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Reno Bromuro |
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| di Carmine Coppola |
| L’AMICO ANDATO |
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Carmine Coppola nato a Pompei una quarantina di anni or sono, è emigrato in Canada nel 1991. E’ sposato con Nadia, canadese, che ha conosciuto quand'era in vacanza in Italia, ed ha tre figlie: Sara, Vera e Lara. Conduce il programma radiofonico per la comunità italiana di Winnipeg "Radio Italia" dall'aprile del 1992. Ha lavorato per la IBM, traducendo software per specialisti (Web Site designer, amministratore di rete, e altro) e per la Mercedes. Ha scritto sul Giornale italiano del Manitoba, per la comunità italiana e scrive sul Winnipeg Free Press, giornale nazionale canadese del Manitoba. Attualmente Insegna Italiano all'Università del Manitoba. Ama scrivere poesie, prediligendo un linguaggio semplice e non articolato, perché convinto che la Poesia non è soltanto prerogativa di un'elite, ma di tutti. Sta completando il suo primo romanzo. La lirica “L’amico andato” è colma di pathos e di sentimento, scevra di lacrime e alambicchi; ha un che di ellenistico: intendo puro classicismo. Sembra di trovarsi tra studiosi in una grande stanza dove si discute di versi Alessandrini di cui Coppola potrebbe dirsi un veterano,con la personalità propria di un uomo ricco d'informazione e di dottrina. Quanto riguarda questa lirica scritta per ricordare la stupida morte di un tossicodipendente non me la sento di dissentire, come non lo feci neanche con un’altra poesia,dello stesso genere,del Farmacista Gerardo Leonardis riconoscendo l'erudiziene squisita. In me non c’è stupore che un dotto educato a severità di metodo scriva in versi una morte dolorosa: |
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«Non si muore in strada, Amico, trafitto da indifferenza e vergognosa arroganza». |
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Quanto all’espressione pura come i Poeti Alessandrini ritengo errati i paragoni di dimostrazioni cronologiche che prendono le mosse da interpretazioni sforzate. Carmine Coppola in questa lirica ha tentato una autentica critica al comportamento umano e vivere sociale del modernismo, dove si legge che persone morte in uno stabile abitato da oltre quindici famiglie rimangono chiusi in casa senza che di loro si sappia più niente se non quando si comincia a sentire “l’odore della morte” per le scale; oppure che un nulla tenente rimanga morto accanto ad una cabina telefonica per una settimana prima che si accorgessero ch’è morto. Sotto questo aspetto la sua lirica è critica autentica, perché mostra il senso vivo e sicuro di quello che dovrebbe essere la vita, e specialmente quella del Poeta: lottare per una vita giusta e altruistica per tutti, tenendo davanti agli occhi la figura di San Francesco che abbraccia i lebbrosi, che si disfa dei suoi avere per soccorrere i poveri e dire agli uomini che sono fratelli, figli dello stesso Padre. |
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«Amico dagli occhi sbarrati e dai gentili tratti segnati, lasciato senza difesa alla mercé d’ignobili offese». |
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Il tratto del verso è rantolante come un tamburo che accompagna il ritmo di una marcia forzata e il Poeta è cosciente perché questo è l’unico modo per sfrondare l’albero della creatività poetica e far trovare alla Poesia quell’equilibrio naturale che porta al conflitto l’IO creativo e il Sé razionale. L’amico è morto per tutti, ma non per lui perché cosciente ch’egli vivrà nell’animo suo finché anche lui vivrà. |
| L’amico andato |
| di Carmine Coppola |
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Non si muore in strada, Amico, trafitto da indifferenza e vergognosa arroganza.
Hai vissuto di polvere bianca richiesta dall’ anima stanca Amico, accanto una vuota bustina.
Il fiero capo chino.
Amico dagli occhi sbarrati e dai gentili tratti segnati, lasciato senza difesa alla mercé d’ignobili offese.
Amico dolce e non pianto, mi lasci solo il pentimento. Son rimasto solo ad imprecare quel giorno che ti lasciai andare.
Amavi la vita ora l’hai restituita come volevi non mi hai lasciato nemmeno il tuo sorriso o la dolcezza del tuo viso.
Mi fanno compagnia nel ricordo le tue parole e le scrollate di spalle, le idee uniche e sole e le grida… nella valle.
M’hanno detto che sei morto, senza nessun conforto. Avresti potuto lasciarmi un sorriso non il silenzio. |
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