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Salvatore Armando Santoro

 
Realtà
 
 
 
 
La rivedo a tratti
la mia quercia lontana e mi disperdo
tra i suoi rami
sicura oasi di tranquillità, di pace.
E risento
frullare d'ali, mormorio di fonte,
e monotono gracidar di raganelle,
e mi confondo col frusciar del vento
tra le siepi di more e biancospino,
con gli ibridi silenzi
della pianura circostante
avvolta nella calura dell'estate.
              I miei sogni interrotti,
              ritrovati
              nell'assordante trillar delle cicale,
              negli odori dei fieni,
              nell'intenso profumo della zagara
              che si sperde nell'aria tra gli ulivi,
              nel candido color dei gelsomini,
              nell'ondeggiare d'ali di farfalle.
I miei sogni adorati,
cullati dentro il cuore
e mai sepolti,
conservati al riparo dell'usura,
sicuro approdo alle mie incertezze
quando nel petto s'agitano passioni,
desiderio di fuga,
repressioni.
              Solo un momento,
              un momento solo
              di piena libertà senza paletti,
              svanisco con la mente che divora
              immagini e momenti ormai passati.
Poi il sofferto ritorno
ad una realtà che m'imprigiona,
ad un presente che non mi appartiene.