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PREFAZIONE:

ELEONORA RUFFO GIORDANI

FIORI D’ANIMA  E DI CUORE

 

 

Vorrei iniziare questa nota introduttiva con dei versi di una mia  vecchia poesia :< …dell’anima , amore, parleremo poi…>, così scrivevo io rivolgendomi a un domani possibile cercando il vivere immediato, quel carpe diem  di cui sono sempre andata fierissima. Ma dell’anima, prima o poi, occorre parlarne; con l’anima c’è da confrontarsi per conoscersi, per approfondire noi stessi.
 

Ed Eleonora Ruffo Giordani, cara amica di emozioni e di  perfetta intesa poetica,  parla  dell’anima in un racconto lirico che spande immagini e meraviglia, lo fa con quel quid che la investe tutta in ritmi lessicali emotivi e densi, gonfi di idee, di innovazioni e significati.
 

Dell’amore lei narra legata alla dominazione del tempo, quel tempo che grida, stacca la pelle dei tessuti  esteriori e traduce in abbandono la storia di donna, la propria storia.
 

Dire  “fiori d’anima” è un po’ come dire “fiori del male”, quell’eredità che tutti abbiamo volentieri letto e fatta nostra. Il male che tramuta la sofferenza in bene, il cammino lungo, assetato, tutto accade come se l’Autrice fosse spettatrice di se stessa senza però perdere la lucidità espressiva, quella capace e tenace fermezza con cui analizza e carezza l’anima.
 

Ed è proprio il dentro, il perché, il motivo dell’essere umano in quanto tale, a dare ampio respiro a tutta la silloge.  L’armonia prende il sopravvento, come se la voce della Ruffo urlasse al punto tale da coprire l’impotenza umana, “non mi prevarichi, maledetta forza iniqua! Io vinco in quanto capace di amore immenso, unica mia arma contro il niente che tu produci…”. Questa mia interpretazione nasce dopo essermi soffermata su un passaggio a mio avviso determinante in cui  si legge: “….nessuna mano mi fu tesa, nessuna lacrima mi fu asciugata….mentre il cuore lambiva Amore…”. Amore scritto in maiuscolo, così come il Te rivolto all’amato; amore che allude e che oscilla tra penombre di ricordi e luci stupende le quali schiacciano i massacri quotidiani del domandarsi…cosa? Chi? Perché?

Quanti di noi non si sono posti tali quesiti!  Il libro di Eleonora Ruffo Giordani è l’insieme delle domande, di qualche risposta non banale, non scontata, ma frutto di meditazione vera e pura, di elaborazione  e crescita nel corpo e nella mente di una donna acuta e sensibile, mai paga di sana curiosità e del dispensare amore.

Questo libro è un diario  pregno di colori, di sfumature, di prese di coscienza e sa essere un trattato di esperienza se letto in senso prosastico.
 

C’è moltissimo lirismo e lo si avverte in ogni passo sintattico, in ogni sedimentazione, tra le tematiche, i chiaroscuri. Ma diventa viaggio filosofico, narrazione diretta di quell’esistenza che stride , ma…molto spesso trasforma il buio  e partorisce musica trascinante, incantatrice. Così l’amato, la madre, il padre, la bambola adorata, quel tutto, diviene sensato, addirittura mitico (inteso come pulsione interiore, d’anima, appunto, a ricercare le ragioni dell’esistere), sublimato dalla coesistenza dell’amore-fiore.


Eleonora risorge dalle schiavitù cosiddette “civili” (perché prede dei giochi economici e dei poteri), legandosi alla speranza dell’anima, la sua parte che può resistere alla trappola del male, quella che vibra con i sentimenti puliti,  quella che sboccia e vince sulla sterile materia, la vera donna che abita in lei.

 

 

SILVIA DENTI.

 

 

Penoso aculeo fa male

(dedicata a * volato in cielo molto presto)

 

 

Mi lacera il pensiero
di non incontrare più
i tuoi consigli.
Nel silenzio della penombra
la tua immagine rifulge alba.



Ho sradicato propaggini
all' intrepidezza,
dipingendo di rosso amaranto
il mio giardino.
 


Ho desiderato
i segreti delle stelle
per raggiungerti.
Ho chiesto aiuto al destino
nel fondo della tristezza
fermando la memoria
alle giornate che regalavi
ai nostri sogni.
 


Manchi!
 


Ho abbracciato arsure
fatica e gemiti , rubando
sorrisi e speranze
nell'incerto sguardo
che ti portava via.
 


Ho desiderio di parlarti,
di afferrare la tua mano
stremata, amica
d'incontrare la tua saggezza
che mi esortava e guidava .
 


Rivolgo lo sguardo
ai tuoi pargoli, attenta
ne ascolto i lamenti.
La tua sposa affranta
t'invoca.
 


Petali sparsi in tutta la casa,
suono senza componimento,
arte priva di vita, fissata al muro
nenia che ricorda il tuo esistere.
 


Fruscii nel verde prato
dell' ultima dimora,
volteggiano farfalle
su stille appese
in mese di dicembre.
Penoso aculeo fa male.

 

 

Eleonora Ruffo Giordani
26/03/06

 

La strada dei ricordi

 

Risalgo
la strada dei ricordi e delle emozioni
Risento:
l'odore dolciastro della terra
che arsa attende l'acqua;
l'asfalto che esala il tanfo
di pneumatici bruciati sul bitume,
la fontanella che canta argentina
alla cantoniera del crocevia,
la stazione d'attesa
la rivista sfogliata distrattamente
la mente che si perde nei pensieri,
il marciapiede gremito di gente sconosciuta
il saluto semplice della mano di un bimbo.
Monotono e triste paesaggio
il viale costeggiato di alberi frondosi
bisognosi perché malati di malinconia
in un pomeriggio deserto di afa.
Stanca raccolgo pinoli d'energia
e attraverso il cielo senza voli,
tendo l'orecchio al canto della natura
che geme e vuole pretende amore.

 

 


©
Eleonora Ruffo Giordani

 

 

 

Sorriso di te

 

 

La notte ruffiana mi fascia di calore
dalla finestra guardo le stelle
dopo il sereno brillano di più
la vita si abbandona negli splendori del firmamento
e il canto si leva come preghiera.

Una carezza arriva nell’anima
raggiunge il sentimento più intenso
riaffiorano limpidi i desideri
aliti di luce sul cuore
attimi di meraviglia che profumano di sogno.

La luna seduttrice ammicca
alla lacrima superstite.
Dolce commozione è il suo ricordo
amore che prende la testa
fa cadere le spine delle incomprensioni
e riposa nell’azzurro sereno dei pensieri.
Momenti d’infinito
cospargono di petali il cammino
nell’innocenza dei sentimenti
pace che avvolge di quiete.
Sorriso di te.

 

 

©

Eleonora Ruffo Giordani