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Rossella Gallucci |
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Poesie |
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Pubblichiamo la prefazione di "E se fosse il cielo a raccontarci il giorno" PREFAZIONE di Rita Minniti Quando Rossella Gallucci mi ha proposto di stilare la prefazione per la sua prima silloge di poesie ne sono stata felice, pur sapendo dell’arduo compito a cui andavo incontro. Non è cosa facile avvicinarsi a una raccolta di poesie e riuscire, in maniera appropriata, a darle il giusto valore che merita. “E se fosse il cielo a raccontarci il giorno”, è titolo della sua silloge che con immenso piacere presento. Un testo che da subito ha suscitato in me un fascino particolare. Titolo che prende il nome da una poesia all’interno della raccolta e che diventa il punto cardine e definito del suo profondo mondo introspettivo. Un titolo importante, direi, che fa pensare all’infinito come a un contenitore di sentimenti ed emozioni dal quale l’autrice, attinge la sete di ascoltarsi ed ascoltare, chiedendo al cielo i perché stessi della vita, quando logorati dal trascorrere dei giorni, gli stessi diventano sconfortanti e privi di interesse. Quasi una sorta di comunicazione spirituale tra l’io e il cosmo, tra i pensieri di una mente che si lasciano trasportare da invisibili ali per delineare la propria intimità e far parlare l’inconscio e quel silenzio che grida alla luna il suo dolore, mentre si spegne nel suo universo per non morire. Così, come scrive l’autrice nell’omonima poesia, quando ci confessa che, se riuscisse nel chiuso del silenzio a ritrovare la chiave per aprire un varco verso la luce, liberandosi da quel male interiore che la ferisce e nel tentativo di risvegliare menti e animi oramai sopiti, senza per altro chiudersi a un tempo che già di per sé, è vento che s’allontana, forse “tutte le lacrime/ ingoiate al pianto/ “semplicemente osservassero/rigagnoli di poesia/scendere/ lambendo stralci di cuore”… “sarebbe”… “ il cielo a raccontarci il giorno”. Ed è in quel “forse” che si avverte la speranza di risalire dal vuoto, che si riflette il bisogno di liberarsi dal buio. è l’autrice a raccontarci di sé quando scrive di “ieri” finiti nella nebbia, in quella dolcissima e malinconica poesia dal titolo “Dissolvenza”, dove quasi con rassegnazione parla d’un passato lontano, richiamando alla mente chi si è voluto bene, ma che il tempo inesorabile ha lentamente allontanato. Distanze che separano, non senza un certo dolore, dove con passi indecisi si sbiadiscono le sembianze “nel loro lento incedere/senza mai voltarci”. mancanza che la porterà per mano sul percorso dei suoi anni senza mai abbandonarla e quel flash “-come in un film- muove l’erba di un passo indeciso” suo, che non vuole accettarne la conseguenza, mentre “lontani si voltano/cuori in dissolvenza”. Quindi, come sequenze delle scene di un film, si snodano sottili le riflessioni dell'anima, dal colore altamente suggestivo e struggente, riuscendo con accorato coinvolgimento espressivo, a trasmettere al lettore immagini estremamente efficaci. Emergono, altresì, dalle sue poesie, sentimenti veri e forti che vanno dalla riflessione alla sofferenza, dalla gioia ad una sorta di rassegnazione per non sentirsi sopraffatta dal passato. Tema, oltretutto, ricorrente in questa raccolta, dove la propria fragilità prende il sopravvento, essendo profondamente legata a ricordi di nostalgici rimpianti. Ed è nel sogno che l’autrice si rifugia e non fugge, perché è nei sogni che riesce a sentirsi libera di esprimersi e di dare un senso alla vita, alla speranza di un domani meno prepotente, meno ossessivo. Un domani avvolto da un senso di paura invisibile e impalpabile, portandola a pensare ad un futuro che continuerà, in qualche modo, a tarparle le ali, mentre non vuole altro che sentirsi aria, vita che rinasce. Basti ricordare le sensazioni che si presentano ai nostri occhi quando, leggendo “Sognistropicciati” si avverte, quasi a toccarla con mano, la viva descrizione respiro man mano, farsi pesante, davanti a pensieri che vanno sciogliendosi nel pianto in una naturalezza che commuove, visto come un senso di liberazione e al quale seguono positive intenzioni, allorché lo stesso suo pensiero, nell’annaspare dei silenzi e risalendo dalla china, scorge uno spiraglio di luce, respirandone l’infinito. E ancora “ In sogni”,quando l’autrice scrive che: “A volte i sogni hanno freddo… a volte i sogni ci scaldano… S’insinuano lenti nel buio… che al risvegliarsi dell’alba non sono che “ miraggi di luce”. O in “Frantumati sogni”, dove ricorrente è il sapore del gelo che s’avverte, quanto lo stesso sprigionarsi del calore, in quanto non sempre i sogni riescono a rispecchiare un pensiero che, immancabilmente avvolto da confusione, non sa trovare facilmente la strada, ora nel buio, quanto nella luce. Sogni che vanno a sbriciolarsi sotto il “peso degli anni”,perché sarà proprio il tempo a sbiadirli, continuando a scavare nella memoria e dove giacciono “sotto un macigno” “ toglie il respiro”. Così l’anima si interroga affinché possa trovare la risposta ai tanti perché e ai chissà “se varrà la pena/ritrovarli, spezzati”e “come un puzzle/ricomporli/immortalando amore”. Sogni, di cui l’autrice si circonda in ogni momento, esprimendo la sua riflessione in “Deriva,considerandoli come “ormeggi di finte illusioni” che “ sollevano sabbia/lasciando barche alla deriva”. Ma dove l’emozione e la forte personalità dell’autrice esplodono, in maniera semplice, quanto espressiva, è in “Oggi non aprirò”, versi che trasmettono amarezza intinti da un’arrendevole confusione che si muove lentamente, forse impropriamente, ferendosi l’anima quando ci confessa: “Oggi non aprirò le persiane/. Non aspettatemi.”Un urlo il suo, strozzato nella voce che non sa difendersi da ciò che la circonda, al quale non sa rispondere se non con quel suo “Non sveglierò il sole/con residui di luna”.Non sveglierò il sole, un’immagine incredibilmente vista con gli occhi del cuore, che dà respiro ad una strada buia e cieca, nella quale si lascia andare al sonno sprofondando in quell’oblio che le farà ritrovare, nei meandri infiniti dell’anima, memorie di “antiche passioni/dolci effluvi”. E “In Cocci”dove la propria vita sembra addirittura frantumarsi sotto i colpi del tempo, così come ci confessa con quel “Piansi di un dolore/che aveva raso al suolo/il mio edificio/. Il crollo produsse polvere/e la polvere fumo/e il fumo/si arrampicò sui tetti”. questa espressione sembra quasi di sentirlo a pelle questo odore pesante, irrespirabile, mentre si tenta disperatamente la salita per “riempire spazi vuoti”. poi finire col ricadere nel vuoto e convincersi che l’io “ era lì/raso al suolo”e che, di questa essenza, non restavano niente altro che cocci. “Non saremo che albe”, si legge ancora, nella splendida “Albe caduche”, quel tramonto “vestito a lutto”, la fine della vita terrena è lì ad aspettare di chiudersi alle spalle la porta. E nello scrivere “Del nostro odore/fummo consapevoli alla nascita/ma mai nessuno/ebbe coscienza/della sua caducità”, l’autrice ci regala un’altra espressione carica di pathos, che va ad accarezzare una malinconia incontenibile, se si pensa alla verità assoluta che contengono questi versi. La vita nel suo percorso senza mai fermarsi a pensare alla caducità di essa, a quanto la fine possa essere vicina, nonostante gli anni e anni che la abitano. Mi permetto di dire che, queste ultime poesie citate, rappresentano a dir poco, la vera interiorità di un’anima fortemente sensibile, dalla quale emerge il senso profondo del suo pensiero più intimo in un’evocazione struggente e toccante. Mi sembra addirittura di leggere le magnifiche note che hanno contraddistinto le poesie della Emily Dickinson a mio parere molto vicine al suo mondo interiore. Espressioni che, l’attento lettore, di certo coglierà nella sua più totale spontaneità e similarità. Dunque un’autrice che si lascia coinvolgere da tutto ciò che è presente e vivo nel suo “io”scavando nella memoria, dove ad accompagnarla in questo viaggio sono il vento e l’acqua: elementi a lei molto vicini per similitudine. Il vento inteso come libertà di pensiero, un librarsi nell’aria su ali di sogni e con i sogni perdersi per ritrovare il coraggio di sopportare l’esistenza, e l’acqua intesa come dolce naufragare dei sensi o come fonte per dissetare l’anima e sentirsi forte davanti alle maree di una vita tutta ancora da vivere. E’ con semplicità che ci propone le sue liriche, non eccedendo neppure in un chiuso ermetismo, ma piuttosto con sagaci metafore, riesce ad indagare in quella che è, a volte, una strada difficile da percorrere, traducendo i suoi pensieri con linearità di stile. Rossella è dunque, anima e corpo, mente e cuore, di una vita che vive intensamente e ce lo confessa“In quelle gocce di poesia” “bagnano fogli vuoti/raccogliendo sospiri di luna”, “c’è uno spiraglio di luce/che collega il suo sentire/all’universo” dove “non abbassa lo sguardo/ al cospetto dell’universo”. come nell’ultimo verso di questa sua splendida poesia, quando con ferma convinzione scrive: “Semplicemente sono”. E potrei stare qui a citare tanti altri suoi brani, ma non voglio togliere il gusto di scoprirne la bellezza, quanto la profondità, a tutti coloro che si accosteranno a leggere questa silloge. E se è vero che la poesia è dipinta con immagini che ci accompagnano attraverso le praterie del cuore e tra gli oscuri meandri dell'anima, quanto tra vie armoniose, cantando nostalgiche note e, al contempo, aprendosi alla conturbante bellezza che abita la vita. Se la poesia costruisce castelli di sogni, amalgamandoli ad una realtà, spesso non facile da sopportare e dalla quale non si può fuggire. Se profumi e colori si mescolano alla struggente melodia di un cuore che, trova nei versi, la capacità di ascoltarsi e trasmettere emozioni, allora Rossella Gallucci ha saputo egregiamente comunicare tutta la sensibilità che ha nell’anima, attraverso questa sua raccolta. Ed è con eleganza e raffinatezza che riesce a svelare, in tutta la sua interezza, il vero intento del pensiero sul quale radicare quanto di più intimistico e intenso vive nella profondità del suo cuore. Un testo, dunque, dalle immagini pregevoli, come chiarificazione e aspetti vivi dei suoi più puri pensieri, in cui viene evitata la divagazione e dove si avverte una realtà fenomenica ricca di spunti e verità assolute, su uno sfondo autobiografico, fino a sfociare con ferma determinazione e toccanti immagini in poesia.
Rita Minniti |
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