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Profilo di Poeta e le sue origini

 
 
Reno Bromuro
 
 

 
 

 

 
Novella Torregiani Grilli
 
 
 
Magm’artis
 
 
 
 
 

Novella Torregiani è nata a Porto Recanati (Macerata) poco distante dal posto dove nacque uno dei più grandi poeti del mondo, e lì vive e risiede. Insegnante in pensione, scrive in lingua ed in dialetto, dal 1988.

Ha fondato e presiede l'associazione culturale di Porto Recanati «Coro a più voci». E’ presente soltanto da tre anni come associazione regolarmente iscritta nel Comune di Porto Recanati, ma opera a livello culturale da oltre un decennio, con recitals, mostre, piccoli concerti, concorsi letterari; ha sempre perseguito la finalità d'incentivare ogni forma d'arte, coinvolgendo gli artisti, in una piena collaborazione artistica e sociale che, oltre a dar voce a chi non avrebbe potuto farlo anche come aggregante, finalizzato ad una maggiore conoscenza e scambio a livello umano e sociale.

 
 
 
 
 
 

Ha collaborato ad organizzare i premi letterari “Città di Porto Recanati”, “Poesia-Estate” in seno al quale si assegna il Trofeo “Rodolfo Gentili da Macerata" per la poesia ecologista e il ”Premio di Pittura “Veliasimoncini”.

La sua opera prima «Così per caso» risale al 1991; ha vinto il Primo Premio assoluto al concorso internazionale «Pisaurum d'oro» dall'Accademia «Fanum Fortunae», dalla quale è stata nominata «Accademico Honoris causa».

Nel 1999 pubblica un secondo volume di poesie da  titolo «Èccheme cchi» e comprende poesie haiku in dialetto portorecanatese; anche questa raccolta ha vinto il Primo Premio al concorso «Calentano» organizzato dall'Accademia Federico II di Svevia ed è pubblicato anche in e-book dalle edizioni Simonelli. Anche dalla detta Accademia è nominata «Membro Honoris causa» per ”meriti acquisiti nel campo letterario e del pensiero a servizio della cultura e dell'umanità”. Molte altre poesie, tratte da Oltre orizzonti sono pubblicate in proprio, in collaborazione con la Biblioteca Comunale di Civitanova Marche, nell'Antologia «Sguardi di donne».

Magm'artis l’opera di cui mi occuperò oggi è stata pubblicata nel 2004. E’ un poemetto sull'arte che comprende oltre quattrocento versi,

 
 
 
 

«celeste rosa
di natura frementi richiam
i
la coscienza barlumi
raccoglie
sospinge mani
in cerca d'altre mani
e... a ponti di tempo
approdati
a terzo indeciso millennio
eterno compendio
divino stupore
di rocce scolpite parlate
di supplici oranti...»
(. . . o verde giallo blu)

 
 
 

Lo stato d’animo dell’artista è descritto senza aggiungere invenzioni verbali che possono accrescere o diminuire quello che l’artista sente in sé nell’attimo creativo:

 

«Raccoglie

sospinge mani

in cerca d’altre mani…»

 
 
 

Ecco che in soli tre brevi versi c’è la visione dell’artista: mani altre venirgli incontro per stringersi e parlarsi, sì, perché l’artista è capace anche di questo: far parlare le mani.

Ad esempio Enrico Besso (lo so è brutto fare paragoni, ma questa volta è necessario per potermi spiegare su quanto vado dicendo di questa poesia), fa parlare e non poco: «… l'ala sghemba di un nottambulo gabbiano», che dopo aver detto tantissimo ad un’ala ci fa spuntare, proprio come un prestigiatore della parola, «una virgola bianca»; la nostra, dicevo, ci mostra a nudo l’anima dell’artista in quell’attimo e non in un altro momento. Non è da tutti scavare tanto in fondo all’animo umano; la Torregiani lo fa con la coscienza che raccoglie barlumi, gli stessi che vivono nel profondo dell’artista nell’attimo creativo.

 
 
 
In questo modo, Ella ci richiama alla mente un altro passo del poemetto:
 
 

«e magma
riesuma pensiero
tra cieli e abiss'infiniti
coscienza sopita a creare
e sogni plasmare
con Lui»

 
 
 

Quanta semplicità spiega il turbamento dell’artista che a molti potrebbe apparire insignificante, come il passaggio dalla gioia e dall'abbandono spirituale, che permette di isolarsi pur trovandosi nel caos, dell’attimo creativo che è giovinezza trionfante, alla delusione e alla diffidenza dei non credenti, nel rapimento spirituale e mentale dell’artista. Il Poeta Novella Torregiani non è riuscita, forse ad acquistarne subito l’esatta coscienza di quanto ha scritto perché anche Lei come il pittore ha agito guidata da una mano invisibile e da una voce che riesce a sentire solo lo spirito creativo dell’artista; inoltre ha evitato, per quanto era in Lei vivo e palpitante, di trattare nei versi parole che fossero semplici nell’apprendimento subitaneo, anche ai fanciulli.

 
 
 

A questo punto mi sale alla memoria il giovane conterraneo della Nostra: Giacomo Leopardi, nella biblioteca del gelido palazzo di Recanati, dove dopo aver vergato l’Infinito resta «attonito e spaventato» dinanzi alle parole che lui stesso ha scritto e si dispera, paralizzato dalla sua stessa ammirazione, per lo scritto che ha davanti; come lampeggiano nella memoria la meraviglia del Tommaseo ragazzo oppure del Rousseau quando parla dell’Emilio.

La linguista della Torregiani spiega solo con espliciti accenni agli eccessivi ornamenti e ai vizi retorici dell’artista o alla spontanea creatività, che non sa contenere il suo entusiasmo dinanzi al magnifico fraseggiare, alla ricca tavolozza e al fuoco pittoresco del riconoscere in quei pochi versi come sia riuscita a leggere nel profondo del creativo, senza tener conto della tecnica dello scrivere. Forse per attirare a sé più che la materia, il sentire sincero del suo lettore che è sempre in continua ammirazione del suo dire semplice; lo stesso che nasce e cresce dalla buona educazione, dagli studi severi e profondi, la dirittura del giudizio, la spontaneità dei pensieri, la viva fiamma degli affetti magnanimi, l'esatta notizia degli uomini e delle cose loro, la libera ricerca delle verità naturali e il pieno, intimo, sincero possesso della coscienza, portando il lettore alla sua stessa natura di donna eloquente a considerare più che altro l'aspetto di abile fornitrice de' concetti e stupenda architetta del periodo.

 
 
 

«sovrasta illusioni
nel sogno intese di vita
con labbra e mani 26»

 
 
 
 

Questi tre versi sublimi sono il più splendido commento, ma un altro carattere ci colpisce nel componimento e spicca maggiormente per il confronto con gli altri poeti contemporanei; ed è la sua modernità: lo dico quasi, per il sentimento che li informa, di composizione recente; va notato che la Torregiani, non è più l'autrice, ma è l’interprete dell’animo artistico, dei suoi affanni particolari e del suo sentire più sensibile e più adatto a comprendere, nella loro intimità, i dolori e la gioia degli altri per il trionfo dell’amore, perciò riesce ad astrarre dalla sua condizione personale, considerando se stessa per allargare la visione sulle sue  affermazioni soggettive. Per questo può rifugiarsi così spesso dietro le creature della sua fantasia e riprodurre con tanta evidenza: l’equilibrio delle sue facoltà si rispecchia nello stile.

 

 

 
 
 

                   giovedì 29 giugno 2006