| Silvia Denti |
| Eccovi un’anticipazione del volume “ I MAGNIFICI 10 “ : i primi due autori presentati da Silvia Denti. |
| Le antologie divine |
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| Il vento inquieto del sorriso |
| silloge di Maurizio Cliceh |
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Maurizio Clicech mi ricorda molto quella ricerca del “profilo insonne” di cui scrisse Federico Garcia Lorca, con questo gruppo di liriche molto inquiete e prolifiche di immagini, di tortuosi sentieri in cui il fiato rimane teso, a volte coccolato, placato, ma sempre allertato dall’emozione. Emozione che travolge e sconfina, tipica modalità degli inquieti, come amo definirla io, poiché porta con sé il vorticare del vento che tutto sradica e tutto porta via, pulisce e rianima. L’Autore dà l’impressione di voler cercare in fretta una propria dimensione, come ogni uomo profondo, vaga e legge ogni messaggio della natura, del proprio intus, nutrendosi di tormentate immagini, tra l’altro bellissime, uniche, fugaci e vere, come lampi cristallizzati che ti restano dentro. La capacità di Maurizio Clicech è proprio questa: egli fa riemergere i sintomi del malessere umano, punta l’accento sulle problematiche esistenziali dell’uomo, scaraventato nelle fauci del progresso o, troppo spesso, in quelle della fame nera. Nel contenitore i sentimenti: libertà contro necessità, amore contro doveri. È molto diretto il Nostro quando descrive la dissociazione, l’inesorabile identità dell’uomo che, anche se non sente propria, la deve subire. A volte la realtà non dà scampo alla fantasia, a volte ci si sente imbrigliati in ciò che è dovuto… Ma perché tali imposizioni sociali? Perché l’uomo non può esser pianta, animale, cosa e vivere di se stesso? Perché? Ecco la riflessione, l’intelligenza brillante e creativa di un poeta che ha nelle mani una penna capace di creare e di crearsi quel mondo voluto e sognato. Uno stile che si distingue anche per la particolare capacità di evadere, di spaziare dal sé all’altro da sé; una mescolanza di potenti modalità che difficilmente si incontrano nel panorama poetico contemporaneo. |
| Sempre il tuo sorriso |
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Sempre il tuo sorriso nei miei pensieri, da quando bimba da foto ingiallite il futuro salutavi, radiosa tenerezza serena in una carezza in ogni tuo sguardo all'incerto domani sorge del mondo la gioia, e calore stempera gli affanni.
Per sempre bimba sorridente sarai dell'universo, la serenità dagli occhi all'infinito del cielo tuo terso, di amore pura dolcezza, nel bacio lieve di una carezza. |
| Marco Raiti: |
| Dalla poesia alla lirica |
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Premetto che per molte persone scrivere versi vuol dire lasciare una traccia monotona e tradizionale delle proprie sensazioni. In questa raccolta ritroviamo Marco Raiti con una verve forte e addirittura prorompente, un Autore, che già conosciamo, ma che qui, se possibile, possiamo apprezzare ancora di più per le nuove maniere utilizzate nell’espressione. La poetica di Raiti è luce propria che calza a pennello sulla dimensione in cui la cultura si fonde coi sentimenti. Sto parlando di una penna che ad ogni lettura mi regala nuovi spunti di riflessione, la colgo sempre più matura, forgiata, con un’ossatura davvero notevole. Lasciarsi andare alla critica qui, non è facilissimo perché si scivola nel trasporto, si tende a percepire una forma organica ed intensa, quasi spirituale. È con immenso piacere che presento Marco, in tutta la sua dolcezza lirica, anche laddove le situazioni e le oggettivazioni non danno tregua né spazio, ma prendono per mano, sconfinano, rilucono in nuove visioni. Colgo nell’Autore il ricorrente messaggio di speranza, una sua costante, la quale mai e poi mai pare arrendersi, come dire… “il pensiero distruggerà il dolore”. Un mistico abbraccio che stringe l’essenza della vita, tralascia gli involucri, gli orpelli e punta solo al succo. È così che Marco Raiti diventa lirico in maniera tangibile e appassionata, versando gocce di cuore puro in ogni virgola, in tutti gli afflati. Come si fa a cantare l’amore in un percorso d’odio? Eppure, con l’uso particolare del metro e della scansione semantica, il Nostro giunge alla concezione di una poesia che sembra pittura. La terra che ospita gli uomini è un posto contaminato, che sanguina e trasuda sofferenza… però una nicchia speciale , racchiusa e protetta da qualcosa che non lascia che venga intaccata, c’è. Ecco il segreto, ecco la forza, il coraggio, la consapevolezza dell’incoscienza, se vogliamo, ma è una cosa che assomiglia al mare, alla pioggia, al sole, alla notte… qualcosa di naturale e immutabile. Ecco Marco, ti presento così, con tutta la mia attenzione e la soddisfazione nel leggerti, ringraziandoti per questa bellissima liaison tra la poesia e la lirica. |
| Notte nel cuore di Tellaro |
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Dalla piazzetta stretta, in giù, s’imbocca il carrobietto. Mite e tiepida luce Di lanterne antiche c’illumina il cammino e dietro gli angoli s’agguantano spettri e fantasmi di pirati antichi. Più irta si fa la strada più pendenza hanno gli scalini e più ti cingono gli archi con paterni abbracci. Poi si giunge alla terrazzetta davanti all’umile chiesetta dove segni e disegni di gesso dividono il lastricato, prove di giochi, urla e salti di fanciulli che il trascorso giorno ha avuto in dono. Indi, poggiati i gomiti sul muro di cinta, muti si sta a contemplare il buio. Si discerne nell’oscurità: di tormentati scogli, ombre confuse giù in basso, pioventi e violenti dirupi a manca e innanzi, alzando gli occhi, mal s’intravede la retta linea che terra alle isole congiunge. Brillano in danza le lontane luci di Portovenere e l’eterno scandisce la lampada del faro. Porta la mente a dì più freschi quando, nell’aria assai più frizza, l’infuocato carro discendeva, a guisa di rovente palla nelle acque si tuffava colorandole di sangue. Passata la diletta sosta, davanti al sacro tempio la strada ci cala e, giù in fondo, nell’ansa a spillo dove s’incunea il mare, fedeli scafi posano nella quiete ad attender ora di nuove marine aurore di pescator partenti. Per risalire su nella scogliera Dov’è confine estremo l’infinito mare e sovente amanti s’adagiano coperti dal celeste manto.
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| Sospensione dell’essere |