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Sospensione dell’essere
 
 
Silvia Denti ci parla di Mario Bressan
 
 

PREFAZIONE:  UN POETA IN MAGICHE  SERE DI PAROLE

 

L’idealità assoluta in tante sere di parole, che trasmutano la poesia in lirica pura; captano le essenze  in un’alchimia verbale magica  e sempre coerente  che media l’attimo del presente e ciò che lo nega.

La penna di Mario Bressan ha una freccia al suo arco  capace di tutto: crea, plasma, rinvigorisce e riscalda gli occhi di chi legge i mirabili capolavori espressi in sillabe catartiche, che vanno a comporre tantissimi valori coniugandoli  all’esistenza intesa tutta come proiezione dell’essere, di quella parte nascosta e profonda che spesso l’uomo tende a celare e a celarsi.

SILLABE, è a mio avviso, una delle raccolte poetiche più innovative della collana che sto curando, I QUADERNI DIVINI, pur nella sua classicità e nelle caratteristiche linguistiche pacate, apparentemente lievi, ma efficaci, pregne di significato e di  meditazione.

Scorrendo via via le pagine, è possibile dare una connotazione quasi mistica al lavoro dell’Autore, un disegno in cui  si ritrova tutta l’umanità fondamentale e necessaria che soltanto una mente attenta e acuta come quella di Bressan può sviscerare.

Saper prendere le parole, afferrarle col cuore, stringerle e forgiarle laddove c’è bisogno, è grande dono di questa penna.

Ed ecco il poetare vero, la coscienza lirica e fluente che è musica del tempo, la consapevolezza  della vacuità della vita, il senso del mistero che dà però luogo all’espressione chiara e lucida della bellezza dei momenti, presi uno ad uno, gustati, sorseggiati. Si avverte la saggezza di chi ha capito, non solo, ma ha fatto tesoro dell’essenza. 

Nel linguaggio scorrevole, fatto di sequenze godibilissime, tutta l’esperienza di un viaggio attraverso l’esistenza, vissuto davvero attimo dopo attimo, persino nelle virgole dei tramonti, negli “ sfiori di luce bagnati dalla voglia di dare sfogo al pianto liberatorio”, nelle “sillabe” dell’anima, nell’essere uomo pienamente.  Gli  occhi dell’Autore divengono più chiari perché è il sole che li apre, li illumina, li spalanca sulle verità  crude e meravigliose, quelle verità che si apprendono solo ascoltando…. Mario Bressan dimostra d’essere figura recettiva ai particolari, agli apostrofi spesso trascurati dai più, a tutte quelle cose veramente semplici che sono la somma del vero, della ricerca d’ogni uomo del proprio destino.

Egli nomina le perle, chiaro esempio di preziosità semplice.

A noi che leggiamo, viene immediatamente la voglia di navigare tra i versi, di farci trasportare in questi litri di freschezza e di pace, anche tra qualche ansa nostalgica e malinconica, ma mai sfiorati dalla sensazione di sconfitta.

Sta qui il fulcro attorno al quale ruota il senso di tutto il libro: l’interpretazione dell’amore  in senso universale e pieno, spirituale e ricco di luce.

Quelle sillabe dunque, che danno anche il titolo alla raccolta, hanno uno  spessore poetico incredibile e regalano la visione d’un paesaggio stupendo e descritto come se fosse dipinto: il miracolo della vita.

 

IPOTESI D’ESSERE

 

 

C’era

ancora là

appesa sperduta

nel viola appassito

d’un macerante vortice,

c’era,

lievissima,

un’ipotesi d’essere.

C’era uno sfioro di luce

incredibilmente

creduto

forse vero,

bagnato già

dalla ancor voglia

di piangere.

Quasi desiderio

di lacrime

già cristalli,

di luce già buio

accecante.

Contrasto,

come notte di luna

senza palpebre

tue.

Diaframma troppo chiuso.

 

 

Dea madre

di tutti i templi,

dal seno offerto

irraggiungibile.

                            

 
 
Bagno turco...quali bevono i prodi del piacere                                                         
 
 

BALI  2

 

 

 

 

Lontanissime isole

affogate nel sole

dei mari del sud

mi hanno offerto

i sorridenti neri occhi

del loro essere mie.

La mia lunga ricerca

vuole qui concludersi.

Le mie tempie ardenti

saranno qui intrise

dalla folta cortina

di pioggia monsonica

che lava la mia pelle

di vagabondo

ed i miei pensieri.

 

 

 

 

Il silenzio dei vulcani

assorbe

le mie più profonde emozioni

 

 

 

 

 

 
 
Bagno turco...quali bevono i prodi del piacere                                                 
 
 

ALBA 

Buio era, profondo,

nella gelida conca d’eterno

ove si compiono

i  già vuoti destini dei vivi.

Nera era,  quell’onda

che risucchiava

nell’avido riflusso

lo spirito mio,

quando non c’era più

 nemmeno la speranza

d’un debole appiglio

a fingere la divina pietà.

 

Quando nemmeno i tuoi occhi

scrutavano più la risacca

e stanchi  appoggiavano ormai

opachi riflessi di vetro

da due soldi

verso il pallore velato

di un’alba già piena di nulla.

Bagno turco...quali bevono i prodi del piacere                                                        

 
Già tu non c’eri,

 quella sera.

Ma sai anche tu

quanti ancestrali terrori

ci assalgono,

temendo non risorga più il sole,

quando c’è solo mancato

il sorriso di una sera.

 MARIO BRESSAN