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Profilo di Poeta e le sue origini

 

Reno Bromuro

 
 
Carmine Coppola
 
 

Paolo Filippi mi ha inviato in ascolto una delle più belle canzoni che si potessero sentire in questo nostro periodo caotico e mistificatore. Sono stato sveglio fino a mezzanotte: non mi stancavo mai di ascoltarla. Questa mattina invece leggendo la poesia “Telefonata a Dio” la poesia di Carmine Coppola per commentarla, sento nel  cervello e dentro di me il ritmo (come battito di un cuore) che scaturisce da questa poesia dedicata alla Mamma, senza mai nominarla se non nell'ultimo verso.

Il contenuto è così sentito e palpitante che sviluppa un pathos creato dal canto che richiama quello delle prefiche. La Poesia mi è piaciuta, nel ritmo ora lento, ora piano  ed ora accelerato fa sentire più netto il battito fremente del cuore ad intervalli con quello delle prefiche. Nella lirica c’è tutto l'essere umano: oltre al battito del cuore, il pianto dell'anima, l'annebbiamento del cervello che continua a ripetere come un treno merci: «Più tardi riproverò ancora,/poi ancora domani e domani ancora...» che si trasforma in direttissimo: «Più tardi telefonerò allo stesso numero/e lo farò anche domani/domani ancora, e per i giorni a venire».

Carmine Coppola nato a Pompei una quarantina di anni or sono, ed emigrato in Canada nel 1991. Conduce il programma radiofonico per la comunità italiana di Winnipeg "Radio Italia" dall'aprile del 1992. Ha lavorato per la IBM, traducendo software per specialisti (Web Site designer, amministratore di rete, e altro) e per la Mercedes. Ha scritto sul Giornale italiano del Manitoba, per la comunità italiana e scrive sul Winnipeg Free Press, giornale nazionale canadese.

Attualmente è Titolare della Cattedra d’Italianistica all’Università di Manitoba in Canada, ama scrivere poesie, prediligendo un linguaggio semplice e non articolato, perché convinto che la Poesia non è soltanto prerogativa di un'elite, ma di tutti. Sta completando il suo primo romanzo. Questa lirica “Il numero di Dio” è una delle più belle sia nel contenuto sia nella forma che abbia letto dopo "A mia madre"  di "De Amicis": è colma di pathos e di sentimento, scevra di lacrime e alambicchi; ha un che di ellenistico: intendo puro classicismo. Sembra di trovarsi tra studiosi in una grande stanza dove si discute di versi Alessandrini liberi di cui Coppola potrebbe dirsi un veterano, con la personalità propria di un uomo ricco d'informazione e di dottrina.

In me non c’è stupore che un dotto educato a severità di metodo scriva in versi per chiedere “Il numero di Dio” proprio perché la lirica non è un canto funebre ma un pianto disperato di chi vorrebbe avere ancora vicino la mamma tanto amata in vita quanto lo è da morta, che risorga giovane e bella come quando lo ha partorito con quel senario piano ma potente.

In questo modo, Coppola, rileva temi che ricorrono costantemente nella poesia: l'ossessione della morte, vale a dire la paura dell'esplodere nell'irrazionalità. Tale paura è il filone prevalente della poesia latina. Lo stesso modo che ha di non presentare o ricordare la protagonista, le varie fasi della lenta evoluzione, quel suo naturale riportarsi sempre nell'ambito di un quadro più vasto che stanno a testimoniare che per lui, mentre la parola conserva intatta i suoi diritti di scena e ciò che si è, consumato nelle pieghe più piccole della lunga vicenda aveva e ha un suo significato. In altre parole, tende a responsabilizzare se stesso, anche a costo di accendere dei fuochi là dove per gli uomini semplici vive il buio e il silenzio, per quanto egli fosse fermamente convinto del contrario e lo desse talvolta a rivedere; natura non tanto poetica, quanto, discorsiva. Le sua versione di poetica antica, come la lirica che gli permise lo scorso anno di vincere il Premio Arden Borghi Santucci “Una Poesia d’Amore” è sempre presente nel suo stile semplice e scorrevole come acqua dal monte, perché non dissimula mai dubbi d'interpretazione, non gira intorno a difficoltà, ma l'affronta in pieno con quella conoscenza della lingua di cui egli è padrone, ma è come se avesse voluto liberare la sua coscienza perché non ha visto la madre morire per cui il rimpianto non è riflesso ma pieno.  Carmine Coppola ha cercato di dare con i sicuri mezzi offerti dalla sua cultura e da quella educazione tipica della gente del Sud,“educato alla santificazione della Mamma”, una certa veste di normalità ai tentativi più puerili e gratuiti di conoscere degli stati, delle irresoluzioni, negli altri, che ha già sperimentato in passato. Augurandomi che anche mia madre possa dirmi le stesse parole, se riuscissi ad avere il numero telefonico di Dio, vi stringo in un  abbraccio circolare con tutto l'affetto fraterno di cui sono capace, Reno Bromuro.

Il numero di Dio

 

Oggi ho telefonato: 

è una vita che telefono a quel numero

e non ho risposta.                               

 

Da un secolo più nessuna risposta.

 

Più tardi riproverò ancora,

poi ancora domani e domani ancora,

e so che non avrò risposta.

 

Mi basta che l’apparecchio squilli,

che senta, che avverta

che Lei è lì ad aspettare,

                     la mia telefonata

 

Più tardi telefonerò ancora

e immaginerò che Lei risponda

e le racconterò di me

e delle cose che faccio.

Le chiederò consigli,

- Le chiedo sempre consigli -

e poi inventerò qualcosa

per farla ridere,

perché niente è più bello

del suo volto aperto al sorriso.

 

La rincuorerò dicendole

che sto per tornare

non importa che non sia vero

non importa che odia le bugie

perché sarà felice

di sentire che le sto vicino.

 

Più tardi telefonerò allo stesso numero

e lo farò anche domani
domani ancora, e per i giorni a venire.

 

So che non avrò risposta!

 

Sento che, prima o poi, qualcuno

avrà pietà di questo mio soffrire,

di questo tormento,

di questa mia follia,

e mi verrà in soccorso

dandomi il numero di Dio.

 

Allora telefonerò a Dio

e sono certo che lì la troverò

e, ancora una volta, sentirò:

             - Figlio mio bello! -

 
 
 
 
 

Questa critica è stata pubblicata dopo la morte di Reno ma noi continueremo a pubblicare i suoi lavori fino all'ultimo di cui siamo in possesso, ci sembra un bel modo di onorare la sua passione per la critica e la poesia