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Profilo di Poeta e le sue origini |
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Reno Bromuro |
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C lementina Elena Vecchi |
| (aka wagena) |
| “per un’arte maggiore” |
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La Liguria è la Regione italiana più prolifica sia poeticamente, sia musicalmente; basti pensare alla “Scuola genovese degli anni d’oro della canzone italiana”. La poetessa di cui mi occupo: Clementina Elena Vecchi (aka Wagena, un verbo che deriva dal tedesco e tolta la vocale finale in italiano significa “osare”, mentre il sostantivo completo “Wagena” significa tirare la carretta) ha nello spirito tutto il languore, la forza e la caparbietà celtica; infatti, la terra che l’ha vista nascere ha fatto parte della Gallia celtica, che i Romani avevano conquistato e annesso intorno al 250 a. C., durante la “Prima guerra punica”.Nel 185 a. C., perduta la battaglia per l’indipendenza, il popolo fu soggetto allo jus italicum, che, come sempre accade, la storia lo conferma; non era applicata a tutti e meno che meno alle popolazioni dell’entroterra, considerate barbare, cui la lex romana e lo jus italicum sono applicate solo nel 14 a. C., dopo la completa sottomissione della Gallia sotto il principato di Ottaviano Augusto, primo imperatore romano. A Quinto di Mare uno dei quartieri di Genova che si affacciano direttamente sul mare del golfo ligure e fa parte del Municipio IX Levante che nel 2006 aveva una popolazione di circa 8857 abitanti, Clementina Elena Vecchi ha visto la luce un lunedì del mese di settembre sotto il segno della Vergine. Il quartiere è situato nella parte orientale della città, subito dopo Quarto dei Mille,da dove la notte fra il cinque e il sei maggio 1860 partì la spedizione dei Mille. Quinto di Mare è stretto tra il mare e le ultime pendici del Monte Fasce e l’aria era ancora pulita, Elena Vecchi la respirava a pieni polmoni, volenterosa di crescere presto perché sentiva l’urgenza di scrivere. Ed ora, nella maturità, oltre che scrivere, si dedica anche alla pittura. Respirando l’aria pura che arriva dal mare e specchiandosi ogni giorno in un cielo limpido, sente crescere la forte volontà di imprigionare colori, profumo e abitudini degli abitanti, ecco perché ha urgenza di maturare. Ora si è impossessata di entrambe le attività: poesia e pittura, che oramai fanno parte di lei. Aveva pensato anche alla musica, ma quella che giunge dal mare e dai Gabbiani l’affascinano di più verso i colori e l’inchiostro.
«Nello specchio d'acqua superbamente il ponte si rimira si riflette rovesciando il senso è lì dipinto nell'acqua in sottile gioco di luci e liquido cielo è lì il narciso di pietra sicuro che nessuno mai potrà cancellare la sua ombra Poi il tuffo dell'anatra» (Senso inverso)
E nell’inchiostro vergato sulla carta, le parole divengono musica celestiale come quella che la natura le regala ogni giorno, sì, proprio come “dipinto nell'acqua/in sottile gioco di luci/e liquido cielo”. Negli altri canti non ci sono solo la musica e colori, ma si fa strada una realtà che affronta il conflitto dell’Io creativo e del Sé razionale con meticolosa ragionevolezza, come lo psicanalista affronta l’analisi della psocosintesi:
“Labirinti fluttuanti di materia pulsante sgòmitano nello spazio ponderale attràggono sovvertendo il peso dell'inerzia cui si prestano a mutarne gli attributi cercano” («Anemoni»)
Ella segue il fluttuare dell’Io creativo, come da bambina seguiva le onde del mare, proprio come un analista il suo paziente, e dopo una severa psicosintesi personale, riesce ad eliminare il conflitto tra l’Io e il Sé integrando tutti gli elementi e le funzioni psichiche che i versi nati dall’Io creativo riescono a far scoppiare “il conflitto” con il Sé razionale, sempre più vicino al centro di consapevolezza di sé: facendo nascere, l’ironia. Elena Vecchi tratta i versi come pazienti che si presentano con tutti i loro problemi di carattere metrico e di contenuto, non consono al pensiero del Sé razionale, sia spirituale, sia religioso, o storico; allora affronta con decisione la questione, in modo che la lirica giunga alla parola fine senza sofferenza di alcuna terapia:
«Sono quegli spazi mutandi dove non vedi tombe ma puoi raccogliere i pensieri lapidari i de_profundis cantati e da cantare senza inginocchiarti puoi pregare spargendo ceneri di roghi spenti puoi sposarti alla periferia del silenzio smidollando i sensi puoi sentire anche il profumo di crisantemi o viole annusando fiori d'apparenza anemoni d'amare a nari chiuse»
Ecco che il terapeuta è riuscito ad eliminare la lotta conflittuale tra l’Io creativo e il Sé razionale andando incontro ai versi, proprio nel campo che costituiva la sua preoccupazione principale: avere una lirica che rispondesse non alla fantasia ma alla sua razionalità, semplificandone il contenuto e in questo modo sentirsi certa di aver creato il rapporto necessario, tra Poeta e fruitore della Poesia. In pratica, adatta la cura speciale ad ogni lirica dandole quella unicità che la sua razionalità ha suggerito, e mai diversa ad ogni fase della sua esistenza, sia sua che della lirica: “smidollando i sensi”. Vediamo come il Sé razionale ha raggiunto l’accordo transpersonale con l’Io creativo per avere “l’Arte Maggiore”. Anche qui il modo diventa differente a seconda del suggerimento ricevuto dall’Io creativo e riportare la sua Poesia alla mentalità comprensiva di ognuno. “Montale docet”, non per niente sono conterranei, ed Elena, spesso tratta un vocabolo "neutrale" proprio come l’analista in psicologia per indicare l'anima: centro superiore in ogni uomo e dire che vi sono innumerevoli versi di notevole spessore poetico ed Ella vuole ad ogni costo che lo siano anche i suoi. Tale esperienza di stati di coscienza superiori e del Sé transpersonale è raggiunta e favorita usando, a mio avviso, tecniche psicosintetiche.L’Arte maggiore di Elena Vecchi si può dire che è raggiunta con l’afflato che ha creato tra l’Io creativo e il Sé razionale analizzando i versi dettati dall’Io creativo, come lo Psicologo il paziente.
«La donna è sempre donna e madre vuole amare un respiro che non sia il suo vuole dormire l'altrui sonno vegliando l’assenza o la presenza».
Spesso i Poeti chiedono a se stessi spiegazioni sulle caratteristiche e qualità delle loro esperienze. In questi casi, spesso si rispondono che si possono vivere momenti che dimostrano consapevolezza diretta acquisita sia mediante il dettato dell’Io creativo come illuminazione spontanea, sia mediante esercizi di concentrazione, dopo essere riusciti ad eliminare il conflitto tra l’Io e il Sé. Questa esperienza, la stessa del Poeta Elena Vecchi, è detta esperienza superiore perché in questi casi ha esposto al giudizio del Sé ciò che l’Io creativo le aveva dettato, distinguendo l’Io creativo dal Sé razionale come individui distinti e separati dagli altri interessi creativi, perciò spesso prova un senso di solitudine, anche se l'esperienza fatta dà un senso di libertà,di espansione, di comunicazione con gli altri.
«Una madre veglia un respiro nella notte poggia la mano sul cuore ascolta i battiti del suo bambino non dorme se lui non dorme»
Tutto è avvenuto perché la sua volontà è stata la funzione più strettamente collegata con l'Io e il Sé, a differenza della concezione tradizionale della volontà, Ella ha tenuto conto delle motivazioni inconsce messe in luce dalle indagini poetiche ed esperienze umane:
«Una madre veglia un respiro nella notte poggia la mano sul cuore ascolta i battiti del suo bambino»;
Perché pur lottando per risolvere di superare il conflitto tra l’Io e il Sé non ha escluso mai l'esistenza di una volontà cosciente e autonoma. In questo caso è opportuno ritenere che il Poeta Elena Vecchi, è dotata di una "volontà super-conscia", cioè una volontà che opera da un livello di cui il Sé razionale riconosce all’Io creativo una volontà inconscia, che volgarmente continuiamo a chiamare “ispirazione”. Naturalmente, tutto ciò di cui l’Io è cosciente, ma non consapevole della lotta che dovrà affrontare con il Sé, per veder brillare di luce propria l’opera d’Arte maggiore. Ritengo che, ogni volta la parola "superconscio" non può sempre indicare l'inconscio superiore. Sotto questo punto di vista, è interessante notare che:
«Mani snodate e dita affusolate a contatto con l'Organo strumento sacro dagli alti e bassi corpo sonoro col principio del flauto canna labiale d'anima tra bocca e piede senza fine il fiato»
la persistente resistenza e l’affermazione o negazione dei valori da parte di molti Poeti possano essere spiegate storicamente. A questo punto, bisogna prendere in esame ciò che riguarda gli aspetti superiori della personalità del Poeta i cui versi possono essere inclusi nella categoria di "concezione del mondo" o "filosofia della vita". Se prendiamo come esempio uno dei personaggi di Molière, Monsieur Jourdain,ci rendiamo conto che “aveva espresso in Arte tutta la sua vita, ma non se ne era reso conto fino a quando il suo professore non glielo disse”; così avviene per ogni artista che crede nella sua Arte Maggiore: ognuno ha una visione o concezione della vita che potrebbe essere definita la loro "filosofia". Qualche volta ne sono coscienti; spesso è implicita, ma non è facile far affiorare alla coscienza, ciò che il Sé razionale, usando la terminologia di Freud, vorrebbe annullare il "preconscio".
Elena Vecchi è cosciente, dopo aver analizzato i suoi versi e realizzato ciò ch’Ella desidera, che l'opera d'arte che ha realizzato è una struttura viva, perché vibrante della sua sensibilità; sa che “la conoscenza artistica si differenzia nettamente dalla conoscenza filosofica perché non è logico-dialettica; si differenzia dalla conoscenza scientifica: la scienza analizza, la poesia intuisce. Diversa è la conoscenza del poeta da quella dello scienziato e del filosofo. Il chimico considera le cose nella vicenda dei loro elementi costitutivi, lo storico nei loro avvenimenti, attraverso le varie epoche di cui furono testimoni; il matematico nei loro rapporti numerici di peso e di misura; il filosofo disincarna il pensiero dalle contingenze spazio-temporali. Il Poeta trasfonde la sua spiritualità nelle cose, materializza il suo pensiero di elementi caduchi e li trasfigura: egli ama questo suo mondo con la passione dell'amante, l'ama col sentore dell'infinito e dell'eterno. Il filosofo risale alle cause prime, alle ragioni ultime, si eleva verso la verità pura, il mistico verso la divinità; ma l'artista, grande sacrilego, dissolve la sua anima nelle cose, le scuote e le sublima con forza demiurgica, facendole vibrare di spiritualità: in lui si accumulano le aspirazioni, la storia di secoli, il dramma di generazioni; l'arte diviene voce ed espressione della storia, delle varie civiltà. Di qui la potenza emotiva e l'universalità dell'arte: vi è in essa una compenetrazione di tempi”. Una concezione della vita nell’Arte include inevitabilmente una serie di valori, e quindi è inevitabile prenderli in considerazione e il Poeta lo sa e lo canta usando un linguaggio appropriato al suo livello culturale universalizzandolo affinché sia patrimonio di tutti. Sebbene l’Arte poetica di Elena Vecchi sia stata sottoposta ad analisi approfondita per creare il connubio tra l’Io creativo e il Sé razionale per raggiungere l’obiettivo prefissato, risulta sempre un pioniere della ricerca scientifica del verseggiare, non paga fino a quando non avrà messo in rilievo il proprio intendere l’Arte poetica, perché:
«sarà per questo profumo di annunciata morte che spaura sarà perché il viale della memoria è percorso da brividi di petali sparsi sarà perché il cancello ha gli orari del buio sarà per questo che piove il tempo» |
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ALCUNE POESIE DI CUI HO PARLATO |
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ANEMONI
Labirinti fluttuanti di materia pulsante sgòmitano nello spazio ponderale attràggono sovvertendo il peso dell'inerzia cui si prestano a mutarne gli attributi cercano Sono quegli spazi mutandi dove non vedi tombe ma puoi raccogliere i pensieri lapidari i de_profundis cantati e da cantare senza inginocchiarti puoi pregare spargendo ceneri di roghi spenti puoi sposarti alla periferìa del silenzio smidollando i sensi puoi sentire anche il profumo di crisantemi o viole annusando fiori d'apparenza anemoni d'amare a nari chiuse |
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UNA DONNA, UNA MADRE
Una madre veglia un respiro nella notte poggia la mano sul cuore ascolta i battiti del suo bambino non dorme se lui non dorme Una donna vuole il suo respiro nella notte vuole ascoltare le turbolenze della linfa che scorre poggiando il capo sul petto pulsante del suo uomo dorme quando lui dorme La donna è sempre donna e madre vuole amare un respiro che non sia il suo vuole dormire l'altrui sonno vegliando l’assenza o la presenza |
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SENSO INVERSO
Nello specchio d'acqua superbamente il ponte si rimira si riflette rovesciando il senso è lì dipinto nell'acqua in sottile gioco di luci e liquido cielo è lì il narciso di pietra sicuro che nessuno mai potrà cancellare la sua ombra Poi il tuffo dell'anatra |
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SINFONIE D’ORGANO
Mani snodate e dita affusolate a contatto con l'Organo strumento sacro dagli alti e bassi corpo sonoro col principio del flauto canna labiale d'anima tra bocca e piede senza fine il fiato L'accordava ad orecchio seduta sulla consolle di comando azionando la leva del ripieno registrando i sussulti di note senténdolo vibrare dentro il timpano bilanciando emozioni provava i vari toni ed i ritardi accelerando e diminuendo a farsi musica maestra musica per organo da percorrere tastando sollecitando le imponenti estensioni divine di Mozart, Beethoven, Mahler Bach toccata e fuga ultima ratio |
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PIOVE IL TEMPO
Sarà perché oggi piove sarà perchè quello che vorrei fosse stato e fosse non è sarà perché scavando la fossa di mille amori e nessuno con quello che non costa dire e costa non dire sarà perchè qualcuno scava e qualcuno riempie sarà per questo vestire le gramaglie di rosa spogliando la rosa sarà per questo profumo di annunciata morte che spaura sarà perchè il viale della memoria è percorso da brividi di petali sparsi sarà perché il cancello ha gli orari del buio sarà per questo che piove il tempo la tristezza allagando una tomba incompiuta ove galleggiano i pensieri boccheggiando |
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Bibliografia: C. L. Musatti, Trattato di psicoanalisi, Torino, 1967; F. Fornari, Nuovi orientamenti della psicoanalisi, Milano, 1967; A. Freud, L'Io e i meccanismi di difesa, Firenze, 1968;D. Rapaport, Affettività e pensiero nella teoria psicoanalitica, Milano, 1972; M. David, Letteratura e psicanalisi, Milano, 1975; R. Bromuro, La totalità dell’esistere nella poesia di Giuseppe Selvaggi ed altri saggi, Catanzaro, 1994. |
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