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Profilo di Poeta e le sue origini |
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Reno Bromuro |
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Margherita Rimi |
| CONNUBIO TRA DISSACRAZIONE POETICA |
| E SCIENZA ANALITICA |
| «per non inventarmi» |
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BIOBIBLIOGRAFIA
Ha pubblicato: ”Traccia d'interiorità” Cultura Duemila, Ragusa 1990; “Per non inventarmi” Kepos, Castelvetrano 2002. E’ presente in molte antologie, tra cui: “Petali di sole”, Mazzotta, Castelvetrano 1999; “Il Volto dell'altro” Kepos, Castelvetrano 2001; “Rimata”, Battei, Parma 2002; “Tanto gentile e tanto onesta pare”,Book Editore 2004;“Dossier poesia”, Book Editore 2004, “Dove va la poesia”, opinioni a confronto, Carello Editore 2001; “Antologia Multimediale” in CD “La biblioteca dell'inedito”, Edizioni Il Filo 2004. Ha vinto i Premi: Gamondipoesia, Castellazzo Bormida, 2004; Lorenzo Montano Verona 2003; Carver, Roma 2004; Contini Bonaccossi, Casalguidi, 2004; David Maria Turoldo 2003; Histonium Vasto 2003; Cesare Pavese sezione AMSI, Santo Stefano Belbo 2003; Lune di primavera Perugia 2004; Cinque Terre Ettore Cozzani 2003, 2004; Rocco Certo PRO-UNICEF Tonnarella (ME) 2004; Città di Torino, 2002. E’ presente nel volume Secondo Novecento della Storia della letteratura, Guido Miano Editore, Milano 2004. Alcuni testi ed interventi critici sulla sua scrittura sono apparsi su riviste letterarie e su siti web. Si sono interessati alla sua poesia Gianmario Lucini, Lucio Zinna, Giacomo Bonaggiuso, Giovanni Nuscis, Nuccio Mula, Marilena Renda, Marco Scalabrino e il sottoscritto. Il suo nome si trova in molti siti web ed in tutti leggi la sua poesia accomunata alla Dickinson. Quando ho ricevuto «Per non inventarmi» (un libretto che raccoglie settantadue poesie ed è maneggevole, si può portare in tasca comodamente, edito dalla Edizioni Kepos nel 2002), mi sono permesso di leggere poesie fresche e riposanti, comodamente seduto all’ombra di un albero gustando appieno la ricchezza delle immagini, che le parole ricercate volutamente evocano, lasciandomi spesso con lo sguardo nel vuoto e il cuore gonfio di gioia. Margherita Rimi,
non è il primo né sarà l’ultimo Medico che coltiva la poesia,
nell’era contemporanea.
IL LUOGO DI NASCITA PRIZZI: ORIGINE – TRADIZIONI
Il Comune si estende per circa novantacinque chilometri quadrati, confina con Corleone, Palazzo Adriano, Campofelice di Fitalia, Vicari e Castronovo di Sicilia.
Scendendo di una decina di metri tra terre e tegole rosse visitiamo la prima chiesa che incontriamo sul nostro cammino, quella dedicata a San Giorgio: costruita a croce latina, dai Chiaramontani sopra una chiesetta dedicata sempre a San Giorgio, protettore dei Normanni e dei Bonello. All’epoca di Giovanni Crispo Villaraut, come risulta dall’iscrizione sul rosone, fu ristrutturata nel 1870. Nella parte più
alta del paese attigua ad un'antica porta che conduceva alle
fortificazioni bizantine si erge la Chiesa di San Sebastiano.
Secondo la tradizione prizzese risulta essere la prima chiesa
edificata nell'abitato e la sua costruzione, di modestissime
dimensioni, risale presumibilmente al periodo medievale.
La Chiesa del S. S. Crocifisso sorge in pieno centro storico sulla piazza dei Comizi. È una delle più antiche e maestose chiese di Prizzi, ad essa sono legate la storia e le tradizioni del paese. La facciata esterna presenta tre porte, su quella centrale la più grande, vi si trova in alto l'orologio. L'altare Maggiore presenta quattro bassorilievi con alcune scene bibliche. Le tre navate sono sostenute da dieci robuste colonne di marmo e le pareti sono coperte da stucchi decorati. A destra la prima cappella accoglie il fonte battesimale e la statua del Cristo Risorto portata in processione il giorno di Pasqua. Dopo le navate, prima del coro, a destra vi è l'altare del Cuore di Gesù rappresentato in un quadro grandissimo, sotto l'altare la statua di Santa Rosalia. A destra dell'altare maggiore, la statua dell'Addolorata e la statua di Gesù Crocifisso che vengono portate in processione. A sinistra vi è l'altare dell’Assunta, rappresentata in un quadro del 1859 di Gerolamo Spallina, autore prizzese. Su tutto svetta il campanile alto venticinque metri.
In mezzo a tanta bellezza architettonica e tra i più noti scrittori, poeti, e architetti di Prizzi nasce la Poesia della Rimi che come vedremo ha tanto da significare. Giunto il successo, Prizzi diventa troppo piccolo per lei che si trasferisce a Casteltermini, un paesino poco più abitato di Prizzi: circa novemila persone, contro le cinquemila del paese natio. Casteltermini anch’esso sorge in collina a cinquecentosessantaquattro metri sul livello del mare. Dista una quarantina di chilometri da Agrigento e otto dallo scorrimento veloce Palermo/Agrigento. Lo scalo ferroviario è denominato Acquaviva - Casteltermini e dista circa sette chilometri dal centro abitato. |
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L’OPERA «PER NON INVENTARMI»
Più realistica e attinente alla natura poetica, soprattutto al mondo poetico di Margherita Rimi è la nota di Nuccio Mula, nella quale afferma, che le liriche che compongono il libro: «delineano un paesaggio interiore scavato nella pietra dura, nell’ossidiana tagliente di uno sguardo preciso e instancabile nell’inseguire, registrare pensieri ed emozioni. Una perlustrazione inesausta, dunque, un battere il terreno palmo a palmo: le zone desolate, quelle in ombra, quelle impervie, e le voragini dove radica il dolore, le ragioni ultime del nostro agire. Per ricostruire, così, una geografia, una mappatura dell’essere e dei suoi confini, certi e prontamente sondabili: pareti che ci restituiscano la nostra voce, il senso e la misura della nostra presenza nel mondo». |
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GENERAZIONALE |
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Lasciata in piedinon so più ricaderené rincorrereuna croce che manca
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In generale è stata usata l'immagine di «una perlustrazione inesausta, per ricostruire la mappatura dell’essere e dei suoi confini» come simbolo dello Spirito e la sua visualizzazione è molto suggestiva ed evocatrice. Ma ancora più efficace e suscitatore di energie e di processi psico-spirituali è l'uso del simbolo, cioè la visualizzazione del passaggio, dello sviluppo, della mappatura dalla nascita al suo sviluppo verbale e poetico, come un fiore che si apre lentamente al sole per bere la verginità della rugiada. Lo sviluppo corrisponde ad una realtà profonda, si apre per capire e, indubbiamente, obbedire alla legge fondamentale della vita, che l’autrice manifesta con vigore lirico tanto nei processi della natura, quanto in quelli umani. Il nostro Essere spirituale, il «sé», che è la parte essenziale e più reale di noi, è, di solito, avviluppato dalle sensazioni, prima; poi dalle molteplici emozioni ed impulsi, quali le paure, i desideri, le attrazioni e le repulsioni; e, dall'attività mentale inquieta e tumultuosa. Quindi è necessario togliere o allargare questi viluppi, affinché si palesi il Centro Spirituale. |
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POST-GENERAZIONALE |
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Ci siamo senza punti estremi da toccare Ai soliti posti che aspettano per darci respiro Per non allontanarci troppo con le idee che sanno tentare e non sanno ritornare. |
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Questo avviene, tanto nella natura quanto nell'animo umano, in virtù dell'azione mirabile e misteriosa della vitalità lirica, poetica e psicologica, che urge dentro ed opera in modo irresistibile e inarrestabile come un fiume in piena. Perciò il simbolo, anzi il principio della crescita, dello sviluppo, della evoluzione, è spesso utilizzato (non dimentichiamo che l’autrice è psichiatra), nella psicologia e nell'educazione e su di lei si basano la concezione e la pratica della psicosintesi. L’autrice sa che la sua applicazione è l'esercizio che darà forza e vigore lirico alla sua poesia. La poesia delle Rimi che nasce come un boccio di rosa; poi piano piano, verso dopo verso, si visualizzano lo stelo, le foglie e, alla sommità dello stelo, il boccio, che bevendo l’intimo sole dell’anima della Rimi sboccia per essere accolto (se preferite colto) dal lettore, che ne rimane incantato, perché mentre legge ed osserva, vede che a poco a poco il verso si materializza, lasciando scorgere le immagini più poetiche che abbia potuto leggere fino a quel giorno. A questo punto, il lettore sente il profumo delle parole, ne inala l’odore e si rende conto che questa poesia ha un suo profumo caratteristico: tenue, dolce, gradevole, come una sinfonia di Beethoven. Anche il simbolismo è spesso usato nel linguaggio. |
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«Il giro a vuoto inconcludente delle tue braccia
delle tue labbra tra i mie desideri
quello |
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Gli effetti che questi versi producono nel lettore sono diversi ma molto buoni. Alcuni in loro trovano il risveglio dell’«impossibile passaggio/ delle tue labbra», un risveglio di qualità interne che fino allora erano rimaste latenti e che solo ora acquistando forza e coraggio dai versi fortemente «intriganti» affrontano il processo diventando essi stessi «quello/che potevo essere» e grazie alla tua poesia ora posso «essere». Altri, invece hanno vere espansioni di coscienza. L'efficacia dell’apprendimento dipende soprattutto dalla capacità di introiettare i versi, di identificarsi con loro in modo che il simbolo continui la sua creatività. Vi è una grand’affinità fra il processo di sviluppo nella mente del lettore e quando avviene la personalità ordinaria diventa seme di ciò che il verso ha cercato, o fatto diventare divenire mediante una propria, crescente autorealizzazione. |
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«Adesso mi accarezzano le carezze mai fatte mi guardano presenti Mi abbraccio alle cose che non rimangono che non ingannano
quello che non potevo essere». |
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Il significato simbolico di questi versi è evidente: essi sono usati per promuovere il processo tra quello che «non potevo essere» e ciò che «vuole essere» sono particolarmente adatti per soggetti più obiettivi e pratici, e permettono di scoprire il simbolismo insito nella natura lirica e nei suoi processi. Fino ad ora ho considerato l’intuizione e la comprensione, ammesso che l'intuizione esista come funzione psicologica specifica e indipendente, e la comprensione non sia una funzione irrazionale. Afferma Jung in Psychological Types - New York, Harcourt, 1933, p. 569: «questo termine non denota qualche cosa di contrario alla ragione, ma qualche cosa che è fuori dal campo della ragione» e la Poesia è un’opera d’arte che sta al di fuori della ragione, perché se la filosofia studia l’evoluzione della vita, la scienza analizza i fenomeni, la poesia disincarna la realtà oggettiva perché il Poeta possa dalla disincarnazione oggettivare la sua opera d’arte. L'intuizione del Poeta, per quanti studi siano stati fatti, è una delle funzioni meno riconosciute e meno apprezzate e perciò generalmente poco sviluppata o repressa. La repressione dell'intuizione, però, è prodotta dal mancato riconoscimento, dalla svalutazione, dall'ignoranza e dalla mancanza del suo rapporto con le altre funzioni creative. Riguardo a quest'ultimo punto è opportuno rendersi conto che un processo conoscitivo completo implica non soltanto l'uso della sola intuizione, ma anche la sua intelligente comprensione, la sua interpretazione e inclusione nel corpo delle conoscenze preesistenti. La novità della Poesia di Margherita Rimi, sta nell’aver saputo trovare un «accordo armonico» fra scienza e poesia. Prima ha lasciato libero l’«Io creativo», poi ha analizzato la lirica come analizza un malato applicandole un’indagine preparatoria, e se ha trovato la lirica giusta, degna della fiducia dei lettori e soddisfacente per appagare il suo spirito le insegna a camminare: pubblicandola. Nel primo caso ha avuto la certezza del valore dell'intuizione e della complicità evocativa della lirica, che ha visto accentuato il suo valore poetico, perché purificata dalla diversità fra le intuizioni da un lato e le impressioni psichiche e le fantasie immaginarie dall'altro. Per concludere richiamiamo in causa Nuccio Mula, il quale giustamente conferma: «Ma l’indagine di Margherita Rimi non è un’operazione solipsistica, limitata al solo scavo nell’ego – per altro, nient’affatto estranea alla sua professione di neuropsichiatra – irradiandosi, invece, concentricamente, prima verso l’altro - un altro significativo dal punto di vista relazionale (madre, compagno etc.) – e le complesse interazioni che ne derivano, e poi, da ultimo, verso il contesto ampio del paradigma sociale, dove la condizione dell’individuo, o degli individui spesso si rivela patologia e dramma diffusi, in una dimensione fenomenica storicamente plausibile…» Quindi deduciamo con Mula, che questa è «Una poesia meditata e matura, discosta da novecentismi mode e tendenze attuali (…) sa darci con originalità e serietà una lettura lucida, folgorante e convincente sul mondo che siamo, nel profondo, e nel fitto delle relazioni in cui viviamo, oltre la superficie abbacinante della vita».
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POST-GENERAZIONALE |
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Ci siamo
Troppe parole |
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Le poesie qui pubblicate sono tratte da: «Per non inventarmi» - edizioni Kèpos 1992 |
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