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Reno Bromuro |
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| Paolo Santato |
| uno squarcio nella nebbia |
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Un altro libro di trentadue pagine con in prima di copertina il volto ridente di una ragazzina con gli occhi di cielo, edito da «Nuovi Poeti», primeggia sugli altri libri che affollano la scrivania; io lo metto da parte e il giorno dopo me lo ritrovo di nuovo in cima, come se qualcuno durante la notte lo tirasse da sotto agli altri e lo rimettesse sopra perché lo vedessi prima d’iniziare a lavorare. Non so quasi niente di Paolo Santato, se non che il libro è stato inviato al concorso da Gloria Venturini (la dolce Cassandra) e che è un poeta che ha: |
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«Ascoltato favole da un sussurro di vento, volante, leggero, fra fiori viola» |
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E il vento si sente ce lo portano alle orecchie il ripetersi delle erre: «sussurro» «leggero» «fra fiori». Sono ventotto liriche che si fanno strada “a gomitate” nelle fitta nebbia che avvolge la storia: Sì perché di una storia in versi si tratta. Una storia ultrapremiata, almeno questo è quanto sono riuscito a sapere dal motore di ricerca “Google” oltre che Paolo Santato vive a Lendinara un piccolo paese, nella provincia di Rovigo è Tecnico antincendio ed ha quartantatré anni. Ha vinto molti premi letterari importanti ed è stato finalista in altrettanti. La raccolta di cui palerò è stata premiata, forse, perché racconta la felicità dell'uomo nella particolarità del suo ruolo sostenuto in un sistema produttivo, foss’anche ipotizzato come perfetto, senza porre come condizione imprescindibile d'ogni perfezione il ripensamento delle attività economiche in una visione complessiva dell'umano. Solo in questo senso è dato intendere il ruolo che il Santato attribuisce alla nebbia che lascia intravedere un raggio di luce, meglio sarebbe come ricerca, come atteggiamento di ogni vero uomo: |
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«Sei entrata nella mia vita come un raggio di sole, come una brezza di primavera, hai spazzato via le nubi che offuscavano la mia anima di uomo ferito». |
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Perché è proprio l’uomo ferito che con parole comuni che puoi trovare sulla bocca di ogni essere che si sente veramente tale, perché è proprio lui che riesce ad andare al di là degli interessi particolari e di una visione ristretta, settoriale, del mondo; che superando il buio della nebbia limitata ad una prospettiva operativa, si riconosce uomo ed essere morale. «Uno squarcio nella nebbia» raccoglie poesie in cui odori, colori, sapori, e molto paesaggio: semplice scenario all'azione, che la Poesia crea intorno a sé ma la volontà del Poeta non la fa passare in secondo piano. |
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«I figli sono fiori della vita, le danno un buon profumo, sono i colori del mondo, rallegrano l’opaca amarezza sono i sapori della natura, danno gusto alle persone». |
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L’oscurità fa riflettere sui problemi della vita e, come un lampo affiora nella mente del Poeta il potere dei bambini; questo pensiero potrebbe richiamare il ricordo di Carducci, si accende anche una visione leopardiana, per cui, a grande distanza, si accavallano i nomi di Poerio, di Aleardi, di Tommaso Gnoli, Giuseppe Aurelio Costanze ecc., come se volesse ricordare, oppure omaggiare i crepuscolari. Fino alla metà dell’opera, ho notato quadretti familiari di estrema bellezza; di amore smisurato per la famiglia, di ansie frequenti a volte dolorose, altre di speranza, una speranza ch’è difficile trovare in qualche Poeta contemporaneo, a qualsiasi scuola appartenga, perché la nebbia che offusca il planetario letterario è opprimente. Nei giovani specialmente; perché vedono la strada per la libreria ostruita da “pseudo editori” poiché quelli affermati non prendono in esame il tuo manoscritto, ammenocché non abbia un amico fraterno del direttore editoriale della casa editrice; ma gli altri che si manifestano editori, dopo che hanno esaminato (ma lo avranno esaminato davvero?) il manoscritto ti chiedono una partecipazione alle spese di otto milioni di euro, pagabili anche a rate, ma il libro sarà stampato solo quando avrai finito di pagare: anche questo traspare dal componimento uscendo dal buio della nebbia: |
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«Grido senza suono, muta la voce, si dissolve il silenzio, profondo, fa paura.
Sento solamente Il canto di una luce, vibrazioni di melodie». |
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Alle vibrazioni di melodie,che metaforicamente sono speranza di luce viva, Santato la luce la vive come fumo chiuso nel cavo del seno, ove la grazia impietosita dalle sue parole lo ripaga della sua sonnolente arsura di amore e in quest'arsura immensa i versi si accavallano come grani di un rosario, a sciame senza pietà, come un turbine che fa sparire il putrido carcame della letteratura italiana. La preposizione disgiunta dall'articolo, «dissolve» e il sostantivato «silenzio» di evidente intonazione dannunziana, trova il suo posto ideale nella raccolta. Dunque non meraviglierà cogliere qua e là echi sparsi, ma non soltanto di tono, dalle Elegie romane di D'Annunzio alle Elegie renane di Pirandello, modellati ma rimessi in circolazione tra un banco di nebbia fitta e l’altro banco più fitto. Ma il Poeta è cosciente di quanto ha scritto e sa che lo ha fatto per provocare un risveglio, attraverso l’amore per la famiglia, affinché i giovani si sveglino e si uniscano in cooperativa per combattere lo sfruttamento, lo chiamerei ladrocinio, dei pseudo editori che spuntano come i funghi. È un'operazione utopistica quanto si voglia, ma non priva di un suo significato pratico e culturale. La concezione della «sopravvivenza del mondo è legata all'accettazione di un principio umanitario che sia per definizione economico. Il mondo culturale è senza frontiere e deve rimanere il mondo di un più alto interesse, qual è quello della sopravvivenza, è ancora più ampio; esso costituisce la proiezione «logica», temporale di un modello di vita che la disuguaglianza settoriale carica di potenziale elettrico, esplosivo». Gli editori pseudo appartengono a quei solitari che, seppure perseguissero l'eguaglianza, ristabilirebbero sempre delle differenze fra sé e gli altri, intesi come dei beneficiari, se non addirittura degli inguaribili egoisti o subnormali da educare, disciplinare, inquadrare in vista dei nobili fini dei quali è fonte la loro stessa azione. L'eccessivo sfruttamento delle capacità produttive del creativo provoca l'atrofìa delle risorse artistiche; in questo modo si vedrà la fine dell’Arte, la regressiva nascita di artisti in ogni regione del Paese e nelle librerie si vedranno soltanto opere scritte da autori stranieri e la terribile erosione della cultura italica. Questo fenomeno influirà non solo sui rapporti culturali ma includerà nell’erosione anche nei rapporti politici ed economici esistenti fra paesi a diverso grado di sviluppo culturale. Vedremo che i paesi non competeranno più fra di loro per assicurarsi le risorse culturali italiane e in tali circostanze, quanti saremo a poterlo testimoniare? Tuttavia, le imprese culturali, che sono più direttamente minacciate dall'avanzare pauroso dei pseudo editori con la brama di impinguare solo le proprie tasche, ignorando l’Artista. Eppure dovrebbero pensare di essere all'avanguardia di una campagna propagandistica mirante a convincere i giovani ad esprimere liberamente le proprie idee perché la via delle librerie è aperta per tutti coloro che hanno talento e loro penseranno soltanto di valorizzarlo nel giusto merito. |
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«I tuoi primi passi incerti verso l’alba, tutto un chiarore di luci promettenti un giorno, una vita splendente, Inizia la verde giovinezza, la poesia dei tuoi primi sogni, le speranze accese, è una danza di colori a primavera». |
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La risposta al mio concetto di libertà artistica scaturita dalla forza geniale dei giovani bistrattati anche dal mercato librario come effetto di una specializzazione è alla base del contenuto della lirica «Le stagioni della vita», a pagina 14, è legato al modello di sviluppo che potrebbe nascere se i giovani si unissero in cooperativa; da questo si rafforzerebbero le risorse energetiche, e si potrebbe sorridere al Sole che finalmente avrà aperto «Uno squarcio nella nebbia». |
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| Roma 25 luglio 2006 |
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