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Reno Bromuro |
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Pregiudizio formale |
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Quando nella tua vecchiaia ricorderai i versi che ti ho scritto, i versi che al telefono ti recitavo, i versi che su di un nastro registravo, allora la mia adolescenza sarà finita e disperatamente piangerò l'amore: quell'amore che ho sempre donato quell'amore che non ho mai goduto.
Le mie mani anchilosate dalla penna cercheranno di carezzare il tuo corpo - ma non potranno stringerlo - allora amore saprò, allora amore saprai, allora amore sapremo tutta la grandezza di una gioia passata, sprecata, uccisa da un formale pregiudizio sociale sciocco, insulso, inutile. Allora, dicevo, non avremo lacrime bastanti per scrostare le nostre anime. Non ci saranno, rami robusti per raddrizzare le dita anchilosate e i tuoi seni si sentiranno tristi per non essersi lasciati carezzare.
Allora i tuoi occhi capiranno di aver intravisto, solo intravisto la primavera e si faranno opachi per nascondere visioni soltanto sognate.
Allora, in me, in te vivranno l'amore e la pena. L'amore che vuotai come in un'anfora, nella tua vita e la pena griderà il suo lamento nell'anima mia, per non aver trovato la forza di rubarti, strapparti, al pregiudizio formale.
Allora, mia cara, vedremo la morte sui tuoi seni avvizziti nelle mie mani vuote.
Allora sarà troppo tardi e anche se mi chiamerai e anche se ti chiamerò ci sarà sempre il tuo seno avvizzito, come un fiore non colto a primavera; ci saranno sempre le mie mani inutili ormai, che hanno pensato solo a scrivere, a gridare al mondo intero che per un formale pregiudizio sociale non abbiamo raccolto il fiore più bello della vita quando il sole era splendido e sincero a primavera.
Allora, mia cara, non basteranno le acque di tutta la terra per lavare la nostra colpa. |
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Roma 11/5/1976 |
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