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L’avventura esistenziale e poetica di Giuseppe
Ungaretti comincia ad Alessandria d’Egitto, la città bianca e
luminosa circondata dal deserto dove il poeta dell’Allegria nacque
l’8 febbraio 1888.
In questa
città sono sprofondati i suoi primi ricordi, la sua infanzia, la sua
nostalgia. Alessandria è la vastità e il silenzio senza confini di
una distesa di sabbia assimilata da sempre all’idea dell’infinito,
dei miraggi, delle oasi. Ma Alessandria è prima di ogni altra cosa,
il rumoroso quartiere di Moharrem Bey, lontano dal mare, dove
Ungaretti abita con la famiglia, emigrata qui da Lucca: il padre e
la madre, che gestiscono un forno per il pane e il fratello maggiore
Costantino. Molto viva rimarrà sempre in lui l’immagine della casa:
“Nella povertà della nostra casa, che era fuori porta, in una zona
in subbuglio, una baracca con la corte e le galline, l’orto e tre
piante di fichi fatte venire dalla campagna di Lucca”. Ma la sua non
è un’infanzia felice: a 2 anni perde il padre, che si era ammalato a
causa del suo durissimo lavoro di sterratore al canale di Suez. La
gestione della casa e del forno ricade tutta sulle spalle della
madre, donna energica e decisa, priva di tenerezza verso se stessa e
verso i figli. Anche se li educa con “somma cura” e ha una
religiosità consapevole e profonda, rispettosa delle tradizioni ve
delle idee degli altri. L’assenza della figura paterna incide
profondamente sul piccolo Giuseppe, sui suoi primi anni, sulla sua
formazione:”…ho passato l’infanzia in una cosa dove la memoria di
mio padre manteneva un lutto costante. Non era un’infanzia allegra”. |
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Nel 1908 frequenta la "Baracca Rossa"
, ritrovo internazionale di anarchici organizzati da Enrico Pea.
Nell'autunno del 1912 è a Parigi per studiare
diritto e frequenta i caffè letterari dove conosce e stringe
amicizia con Apollinaire. L'anno successivo rientra in Italia per
sostenere l'esame di abilitazione all'insegnamento di lingua
francese.
Si prepara in Versilia dove si reca perché vi
è rientrato l'amico Enrico Pea. Si sposta a Milano dove scrive le
sue prime poesie che faranno parte della sezione "Ultime" che apre
"L'Allegria". Nella prima metà del'15 pubblica le prime liriche
sulla rivista "Lacerba". Viene richiamato e passa tutto il 1916 in
guerra, tra prima linea e retrovie. E' datata 22 dicembre 1915 la
prima poesia dal fronte. Il 1916 vede data alla stampa la prima
raccolta "Il porto sepolto". Nel '18 è in Francia. Cura un giornale
per i soldati e lavorerà presso il "Popolo d'Italia" come
giornalista. Esce "Allegria di Naufragi". Si sposa con Jeanne Dupoix.
Si
trasferisce a Roma e lavora presso il Ministero degli Esteri. Vive
in affitto. Si lega al gruppo della Ronda. Nel '23 si trasferisce
fuori Roma per motivi economici. Nel '25 nasce la figlia Anna Maria;
collabora con la rivista "Commerce" di cui è redattore. 1928 - Si
converte alla religione cattolica, scrive la "Pietà". 1930, nasce il
secondo figlio che morirà a soli nove anni.
Il
1931 vede l'uscita della versione definitiva della raccolta
"L'Allegria" (poesie scritte tra il 1914 e il 1919). Ha il primo
riconoscimento ufficiale nel 1932 con il premio del "Gondoliere".
Nel '34 esce il primo libro tradotto (Praga). Nel '36 va ad
insegnare all'Università di San Paolo del Brasile. Esce l'ed.
definitiva della raccolta "Sentimento del Tempo" (poesie dal '19 al
' 35). Nel 1942 rientra in patria dove è nominato Accademico
d'Italia e insegna all'università di Roma e Mondadori inizia a
pubblicare le sue opere con il titolo di "Vita d'un uomo". Vengono
raccolte le "Poesie disperse" ('45) . E' del '47 la raccolta "Il
Dolore" (poesie dal '37 al '46). Esce il primo volume di prosa nel
1949: "Il povero nella città". 1950, esce "La terra Promessa".
1952,
"Un Grido e Paesaggi" (illustrate da Giorgio Morandi). 1958, muore
la moglie. Nel 1960 esce "Il taccuino del vecchio" con testimonianze
di molti amici. Compie un, quasi, giro del mondo in aereo. Nel 1961
escono le prose di viaggio "Deserto e dopo".
1964, è a New York dove tiene un
ciclo di lezioni presso la Columbia University. 1968, in occasione
dei suoi 80 anni viene festeggiato dal governo italiano e escono due
edizioni rare: "Dialogo" (con una combustiont di Burri) e "Morte
delle stagioni" illustrata da Manzù. 1969 viene pubblicato tradotto
in Francia. Esce la raccolta tutte le poesie. Scrive l'ultima poesia
la notte tra il 31.12 '69 e il 1°. 01.1970: "L'impietrito e il
velluto". Muore la notte tra il 1° e il 2 giugno 1970 a Milano.
La poetica di Ungaretti è incentrata
sul senso del limite umano, l'incombere irrazionale delle passioni,
il dramma degli affetti.
Le astrazioni "ungarettiane" sono sempre, ancora, disposte a trovare
alimento nelle urgenze della mai rassegnata vicenda della vita.
Il viaggio del nomade senza patria si conclude pur sempre in un
cammino perpetuo verso la patria: quello che si autodefinisce "il
matto" perchè si innamora ad ottant'anni è sempre capace di
tramutare le cose in apertura verso l'infinito.
Mentre si sigilla in perfetta figura il cerchio del linguaggio in
grado di ottenere in ogni caso il trionfo della forma sulle
disarmonie dell'esistenza. |