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Profilo di Poeta e le sue origini |
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Reno Bromuro |
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Renato Millèri |
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DANZA PROIBITA – REMIL – |
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Remil affermava: «scrivo da molti anni e da giovane ho anche inseguito sogni di futuro scrittore ma il lavoro che mi aspettava era ben diverso. Poco più che ventenne ho vinto un concorso in una banca e invece di scrivere ho contato soldi (quelli degli altri) per tanti anni! Ora sono in pensione ed ho ripreso a scrivere ultimando anche lavori lasciati a riposare in qualche cassetto della mia scrivania». Qual è il mondo poetico di questa copiosa lirica, che, a mio avviso, è la più viva di quelle lette in questi anni, una delle più amate e godute. In complesso è una lirica asciutta, dice ciò che vuole e nulla più; eppure in essa rivive il mondo erotico e pastorale, idilliaco e sentimentale, che l'Arcadia fece suo, proprio come forma spirituale. La donna, abbandonata dall'amante nella danza, che raccoglie il desiderio fino a farlo salire ai fianchi come un’invocazione per appagare il suo desiderio. |
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L'Uomo si sente disarmato di fronte al forte erotismo che emana, e giura con tutta la devozione invincibile che non cesserà d'amare la bella danzatrice. Tra le righe si legge chiaramente che aveva perduto ogni speranza di giungere a possedere il cuore della danzatrice, ecco perché la lirica è trepidante e nel medesimo tempo lusingatrice. L’innamorato non ha altro conforto se non quello di inebriarsi della luce che emana dagli occhi di colei per la quale spasima, e che nella danza è più eroticamente portata alla concessione che non alla distruzione dell’uomo nella sofferenza. Alcune figure in queste rime sono incise con linee semplici e schiette. Si direbbe che il Poeta ami, più d’ogni altra cosa, la preoccupazione di mettere in risalto le immagini, che le parole evocano e che gli spazi mettono a fuoco, perché acquistino tutto lo splendore della donna che nella danza «sposta i lineamenti/ e gli occhi smarriscono/ il tempo necessario»; si elegge cantore musicali per compiacersi di esprimere il proprio pensiero con sobrietà. Questa seconda strofe è limpida e schietta, senza «le fiorettature e gli svolazzi» che il Carducci energicamente rimproverava. Non sono metafore peregrine, non concettuzzi lambiccati, non spiritelli ingegnosi. Più che importa alla parola è il sentimento; più che l'immagine è la vibrazione dell'animo, la quale dimostri che la voce viene dal cuore. Perciò Remil non sdegnava di far uso di immagini comuni, ma ardenti. Il linguaggio non potrebbe essere meno asciutto e meno sintetico e nel medesimo tempo più compiuto e incisivo. Non preziosità verbali né amplificazioni stilistiche. Nella maggior parte dei casi Remil sentiva che alla danza che gli era offerta mal gli conveniva rinunciare. Perciò sentiva il vibrare del corpo sinuoso che cercava, nella coreografia di creare altre immagini che si legassero all'immagine delle parole, e l’amava questi passaggi, fino a sentire fortissimamente di dare vigore all'espressione del sentimento. Con che intensità spiegava l’incanto del corpo sinuoso e vibrante di desiderio, che non vorrebbe staccarsi dalla servitù d'amore, che la danza ha acceso, ma soltanto desiderava che mai gli venisse meno la dolcezza di quegli sguardi che gli occhi smarriti cercano in continuazione. Proprio per questa intima vibrazione i suoi contemporanei non sentono in lui una voce ora gioiosa ora accorata per modularne i versi. L'amore è un sentimento che permette ad ognuno di avere persone con le quali affrontare le stesse difficoltà della vita e di gioire per le stesse gioie. Insieme ci si aiuta a sopportare i dolori. Questo senso di fraternità è la prima base per evitare anche i più piccoli conflitti. Chissà perché questi versi mi riportano alla memoria il «Discorso della montagna», ma è solo una sensazione che mi fa capire che in ogni occasione ci si deve preoccupare, prima ancora di noi stessi, degli altri che vivono in rapporti di amicizia con noi. In tal modo il nostro animo diventa più generoso e riesce a sopportare gli inevitabili disagi della vita. Per prima cosa è necessario conoscere noi stessi, sapere con esattezza quali siano i nostri pregi e i nostri difetti. Occorre esercitarsi in modo che i difetti siano attenuati e i pregi aumentati. In un secondo momento bisogna conoscere il nostro prossimo, che è costituito in modo particolare da coloro che vivono vicino a noi. Nel campo della poesia la produzione dell'ultimo ventennio appare caratterizzata dalla difformità delle soluzioni tecniche e delle direzioni culturali. Esperimenti diversissimi hanno convissuto entro l'ampio arco che va dall'impegno, inteso nel suo tradizionale senso, alle più sofisticate sperimentazioni o «bisbocce verbali» Ci si è mossi su un terreno dai connotati ideologici e stilistici molteplici o imprecisi, in cui gli ultimi detriti di modelli ormai in liquidazione hanno convissuto con i primi sintomi di proposte alternative non ancora in grado di dare un senso sufficiente-mente unitario alla nuova stagione. La «constatazione critica della babele della lingua in atto nella poesia» risponde ad una situazione di fatto nella quale, contrariamente a quanto accaduto nei diversi «momenti» della poesia o della letteratura italiana del nostro secolo, la qualificazione è data proprio, come si è visto, dalla mancanza di un'etichetta o di un denominatore largamente accettati. In questa lirica di Remil, c’è la proposta di «una nuova poesia» che sia «poesia totale», cioè una produzione che «superate le forme sperimentale e di lavorio sul verbo come fenomeno esclusivo delle conventicole neoavanguardistiche» si negasse come poesia per porsi come qualcosa di più complesso che si muove verso il miraggio della fusione delle arti, come un flusso continuo di energia poetica, non più esercizio letterario, ma azione, anzi gesto, immagini che s’intersechino per essere altro, oltre la poesia: Arte piena, appunto poesia totale, che verbalizzi gli oggetti e oggettivizzi la dimensione verbale. |
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DANZA PROIBITA di Renato Millèri (REMIL) |
| – REMIL – |
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Ti muovi davanti a questo tempio raccogliendo tutto il desiderio che sale ai tuoi fianchi, scioglie le tue montagne e t'abbandoni alla terra che t'ha offerto la vita. Sposti i tuoi lineamenti e gli occhi smarriscono il tempo necessario per fermare un secondo della tua immagine, un istante del tuo corpo sinuoso e vibrante sensibile e beffardo e t'agiti al cielo e al vento danzando paurosamente nella mia mente. Salgo fino a te raggiungo il tuo corpo e questa danza ora diventa me e tu non sei che la mia anima e i tuoi sensi la mia vertigine
e nelle tue labbra |
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