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Questo ponte collega i lungoteveri Castello e
Vaticano, antistanti Castel Sant'Angelo (lungotevere
Sant'Angelo), e i lungotevere degli Altoviti e Tor di Nona. Il
primo progetto di questo ponte risale al 136 d.C., quando
l'architetto Demetriano lo costruì come Demetriano lo costruì
come monumentale accesso alla tombadell'imperatore Elio Adriano,
ovvero alla Mole Adriana e, dall'imperatore, si chiamò ponte
Elio. Il nome durò fino al seicento, allorché san Gregorio Magno
ebbe la visione dell'arcangelo che rinfoderava la spada, segno
della fine di una grave pestilenza che aveva colpito Roma.Il
pontefice fece mettere una statua dell'arcangelo sulla sommità
del mausoleo e, da allora, quest'ultimo e il ponte presero il
nome che ancora oggi conservano: Sant'Angelo. E' costituito da
cinque archi ; i tre centrali sono originali, mentre i due
laterali furono costruiti al posto di due minori arcate, che
risalivano al 1668, durante i lavori per la nuova arginatura del
Tevere ( i famosi "muraglioni") nel 1892. Allora le
elegantissime rampe di accesso dell'età romana tornarono alla
luce con l'antico basolato e furono però demolite per adattare
il ponte alla distanza obbligata dei muraglioni. E' lungo m. 130
per 9 di larghezza. Il ponte è gravido di storia, tanto da poter
far concorrenza a Ponte Milvio. ed è anche fra i principali
protagonisti di un evento di interesse mondiale: il Primo Anno
Santo, promulgato da Bonifacio VIII (1294 - 1303) nel 1300.
Allora il ponte era diviso in due per lungo, da una fila di
bottegucce semifatiscenti che consentivano però di arginare e
disciplinare la gran folla di pellegrini che giungeva alla
basilica di San Pietro. Dante Alighieri lo ricorda in alcuni
versi del suo inferno: "che dall'un lato tutti hanno la fronte -
verso il castello e vanno a San Pietro - dall'altra sponda vanno
verso il monte". Le botteghe furono bruciate da Giovanni XXIII
un secolo e mezzo dopo. Ai tempi di Nicolò V il ponte era
coperto da un loggiato costruito da Leon Battista Alberti e più
tardi, nel 1488 circa, iniziò la triste storia di esposizione
quasi permanente di giustizia. Infatti, le sue spallette
ospiteranno spesso le teste dei decapitati nella contigua piazza
e non di rado ciondoleranno, dalle forche issate sul ponte, gli
impiccati. Da ciò i Romani chiameranno semplicemente Ponte il
Sant'Angelo così come chiamano Fiume il Tevere, ovvero ponte e
fiume per eccellenza. Sulla testata erano due cappelline dalle
quali durante il sacco del 1527 i Lanzichenecchi sparavano su
Castello; Clemente VII nel 1535 le sostituì con due statue di
San Pietro e di San Paolo tuttora in loco. Quest'ultima divide
G.G. Belli, nel suo monumento fontanadella piazza a lui
dedicato, il destino di vedersi ogni tanto privare della spada,
come il poeta del bastone, da parte di ignoti "collezionisti".
Famosa una "pasquinata" legata alle due statue nel 1581, essendo
Sisto V. Il severissimo papa aveva fatto arrestare e giustiziare
un tale Blaschi di 36 anni, dopo che costui aveva ucciso, la
moglie e due figli, richiedendone l'estradizione al Granduca di
Toscana. Il giorno dopo la statua di San Pietro apparve coperta
da un ferraiolo di viaggio e sotto quella di San Paolo, un
cartello diceva:" Pietro, che parti?". Rispondeva San Pietro:"
Paolo, voglio fuggire da Roma perchè temo che Sisto voglia far
vendetta dell'orecchio che, 1580 anni fa, troncai a Malco
nell'orto di Getsemani". Alle due statue, lungo i parapetti del
ponte, furono aggiunte ad ornamento altre raffiguranti gli
evangelisti e gli apostoli, che avevano del provvisorio;
l'angelo del Castello esigeva dei "colleghi". E così, su nuove
spallette disegnate dal Bernini, nel 1669 Clemente IX fece
collocare 10 Angeli con i simboli della Passione; le
bellissime statue furono scolpite da allievi e seguaci del
Bernini che diresse l'esecuzione, accompagnando ogni figura con
un versetto biblico. Partendo dalla statua di San Pietro si
incontrano: Angelo con flagelli di Lazzaro Morelli ( " Sono
pronto a subire i flagelli"); Angelo con la corona di spine di
Pietro Paolo Maldini (" Nel mio doloroso affanno, mentre viene
confitta la spina"); Angelo con la veste di Gesù e idadi di
Pietro Paolo Naldini (" Tirarono a sorte la mia veste"); Angelo
con la croce di Ercole Ferrata (" Il suo regno sulle sue
spalle"); Angelo con il cartiglio di Giulio Cartari (" Il
Signore regnò dal regno della croce"); Angelo con la spugna di
Antonio Giorgetti; Angelo con la lancia di Domenico Guidi ("
Feristi il mio cuore"); Angelo con i chiodi di Girolamo Lucenti
(" Osservino in me chi abbiano inchiodato"); Angelo con il Volto
santo di Cosimo Fancelli (" Guarda l'effigie del tuo Signore"),
la cui base dell'iscrizione fu colpita da un proiettile durante
la presa di Roma del 20 settembre 1870; Angelo con la colonna di
Ercole Antonio Raggi (" Il mio trono è nella mia colonna").
L'Angelo con la corona di spine e l'Angelo con il cartiglio
erano stati realizzati personalmente dal Bernini, ma quelli del
ponte sono appunto copie; gli originali finirono infatti nel
1729 a Sant'Andrea delle Fratte. L'Angelo con il cartiglio per
quanto bello, dette origine ad un famoso epigramma: " E canta e
suona e balla - eppur gli manca una spalla". |
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Chiamato dai Romani ponte
Vittorio, è dedicato a Vittorio Emanuele 2° primo re
d'Italia. Fu realizzato su progetto dell'ingegnere Ennio De
Rossi tra il 1886 e il 1911: a tre arcate, lungo 108,75 metri e
largo 20, presenta sulle pile dell'arco centrale quattro gruppi
marmorei simboleggianti l'Unità d'Italia, la libertà,
l'Oppressione vinta e la fedeltà allo statuto. I due imbocchi
del ponte sono ornati ciascuno da due colonne sulle quali
poggianole rappresentanzioni in bronzo della Vittoria Alata. |