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Profilo di Poeta e le sue origini |
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Reno Bromuro |
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| Michael Santhers |
| Soste precarie |
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Michael Santhers è nato a Cercemaggiore (CB) e vive a Campomarino, ha pubblicato i volumi: Piccoli rumori dell'anima, Vite contromano, Amori scaduti di un essere qualunque, Pensieri che non dormono mai, Una farfalla all'ombra della luna, Quando gli alberi si rifiutano di ospitare le foglie, Le rose piangono al tramonto, Normalità incondivisibili tra maschere clonate, Un temporale acclamato con nuvole dirottate, Poesie cialtrone e parole fredde e Soste precarie. Michele Salvatore alias Michael Santhers è Poeta prolifico e virile, uno dei più sinceri della nostra generazione, anche nel mondo del web, che con altri tre della stessa forza poetica, forma il «Poker d’Assi» della poesia. Non è vero, a quanto si vocifera, che Internet faccia perdere l’odore della carta, anzi, con un po’ di fantasia questo poker di Poeti con la P maiuscola ci fanno dimenticare la virtualità; tanto è vero che il sottoscritto pur abituato alla vendita dei libri di poesia, con l’ultima raccolta sta facendo acqua, e l’editore stesso, non ne incoraggia la pubblicità. «Col capitalismo ho perso un figlio disse il vecchio podestà convertito a forze moderate mi fanno rabbia alcuni cani albanesi che votano ancora comunista» Michael affronta umanamente l’immigrazione, con una forte ironia e critica al vecchio regime e alla sorpassata contestazione partitica; guarda con la presenza costante la macchia d’olio che si allarga sempre di più. Guarda al medio inferno affidato a demoni, le cui figure sono ispirate al Vate dalla letteratura antica. Eppure il contenuto della sua poesia non è mai privo di una certa maestà; i versi appaiono in una luce di prestigio anche nel momento in cui la sconfitta di fronte alla ragione palesa la sostanziale debolezza, che si cela dietro le apparenze crudeli, Egli ironizza per nascondere il pianto dell’anima. La natura umana non è degradata, non è qualcosa d’ibrido e deforme, quanto piuttosto colta in uno stadio di primitività, anteriore al momento della riflessione, anarchica e spensierata. Gli emigranti affrontano l’Inferno della vita senza tragicità, perché anche:
«la moglie sentì tagliare l'aria dalle parole/ e si sentì come un tempo/ deposito curato di voglie senza effusioni»
Santhers manifesta la volontà sua e dell’emigrante che non paralizzano il lettore nel dolore, non ríbadiscono in loro, una condanna senza appello, la coscienza della degradazione. Significativo, a questo riguardo, è un raffronto tra il modo di reagire e il parallelismo di un indubbio sapore ironico. Le effusioni che avvenivano di notte non hanno permesso la caduta dell’amore, anche se avrebbe potuto manifestarla soltanto metaforicamente; perché la sua anima spera ancora che la loro esistenza (degli emigranti) non somigli ad un annientamento totale, né consenta alcuna distinzione tra realtà interiore e realtà esteriore: la luce è in quelle parole che lo convincono di non aver smarrito la capacità di significare, quanto il dettato poetico gli suggerisce:
« l'amore ha bisogno di armonie di poesia che deve passare dentro gli occhi perché il cuore è solo il mezzo per distribuirla»
Un’intelligenza viva,capace di soste meditative, trionfa con la sua incommensurabile saggezza. Il segnale dell’odio che potrebbe scaturire, suggella la momentanea vittoria del pensiero primitivo sulla complessità di forme razionali e tradizioni di alta civiltà che nella figura dell’autore trovano la loro trasfigurazione poetica. «L'amore ha bisogno di armonie» è la rappresentazione di tale intelligenza, che s’afferma e produce i suoi frutti nelle condizioni avvantaggiate di una poetica alata. Da un punto di vista lessicale tutta la produzione santhersiana è ricca di idiotismi e forme proverbiali. Queste particolarità di stile non hanno soltanto la funzione di caratterizzare più da vicino la storia narrata, per mezzo dei doni che ci restituisce, nelle sfumature cariche di malizia, l’ambito delle preoccupazioni che tengono ancora desta e attiva la coscienza, ma si estendono anche a quei punti nei quali parla in prima persona. Il linguaggio contribuisce alla creazione di un’atmosfera nella quale tutti ci sentiamo emigranti, e Santhers con noi, che accomuna tutti in un sentire che riscatta, sul piano dell’arte, la propria manifestazione. L’esempio della varietà tonale e di moduli compositivi che caratterizza la poesia di Michael Santhers, la varietà che esprime la ricchezza di interessi del Poeta, la sua capacità di animare di vita reale in fantastica trasfigurazione artistica, anche con fatti aridi ed apparentemente insignificanti del reale stesso. C’è la seduzione di un’arte che percorre il tema con vigore senza mai mostrare l’ispirazione vinta dalla razionalità. Questa descrizione culmina in uno dei momenti più dichiaratamente pedagogici: l’esortazione
«per provare a gioire/ delle paure che ha esercitato»,
che acquista serietà e vigore di risonanze dal proiettarsi in uno sfondo di implicazioni simboliche, di raccoglimento meditativo. La meditazione fa scaturire il dramma che si tramuta in tragedia perché nella disperazione, e in un momento di nostalgia struggente, il desiderio di amore, di comprensione, la stanchezza del disprezzo o dell’indifferenza degli indigeni. In questo nostro tempo, caotico e bizzarro, il Poeta ha visto, nel rigore analitico che caratterizza la trasfigurazione, la poesia dell’amore disperato, e della tragicità della vita, caratterizza la riflessione sulla sua contraddittorietà. «Mani protese mezze croci mancanti del verticale di legno per il dritto riposo al curvo della schiena…» (Clochard) Ciò che più colpisce l'attenzione dell'uomo di cultura, nelle raccolte di poesie, specialmente nell’ultima uscita di recente: «Soste precarie», il dialogo col mondo in cui si trova a vivere è più aperto, più crudo, più penetrante, perché l’«Io creativo» non si lascia sopraffare dal «Sé razionale», lasciando all’autore il «libero arbitrio» per la decisione finale. La Poesia si fa parola, si fa messaggio, si fa colloquio. Il tema del dialogo, già caro ai pensatori mediterranei che più sentirono l'urgenza di un'ascesa verso il mondo ideale,ritorna con insistenza in queste «Soste precarie» della nostra stagione. Il verso è respiro dell'anima; ed oggi l'anima umana, nel gigantesco accrescersi delle dimensioni materiali e tecniche, ha bisogno più che mai di respiro vigoroso ed ampio che tutto abbracci ed animi. Giungere a dialogare in versi col mondo significa riscoprire la realtà nel suo significato essenziale, nella sua struttura dinamica, nella sua destinazione finale. A Michael Santhers, il mondo cessa di apparire come uno scenario in cui un solitario attore ripete un suo lungo monologo. Con i processi anabolici e catabolici la realtà del mondo fisico supera quella specie di predialogo, che è la trasformazione della materia, per assurgere al miracolo dell’essere vivente. La Poesia di Santhers, nel dare il ritmo dialogico compie portando avanti e più in alto la trasfigurazione della realtà in alta Poesia; non solo più avanti nel tempo, ma più in alto nella scala dei valori. Dal verso dialogato con se stesso costituisce l'immenso universo evolutivo della Poesia passando al dialogo psicologico che, mentre coinvolge la sfera più intima del lettore, contemporaneamente la travalica inducendo un fatto di novità sorprendente. HANNO DETTO DI LUI«Le sue ansie, la sua sofferenza, il suo occhio critico verso le ingiustizie delle società costruite sui privilegi di pochi, ai danni dei molti, ma anche il suo larvato ottimismo, sono espressi, in versi delicati. L'impalcatura strutturale dei quali sembra voler tenere prigionieri i sentimenti dell'autore. In una prigione non repressiva, ma necessaria per assecondare il pudore del suo spirito inquieto». (Rivista «La Voce» anno IV n° 8) «La poesia di Michele Salvatore (Alias Michael Santhers) è difficile, aspra, non arriva immediatamente al cuore, ma necessita di impatto mediato. La leggi, la rileggi e scopri un mondo di dolore, di sogni non sognati, di frustante realtà, di amori tristi od infelici e capisci che il motivo ispiratore di tutti i suoi versi è la solitudine, o meglio, l'incapacità di comunicare con tutti quelli che non hanno la sua sanguinante sensibilità». (Anna Ardiio) «Una nuova raccolta di un poeta che si fa forte di un suo linguaggio e di un suo messaggio di vita e d'amore. Michael Santhers persegue un miraggio particolare che è quello di donarsi attraverso la parola e comunicare agli altri la bellezza dei suoi sentimenti. E' la sua poesia semplice che scardina le apparenze, che si fa interiore, che si cala nel mondo - il proprio - ed i pensieri diventano sanguigni e visibili. Dolorosi e con gioia serpeggiano nella speranza e nell'amicizia. Così i frammenti, i flash, i ricordi e le atmosfere si trasfigurano in una poetica vibrante ed essenziale. E tutto guida la penna dove c'è slancio e puntuali le motivazioni ci danno espressioni fresche di una poesia non cialtrona, ma lontana da respiri di paroloni o acrobazie retoriche». (Poesie cialtrone) Roma 9 luglio 2006 |
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