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LAURA BERTOLINI

 
 
Nessuna Musa di cristallo.
 
 
 
 

….dedicato   A tutti coloro che mi hanno abitato il cuore

 

 

 

 

(...)Che quei matti volevano raccontarla la loro verità, e che per raccontarla erano disposti a pagare qualunque prezzo.

Il manicomio, la pazzia, la solitudine. Poi avevo pensato agli altri, a quelli che stanno fuori, gli adattati. Loro invece erano disposti a fare qualunque cosa pur di soffocarla per sempre, la loro delusione, la sfiga, il dolore.

 Citazione da: Rossana Campo "Sono pazza di te”.

 
 
 
PREFAZIONE di Silvia Denti
 
 

“Siamo liberi e siamo folli”…è un passaggio di una lirica di Laura Bertolini, un’Autrice che io stimo molto per le sue potenzialità espressive, per quelle note diaristiche e autobiografiche che si intravvedono in ogni immagine così ben descritta  da una penna che ha un procedimento semiotico e stilistico del tutto nuovo.

Laura si sente “manomessa”, stride di vento fragile dell’anima, ma forte nel carattere, nelle forme, nelle stesure ardite e già impeccabili alla sua giovane età.  Certamente è lei stessa l’io narrante in ogni motivazione degli scritti; certamente ci mette molto amore e con la chiave del dentro accede a tutti i canali più segreti della psiche.

Molto suggestivi gli accenti, le sfumature, quei versi-frase, quasi una sinfonia ben organizzata, che nasce di getto, ma si pone in perfetto spazio laddove manca qualche tassello.

Evidenti le influenze nitzscheiane e di Baudelaire, in cui Ella riveste i panni della seguace umile, attenta e desiderosa di varcare quei concetti ribelli e contorti che contraddistinguono una poetica valida e concettualmente invitante. A volte è sfrontata e lo fa con ragione, senza mai scadere nella semantica volgare, ma agisce sulla forza della parole che ama unire in duplici significati . Così scuote, evoca, chiama a sé quei traguardi che desidera intensamente raggiungere con un’animosità ferma, impenetrabile, quasi, ma al tempo stesso dolcissima, più che umana, vigile.

In Laura trovo un’ovale anche spirituale,mimato da parole incastonate in proporzioni esistenziali che approdano a un credo meraviglioso e pulito, mai superficiale, pieno di materia e di senso.

La seduzione poi è una ricchezza innata nelle liriche della Nostra;

ha un linguaggio capace, pieno, sa toccare ogni tipo di vetta senza paure né falsi moralismi.

Così affascina con titoli come “psicoamore”, “amadonìa”, dove il sé è sempre  presente all’insegna di un’elegante misura, riconducendo poi ai lunghi voli di farfalla in cui la libertà incombe e si fa fiera.

L’Autrice pone l’accento sulla condizione umana dei legami coatti, sul suo volere a tutti i costi giustizia per quei sentimenti feriti che toccano il ventre di ogni donna in quanto femmina.

Sviluppa in tal modo tematiche importanti, si fa messaggera della sofferenza e libra, plana leggera e artisticamente folle sugli occhi di chi legge catturandone tutto l’essere.

Davvero coinvolgente questa raccolta poetica di Laura Bertolini,  poetessa,  ma soprattutto donna, con tutte le rabbie e le passioni di una personalità inquieta e assai produttiva, sensibile e profonda.

“L’amore ci proteggerà…ognuno vada dove deve andare…”: fantastico richiamo all’individualismo e all’egoismo del sentimento, al coraggio di dirselo che….”siamo soli, lo siamo anche quando ci amiamo in corpi allacciati, uniti in amplessi che per attimi, solo attimi, ci rendono una sola cosa”. Colgo questo concetto in una generosità bellissima sfociante dall’animo più nascosto di un’Autrice che sono stata felicissima di presentare e che merita assolutamente di essere letta.

 
 
 

In ricordo di noi”

 

Come bambini balliamo e poi

cadiamo, come bambini.

Come ubriachi piangiamo

il silenzio, il vuoto e gli amici

che se ne vanno, che mai ci sono stati.

 
 
 

L’urlo”

 

Il “tutto il resto più grave”

mi rende da sempre invisibile,

ma traggo da ciò giovamento

nel poter indisturbata coltivare

il giardino di cose inusuali.

Per curarmi degli sterminati

e unirmi al tutto intangibile.

Visibile io sono qualora

rammentano una strana,

una folle, una diversa.

L’ “Io” non è importante

dove i bambini non visti

credono di non esistere.

 
 
 

“Rosa e Tulipano”

 

 Il mio pensiero sfiora

appena una tua idea

come una lieve brezza

nel segreto giardino.

Ti ruberei alla terra in un minuto

per l’eterna estasi del tuo profumo,

per nutrirmi del prezioso miele che non dai,

per un brivido e una carezza,

che mi lascino al vento

spettinata e manomessa

e non come adesso:

fradicia della pioggia

della tua distante freddezza

a denti stretti sotto il tuono

della mia impazienza.

 
 
 

Crisalide”

 

Vattene via, lasciami stare.

Non mi guardare!

Pietà, corri lontano,

lascia ch’io gridi

lasciami a tremare,

fammi sfinire, crollare,

dormire…

 
 
 

Robe”

 

Tu che vinci di dolcezza, perché mi lasci come sono?

Aggrappata alle tue spalle, mentre torno da una battaglia?

Io non ho un perché e ti smuovo il terremoto.

Se sei pronto al volo lasciali a crederci diversi,

siamo liberi e siamo folli.

Raggiungeremo l’orizzonte

troveremo ad aspettarci l’alba nuova.

 
 
 

Rientro forzato”

 

Ho smarrito la mia età

ho ceduto le conquiste

mi sospinge il moto inverso

un altro giorno in superficie

nessuna bella immagine di me

nessuna musa di cristallo

solo lotte perdenti in questa

sterilizzante dimora.

 
 
 

LàMento”

 

Notte. Aspetto il Re,

non vedo dove vado

la boscaglia mi accompagna.

Sobbalzo, mi volto ma non guardo

Lui c’è, lo scettro mi scivola nella schiena

mi inarco, sospiro, gemo, si chiude il varco

il bosco ci ingloba, la notte ci sfoga.

 
 
 

A denti stretti”

 

Lasciami andare i vestiti,

aria, musica e silenzio

le labbra nostre diranno chi siamo

ferma le mani o devastami per sempre

immensità, sonorità e voce

correggimi le note scritte male,

cancellami di grida amaro assenzio,

verità inesistente stordiscimi

sbattimi, redimimi ch’io vivo

in gabbia ieri, oggi e anche domani.

 
 
 

“Luce in Aprile”

 

Un angelo si posa sulle mie preghiere

Mi sveglia dal sonno, mi rende la vita

Comprimo la luce in un pugno

Respiro l’immenso profumo che c’è,

lancio a mano aperta,

verso il punto più in alto,

il buio sparisce, rivedo i colori!!

Sono salva ed è l’unica cosa che so.

Non ci saranno più lacrime

ora che ho ripreso le ali

posso volare verso liberi cieli,

dentro la primavera.

Vado dove devo andare,

questo è il volo più grande del sole

da sorridere a pieni polmoni,

da stomaco che ha fame.

E tu sarai libero per sempre

ora che hai reso la mia libertà

ed ora che niente più ci tiene

posso augurarti buon viaggio.

Vai dove devi andare,

se pioverà sarà solo un temporale

Siamo nati oggi, nati come i nostri figli,

 nati come i fiori.

Mondo mio arrivo!

Ho di nuovo i capelli lunghi,

ma l’espressione matura.

E tu, amore che fu, torna dove devi andare: nel ricordo.

Serviranno zaini grandi per riempire il vuoto

ma erano solo scatole invecchiate da buttare

L’amore ci proteggerà,

ognuno vada dove deve andare.

 
 
 

“Nietzsche e Baudelaire”

 

Dal nuovo buio guardavi i miei passi,

mi lasciai guardare.

Contavi i sorrisi già fatti

e i sorrisi da fare.

Una maschera collaudata,

una da inventare.

 

Pericolo di vita nel pericolo di morte

Sagoma sbiadita dentro un uomo che è già forte

Uno che sa di fumo e non ha mai fumato

E sa di amore e sesso e non ha mai amato

Un giocoliere di parole e di parola

che fa di se la sua dimora e la sua tagliola.

 

Sul filo a camminare

sospiri ,respirare

sognare, amare, dare

e non mi so cambiare

e non mi so lasciare

e non ti so guardare.

 

Tu in me ,io in te, senza occhi per vedere

ti renderò la mia arte che è quella dell’amore

imprimi forza alle mie gambe che non so camminare.

 

Asteroide, scia delle galassie, bianco lunare

il cielo ha una luce diversa senza mani per toccare

Nietzsche incontra Baudelaire, ed è amicizia stellare.

 
 
 

“MENDICANTE”

 

La Luna a suo posto,

non voglio che scenda per me.

Una carezza

a mendicare baci.

 

Fate silenzio,

c’è qualcuno che soffre quaggiù’...

 

Ho visto le caviglie della gente  prima ancora

dei loro volti.

 
 
 

Senza resto”

 

Nei limiti tuoi ho scoperto

la donna che mi vive dentro.

Mentre fuori il vento cambia tutto

sono io che porto i segni.

La tua sabbia sul mio sangue,

rotolata nella scia polverosa.

Sapevo che la distanza è illudersi

ma dipendente come una tossica

sofferente di uno sbaglio,

mordevo le ginocchia impazzendo.

La paura del mondo senza te

sotto la forza del mondo che è dentro me.