922 la Mondadori iniziò la pubblicazione di tutte le raccolte. Divenne famoso ma fu quasi sempre assillato da problemi economici, Frequentò i "salotti" nel ruolo di poeta-commentatore del fatto del giorno. Trilussa si rifiutò di prendere la tessera, ma preferì definirsi un non fascista piuttosto che un antifascista.

Con un linguaggio arguto, appena increspato dal dialetto borghese, Trilussa ha commentato circa cinquant'anni di cronaca romana e italiana, dall'età giolittiana agli anni del fascismo e a quelli del dopoguerra. La corruzione dei politici, il fanatismo dei gerarchi, gli intrallazzi dei potenti sono alcuni dei suoi bersagli preferiti.

Trilussa fu il terzo grande poeta dialettale romano comparso sulla scena dal XIX secolo in poi: se Belli con il suo realismo espressivo prese a piene mani la lingua degli strati più popolari per farla confluire in brevi icastici sonetti, invece Pascarella propose la lingua del popolano dell'Italia Unita che aspira alla cultura e al ceto borghese inserita in un respiro narrativo più ampio, infine Trilussa ideò un linguaggio ancora più prossimo all'italiano nel tentativo di portare il vernacolo del Belli verso l'alto. Trilussa alla Roma popolana sostituì quella borghese, alla satira storica l'umorismo della cronaca quotidiana.

Ma la satira politica e sociale, condotta d'altronde con un certo scetticismo qualunquistico, non è l'unico motivo ispiratore della poesia trilussiana: frequenti sono i momenti di crepuscolare malinconia, la riflessione sconsolata, qua e là corretta dai guizzi dell'ironia, sugli amori che appassiscono, sulla solitudine che rende amara e vuota la vecchiaia (i modelli sono, in questo caso, Lorenzo Stecchetti e Guido Gozzano).

La chiave di accesso e di lettura della satira del Trilussa si trovò nelle favole. Come gli altri favolisti, ache lui insegnò o suggerì, ma la sua morale non fu mai generica e vaga, bensì legata ai commenti, quasi in tempo reale, dei fatti della vita. Non si accontentò della felice trovata finale, perseguì il gusto del divertimento per sè stesso già durante la stesura del testo e ovviamente anche del lettore a cui il prodotto veniva indirizzato.

Personaggio popolarissimo, Trilussa visse di proventi editoriali e di collaborazioni giornalistiche: era anche un efficace dicitore dei suoi versi, e come lettore di poesia fece lunghe tournée in Italia e all'estero. La raccolta di Tutte le poesie uscì postuma, nel 1951, a cura di Pietro Pancrazi, e con disegni dell'autore.

Il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi nominò Trilussa senatore a vita il 1° dicembre 1950, venti giorni prima che morisse; già da tempo malato, e presago della fine imminente, ma con immutata ironia, il poeta commentò: "M'hanno nominato senatore a morte".

Tratto da Wikipedia