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Reno Bromuro |
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Edilio Biondi |
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| verrà il giorno… | |
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Il Poeta di oggi è nato e vive in una cittadina posta sopra un promontorio, che conserva numerose testimonianze artistiche del suo passato, tra cui il centro storico, con il Torrione, il Palazzo comunale e il Rivellino, un’imponente costruzione militare che sembra risalga al 1447, il Porticciolo mediceo e Piazza Bovio, un meraviglioso balcone sul mar Tirreno, proprio di fronte all'Isola d'Elba. In questo luogo meraviglioso, quasi a toccare il cielo di fronte all’isola più bella dell’arcipelago toscano, la Poesia, un giorno che non sappiamo, visita Edilio Biondi ed egli ne rimane schiavo. Perché innamorato, pazzamente della “Bella Signora”. E a Piombino, lo scorso anno il suo amore è premiato: questo libro vince il Premio più importante della cittadina: il «FALESIA 2005» DI POESIA. Inizialmente Edilio Biondi, brancola nel buio: è troppo innamorato della Poesia come fosse nato nel momento che lei è andato a trovarlo, richiamandolo alla stirpe poetica, la dimora che ha tutto di divino. Si sente incatenato alla sua opera e sente solo sé stesso nella rimbombante officina dove lavorano, senza riposo, molti cervelli alle dipendenze della Poesia, pur di lasciare il segno del suo passaggio perché “Nostra Signora Poesia” feconda i suoi amanti affinché le siano sempre più fedeli, e Lei possa continuare a partorire proseliti. |
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«Come alieno mi impossesserò di questo strano mondo. Spazzerò come turbinoso vento, la sabbia dai deserti. Innalzerò chiome verdi, pronte al canto degli uccelli, dove prolifici annideranno. E verrà il giorno che amerò. Alzerò l'ondosa cresta a sommergere scogliere inique dove l’egoismo ha fatto la sua sede. Travolgerò le lotte religiose, matrici d'anatemi contro l'umanità. Di piogge e uragani inonderò la brulla terra, mondandola dell'avvelenata crosta. E verrà il giorno che amerò»... |
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La poesia percorre nella notte i sentieri ancora segnati da versi infuocati sulla nuda roccia e ricrea l'origine. Il Poeta (non ditemi che mi ripeto) è il rivelatore del Sacro. Essere poeti significa ispirarsi alla traccia degli uomini in letargo. Ecco perché nella notte del mondo il Poeta canta il sacro. Questo è ciò che Hegel definisce «Assoluto», e Hòlderlin il «Sacro», “l'avvelenata crosta” è la natura che apparendo alla coscienza si svela nell’imme-diatezza della parola e non nella sintesi dei concetti. «L'unità dell'uomo con il divino», afferma Giorgio Vigolo «del finito con l'infinito trova attuazione in questo assoluto vivente della poesia; si pone come una poetica, quale itinerario della coscienza di sé che viene a contatto con la rivelazione della parola; poiché nella Parola l'Essere procede alla rivelazione ed esprime se stesso immediatamente, non mediatamente come nella rappresentazione figurativa, nella statua o nel simbolo: ma nell'elemento-anima del suono, del linguaggio, si ha il contatto ancora dinamico dell'Infinito con il Finito, la presenza viva dell'ideale nel sensibile e il divino si manifesta a sé e nell'uomo, in altre parole facendosi uomo nella Parola. Solo nell'apice di questa vera e propria sinderesi poetica si ha la presenza sensibile dell'Assoluto; l'identità del tutto con il singolo, dell'Oggetto con il Soggetto, si ha l'assoluta libertà della creazione, che è, poi, necessità assoluta di leggi poste a se stessa». Secondo l’affermazione di Giorgio Vigolo, la Parola acquista un valore copulativo tra la pura soggettività “l’Io” creativo e l'immediata oggettività il “Sé” razionale e la sede dell'Essere nel suo prodursi per avere la verità dell’Arte. Forse Edilio Biondi è preso, vinto inesorabilmente, dalla parola perché l'Io creativo riposa presso di sé, e qui trova la forza di portare la Poesia all'Essere, alla sua verità che è la parola che eleva il suo manifestarsi. La parola, non è più la presa sulla realtà come immaginazione già colta come presenza, la presa consiste soltanto nel dare una forma all’esaltazione dell’Io creativo che non è più soltanto un mezzo per rappresentare ciò che pretende “Signora Poesia” e cioè il contrario, della sua creatività poetica che si rifugia nella parola e le conferisce la presenza dell’Essere, che si manifesta come assente. Il linguaggio, in questo caso, è il mezzo in cui l'essere giunge alla sua verità. |
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«Sopra la sabbia ardente, stanco mi riposo un bei mattino. Assorto me ne sto a trastullarmi, sfiorato da quel vento mattutino. (…) Un volo di gabbiano mi ridesta, un tuffo giù nel pascolo argentino, e poi di nuovo alto su nel cielo». |
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Il Poeta non parla attraverso il linguaggio, ma nel linguaggio; la parola non è altro che transito del pensiero che manifesta il pensare che è poetare perché manifesta il non «essere nascosto dell'essere». L'identità concettuale del pensiero-pensato si trova nell’estetica di Biondi e si realizza nella parola. Questa, nell’assoluta trasparenza dell’Io creativo, non genera mai l'ombra dell'altro, o del Sé razionale renitente. La parola non si arrampica nella formalità, e la metafora del pensiero attraversa il soggetto e svela l’uno e l’altra per mettere in risalto la funzione fondamentale del linguaggio metaforico, conciliante con l'interiorità e con l'esteriorità: «l’Io creativo e il Sé razionale» di far sì che la conciliazione sia comunicabile. |
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«Nella stanza che ti era cara, non filtrano più, i raggi del sole. Più non si odono le furtive tue parole. Quella stanza è diventata amara.
Accolto ha la vita tua, avara di sogni, di gioie, di delizie. Sottratto ha l'affetto, le malizie. Il delicato fiore che sbocciato v'era.
In essa non c’è più la primavera Arida, triste, vuota, senza più ardore. Senza di te che pregavi ad ogni sera.
Senza di te, ch'eri la mia chimera, la dolce musica, il suono del mio cuore. L'amato figlio che ogni padre adora». |
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Il linguaggio nella forma classica è sempre un linguaggio metaforico e finché il poeta mantiene l'unità della soggettività artistica del proprio contenuto, vive nel mondo della Poesia e, anche quando si accinge a cantare, il suo è un canto sacro. «L'artista» afferma Hegel ne “L’Estetica” «nel suo produrre è al contempo un essere naturale, la sua abilità è un talento naturale e il suo operare non è la pura attività del concepire che si contrappone del tutto alla propria materia con cui si unisce in liberi pensieri nel puro pensiero, ma in quanto non ancora liberato dal lato naturale egli è unito immediatamente con l'oggetto, crede in esso ed è ad esso identico secondo il proprio Io più intimo. In tal caso la soggettività risiede interamente nell'oggetto, l'opera d'arte parimente proveniente del tutto dalla indivisa interiorità e forza del genio, la produzione è Arte, senza esitazioni e vi è raccolta l'intensità piena; questo è il rapporto che è fondamentale affinché l'arte sia presente nella sua totalità». Il manto delle belle forme che Biondi cerca, a volte annaspando altre lottando apertamente con il proprio Sé razionale, mettendoci l’anima in modo che la materia gli scivoli dalle spalle; infatti, per quanto nel contenuto ci metta l’anima, questo risulta una materia che non è per lui e il sostanziale di esso sta nella coscienza. In questo caso è Poeta modernissimo perché segue una scuola contemporanea in cui la sostanza dell'arte non può essere che realistica. |
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| Roma 3 agosto 2006 | |
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