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| Poesia Divina
Silvia Denti sulla Lettera ad un amico handicappato di Marco Pellacani
DAL MONDO DEL DOLORE, LA GIOIA
Scrivere per questo Autore una prefazione, mi gratifica, ma al tempo stesso mi spiazza. Perché non dovrebbero esserci parole ulteriori, né commenti, soltanto emozioni e io cercherò qui di trasmetterne qualcuna…e sono tante davvero quelle vibrazioni che mi invadono quando leggo questa lettera! Prima di tutto tengo a sottolineare la proprietà di linguaggio del Pellacani, la sua semplice e diretta capacità di lasciar scorrere la penna sul foglio senza intoppi né titubanze. Marco è uno scrittore abilissimo e intenso, canta la poesia nella prosa, in una concentrazione stilistica notevole e innervata di immagini vigorose e piene, tenere e disarmanti, che prendono, catturano come mani forti a cui affidarsi. Il viaggio attraverso il cuore di questo Autore è un cammino lungo, appassionante, in cui si possono ammirare tantissimi particolari mai visti. Con la lettera all’amico, Marco Pellacani è come quel Baudelaire che si specchia nel mare, si rende conto, fa una ricognizione dolcissima e non priva di squarci più che intimi, come lampi purissimi di quella luce che chi non sa non conosce. Personalmente ho sempre provato un senso di fastidio nel sentire le definizioni “disabile” o “diversamente abile”…L’essere umano è e basta. Altrimenti saremmo tutti, in una maniera o nell’altra, portatori di handicap. Ma dove sta l’handicap? Io ne sono allora satura: smemorata, maldestra per certe cose, poco logica e ….chi più ne ha più ne metta. Da una trentina di anni percorro le strade della mia vita con un’amica definita “ del cuore”. Pure lei, per la società, è definita disabile. Ma a me non è mai parso. Eravamo piccolissime quando ci siamo incontrate, ma il suo difetto io non lo vedevo. Sinceramente non lo vedo nemmeno adesso. Tacitamente lei me ne parlava in passato. Mi domandava opinioni , mi chiedeva il braccio per attraversare la strada. Ma i miei pareri glieli avrei dati lo stesso, così pure il braccio per sostenerla. Perché per me lei è sempre stata importante. Al punto tale da tendere a proteggerla. Ma si tratta di affetto, di amicizia, non di pietismo. Non so se durante tutti questi anni le sono stata utile, ma credo di sì. Utile nel mio silenzio e nel trattarla come fosse parte di me, nell’arrabbiarmi con lei quando qualcosa mi infastidiva o mi dava disturbo del suo comportamento. L’handicap più grande di questa mia amica è quello…di volermi tutto quel bene. E quando glielo dico lei ride. Ride forte. Sa che quelle ali lei le ha e sono potentissime, molto più delle mie, magari, delle vostre. E proprio qui mi riallaccio al Nostro: le ali, la forza, la volontà. Pellacani non si estranea dal mondo dei più, da quel mondo che lo definisce diversamente abile, lui ci si immerge, lo vive intensamente e lo fa con gioia, percependo il duo dolore e, grazie a questo, sapendo vedere anche quello altrui. Lo vede, lo sfida, lo distrugge. La vibrazione più bella, più nitida nel respirare questo scritto, è stata per me proprio questa. Il lessico, la musicalità hanno contribuito poi a rendere ancora più intensa l’emozione: Marco Pellacani conosce l’alchimia dell’esistenza e la trasmette come un vulcano emette lava e calore, travolge, coinvolge, affascina. In poche parole: una lettera che diventa atto d’amore, proprio quello di cui tutti abbiamo bisogno, così tocca le corde degli animi, le fortifica, le avvince. Un chiaro esempio di umanità in un mondo di spade, di kamikaze, di armi e di vili interessi. In questo libro, che consiglierò a tutti di assaporare, c'è tanta vita, tanta voglia di esserci e di essere, ma soprattutto c'è tanto amore.
Silvia Denti |