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Reno Bromuro |
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OCCHI CHE NON CAPIVANO |
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«PRIMO PREMIO CITTA' DI ROMA» 1975 «SECONDO PREMIO “VILLA ALESSANDRA”» 1976 |
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«PRIMO PREMIO IL PAVIGLIONE» 1980 |
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1 Oggi è il mio primo giorno di scuola fino a maggio scorso sono andato all'asilo; piangevo sempre, volevo bene a suor Anna e suor Anna era fuggita con un bersagliere.
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2 A «Valle d'Asino» ho costruito intrecciando carpini e rovi una capanna: è la che vado quando ho voglia di piangere.
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3 A scuola mi hanno dato una camicia nera, un fez, un pantaloncino grigio-verde. Mia madre quando ha visto il pacco, ha detto: «Almeno hai vestito decente per la festa!»
Sono scappato a Valle d'Asino: |
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4 Sono andato a comprare le sigarette mezza lira per dieci «popolari». Dal tabbaccaio (1) c'era «Finuccio» un poco traballante. Due in divisa l'hanno preso di forza insieme ad altri due l'hanno legato su una sedia gli hanno messo un imbuto in bocca hanno travasato una bottiglia... Quando è uscito, traballava tanto si contorceva e «loro» ridevano... «Questo facciamo a chi non è con noi!» Sono ritornato senza sigarette!
Mio nonno si è arrabbiato e non per le sigarette.
(1)
L'errore l'ho lasciato come tanti altri per non togliere o
aggiungere |
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5 Mi hanno cambiato classe e faccio la seconda elementare. Siamo due uomini
e ventiquattro donne.
E' entrata la maestra, quella nuova;
Non piango più, non voglio |
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6
La signorina Mafalda ha diviso |
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7
II segretario politico ha comandato
Il nonno si è alzato in piedi
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8
Per la prima volta, stamattina,
(1)
Sono rimasto due ore inginocchiato
A casa, mio padre, mi ha fatto la testa
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Per non prendere botte, sai che faccio? |
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Angelina mi ha tradito b) località di Paduli |
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Stanotte ho pregato il Signore
voglio guadagnare qualche soldo |
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12
Non muore nessuno ed io rimango
Mi è costato veramente caro: |
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13
Ci hanno riuniti nel piazzale della Villa
Il capo ha parlato e ha detto: «GUERRA!»
Mio nonno mi ha messo una mano sulla testa |
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14 Mi sono svegliato, mio padre non c'era. (2) E' partito, è stato richiamato! Mamma, quando rivedrò mio padre?
Avevo otto anni, due mesi 2) Era la mattina del 27 settembre 1940 |
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15
E' giunto a Paduli un forestiero
(3)
Io e Gianni siamo diventati amici
3)
Quando Gianni giunse a Paduli, quale confinato politico, era il
giugno 1941 ed io dovevo prepararmi |
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16
Nessuno mi vuoi preparare Penso lo faccia perché gli piace zia. |
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Sono cinque giorni che Gianni
Mi parla della rivoluzione francese, |
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18 Sono andato a Napoli (4)
e per la prima volta Sono ritornato a Paduli di corsa. 4) In occasione dei funerali del marito di zia Adelina, la sorella di mia madre: era il 26 settembre 1941 |
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19
Gli amici mi hanno detto
Sono scappato a Valle d'Asino |
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Sono andato col nonno giù in cantina, ndò-ndò-ndò: qui radio Londra..." Il nonno m'accarezza dolcemente. |
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21
Non sono andato più a studiare
Mi ha ricordato la rivoluzione francese |
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22
Nell'aria c'è festa
(5) «e caduto, e caduto!»
Il nonno affacciato alla finestra
5)
25 luglio 1943: anche a Paduli si vede e si sente la guerra, fino ad
ora rimasta solo notizia stampata |
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23
Son venti giorni che il pane non c'è
Seduto sulle scale al centro della via
Seduto sulle scale al centro della via |
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24
Ma sarà dato onore a noi bambini |
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25
Mi han detto che domani
(6)
Un poeta? Ma si può vedere un poeta?
6)
Queste due, contrassegnate dai numeri 25 e 26 sono antecedenti,
risalgono all'aprile 1941. Il Poeta |
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26
Ho visto il poeta. Ma è un uomo!
Dio, come splende! Ha il sole in fronte.
Mi ha fatto recitare una poesia
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27
Ho parlato, oggi, e per la prima volta
Le ho dato un bacio Non voglio lasciare Paduli. |
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| SOTTO L' ALBERO (7) | |
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Aspetto qui, sotto l'albero Ma perché non viene?
Si sta vestendo di nero!
Rose di sangue
Sotto montagne di neve
Candore al cuore
fiumi di lacrime
Amore non sei sola!
Ti contorci nel dolore
Le labbra senza suono
Intorno a te
per tuo fratello in Russia |
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| PIEDI ARROSSATI (7) | |
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Piedi arrossali dal freddo
Faceva il calzolaio
Quando ritornerò
Una croce
Chi vi porta un Fiore?
Il Vento.
7) Scritte nel settembre 1942, quando giunsero i due telegramma che
avvertivano la famiglia |
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28
Ad Apice un treno carico di vitto
I treni sono tre nella stazione
Dalle mani di un uomo sfugge un sacco
Tre paia di scarpe ed esco fuori
Corro accanto al treno, sono solo
Il mio si straccia, perdo il contenuto |
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29
II bagliore delle fiamme |
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Salvezza?...
Mia madre alla finestra
Mi scompiglia i capelli, senza parlare,
Avevo undici anni un mese |
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Chi soccorrerà domani, mia madre:
Chi soccorrerà domani mia madre |
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31
Sfamate, vi prego, chi ha fame di giustizia
Ma Dio, Dio dov'è? S'è scordato
Ma Dio, Dio dov'è? E'
occupato |
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| GIORNO DI MORTE (8) | |
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Maria stammi vicino
Ventiquattro anni una vita!
Pietà all'anima fanciulla
Erano intenti al ritorno
Da Portanova Fermati cuore già morto!
Maria stammi vicino
Da Portanova Minicuccio
non lo aiutò il suo male
Morì quattro mesi più tardi
in una stalla abbandonata
- casa del terremoto dell'otto
raggomitolato a palla
Negli occhi aperti
Dammi la mano Maria 8) Il ritornello "Maria stammi vicino…" è stato aggiunto nel 1967 (avevo da poco ritrovato i fogli scritti e nascosti in una camera d'aria di bicicletta), nel leggere quanto, i miei occhi avevano visto quel 13 agosto 1943, quando gli alleati bombardarono la stazione ferroviaria di Benevento, con incendiari. Quel giorno, oltre ai genitori e il fratello di Minicuccio, perirono anche la moglie e due figli, piccoli di un altro padulese, venuto in ferie al paese natio. E non solo loro. Allora si diceva che erano perite oltre mille persone. I giornali non li ho mai letti, per cui non posso essere preciso sulla quantità di persone perite. "Giorno di morte" originale è la seguente (le prossime righe sono illeggibili): "Pietà all'anima fanciulla/che geme di giustizia./Erano intenti al ritorno/ ai reggimenti soldati/ alle case donne e bambini;/scacciato da Napoli/ stormo di morte/si soffermò su te/ Benevento!/Da Portanova/ impotenti/assistemmo/vedemmo/ l'Inferno!/Da Portanova Minicuccio/con noi guardava e piangeva:/ era epilettico/non lo aiutò il suo male/quando d'essere solo rimasto/ appurò./Morì quattro mesi più tardi/ il giorno di Natale./Lo trovammo/ in una stalla abbandonata/abbandonato/ - casa dal terremoto dell'otto/distrutta-/raggomitolato a palla/in compagnia di scarafaggi/cimici e pidocchi./ Negli occhi aperti/ c'era l'orrore dell'uomo/ sulla bocca/ il sorriso degli angeli." E' stata scritta in tre tappe. La prima dopo ferragosto del 1943; la seconda il giorno di Natale dello stesso anno e la terza nel 1967.) |
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32
In questa notte di sussulti e di bagliori
Ho paura di non sapere amare |
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Cinque coperte sono pronte |
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Arrampicato su per Montesanto
Quattromila lire guadagnate
Arrampicato su per Montesanto
I carpini mi tagliano la carne Ecco la strada, ormai sono arrivato.
Il gelo del metallo, un grido acuto
La sera abbiamo ancora mangiato
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35
Son dieci giorni che mi porto appresso
Cristina si è attaccata alla mammella Il giorno appresso esco più deciso. |
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36
L'autunno quasi alle porte
Poppino per la mano e Nino
La sera abbiamo mangiato uva |
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37
Al «Carpino», la comare Immacolata
Peppino come un vero ometto
Camminavo allegro e spedito
Prendo la pagnotta, la lavo
A casa, mia madre non c'è.
Nella grotta, mia madre non c'è. E' buio ormai, mamma mia dov'è?
Peppino piange, Nino vuole il pane.
Ritorno a casa e mamma ci aspettava. |
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38
II giorno dopo andai a rubar fave
Il nonno m'ha dato uno schiaffo
Quando l'uomo, soddisfatto è andato |
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39
Sono ritornato alla cantina 9) (Dalla 32 alla 39, sono state scritte dal 16 agosto alla proclamazione dell'Armistizio: 8 settembre 1943) |
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40
Da tre mesi mio padre non scrive
Nonno non parla più come una volta e guarda in cielo.
Sulla finestra s'è posato un passero |
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| IL MONCO | |
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Eri già
a metà strada da casa Gridai
non so quali frasi
Scattasti come una molla Così ti ricordo. |
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41
Tredici nemici si sono asserragliati
Tredici nemici hanno fatto strage:
A Paduli si mangia carne |
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42
Uno dei tredici nemici è venuto in paese
Seduto sullo scalino di una casa
Era ieri. Oggi alla «Centriera»
L'hanno sepolto a Paduli
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43
I nemici ora sono dodici
E' giunta in piazza una camionetta
Si sono divertiti con la nostra fame |
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44
Sette chilometri di uomini Li sfamiamo con noccioline e vino.
In mezzo c'è Gennaro, evviva evviva
Ho undici anni due mesi |
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14 SETTEMBRE 1943
Interminabile colonna di carne
occhi che non capivano
Uno, ai piedi di una vite
Fetore di pelle:
vergogna morde l'anima:
due soltanto ci hanno disarmato:
Occhi che non capivano
Dritto, sulla collina
Stupore, meraviglia,
non sapeva perché.
Occhi, che non capivano cercavano
Un grido che sapeva
Ancora imberbe, armato di bastone Una scarica di mitra!...
Il volto di fanciullo
Occhi che non capivano, i miei,
Piansero, piangono |
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| A PORTANOVA, AL TRAMONTO (10) | |
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A Portanova, al tramonto
Luigi Reparata ci disse:
Imberbe divenuto uomo
Lo rivedemmo passati tre mesi
Sua vita le lacrime della madre
erba cattiva estirpare:
Suo volto occhi aridi cercano Eroe, giaci, dove?
Sulle mani callose
Forse hai pianto prima di morire 10) Scritta verso la fine di aprile 1945 |
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| SEGRETO RIMANE (11) | |
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Segreto rimane
Medaglie al valore
Ti rimandarono a casa. 11) Scritta nella primavera del 1946, il giorno in cui vidi Rocco Limongelli (decorato al valor militare), chiedere una sigaretta: non trovava lavoro. Poi, mi hanno detto, che nell'agosto del 1948 si arruolò volontario nel Corpo degli Agenti di Custodia) |
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| FUORI IL BALCONE | |
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Fuori il balcone, nel vaso grande,
Fuori il balcone, il pesco piantato |
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| A TÈ NON BACIO’LA GLORIA (12) | |
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Oh, no! A te non baciò in fronte
Il tuo giorno non finì
Era il dieci
Ella non ti volle
e non ti abbracciò
Ti attese sulla ferrovia |
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Uomini passano, a migliaia,
I camini di Paduli fumano tutti
Mio nonno scrive lettere e non parla |
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Ritornano i reduci e mio padre?
Il passerotto è ritornato alla finestra 8) Scritta nel 1946. Per anni il ricordo di questo sfortunato padulese mi aveva tormentato (ancora oggi il ricordo mi stringe il cuore "come un limone senza succo", perché ero presente). Andavo ogni giorno alla stazione ferroviaria di Paduli (sette chilometri all'andata, sette al ritorno), nella speranza di veder scendere dal treno mio padre e mio zio Giovanni?
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| PANE VERDE (13) | |
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Giorno d'inverno, il sole ride
Le massaie sono elettrizzate
Peppino mi porta la notizia, con candore Proviamo a metter sotto le foglie di cavolo.
E' mezza giornata che aspetto e finalmente Per la prima volta ho bestemmiato.
Sono tornato a casa a tarda sera
Ma!... E' polvere di piselli puzzolente
ho scaraventato il piatto dalla finestra
Terrorizzato mi sono rifugiato 13) (Gli Alleati ci avevano portato farina di piselli e di fagioli. Le massaie di Paduli desiderose di impastare e vedere un forno acceso, impastarono questa farina e tentarono di fare del pane; ma la farina, oltre ad avere un odore sgradevole e il colore verde, non riusciva ad amalgamarsi e si attaccava sul pavimento del forno. Dopo vari tentativi, decisero di avvolgere la pasta in foglie di cavolo; ma quella "cosa" che chiamavano "pomposamente" pane, era immangiabile, più per l'odore che per il sapore. Ciò contribuì, però, a non far atrofizzare le mascelle). |
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Mamma ricama e vede sempre meno (14)
E' voluminoso il sacco dopo macinato
Abbiamo trainato il sacco nella polvere
Quando è andata per impastare e farci 14) Perché mangiassimo, finalmente, un pò di pane fatto con farina di grano, mia madre si faceva pagare i lavori di ricamo, con grano e cereali. Quel giorno di gennaio del 1944, l'avevano pagata con 20 chili di grano. Non mi pareva vero! Ma il mulino elettrico non funzionava. Decisi di recarmi al mulino ad acqua, lontano dal paese circa 5 chilometri. Il sacco con il grano non era voluminoso e 20 chili, portati in spalla, non erano pesanti, o fastidiosi; e con l'aiuto di mio fratello Peppino diventava tutto più facile. Però non tenni conto (ero pur sempre un bambino, anche se avevo 12 anni) che il grano una volta macinato avrebbe aumentato il suo volume; per cui non era il peso, ma il volume che non ci permise di portare il sacco, in spalla, come per l'andata al mulino. Mia madre fece di tutto per eliminare la terra infiltratasi e mischiata con la farina, ma senza riuscirvi. Dio le lagrime che pianse! |
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Da due anni, mio nonno non parla |
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| NELLE ACQUE PROFONDE (15) | |
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Nelle acque profonde
caro ai pescecani
Cascate di lacrime
Si prodigò il fratello
Era bello come
Luce di rettitudine
Il tuo sacrificio 15) Scritta nell'ottobre 1943, dopo circa due anni dalla morte di Poldino. «Il fratello...» è Rocco Limongelli che si prodigò nel salvataggio, dei naufraghi feriti (per questo era stato decorato al valor militare), ma Poldino, essendo stato ferito leggermente, rifiutò il soccorso, perché c'erano altri marinai che avevano maggiore necessità di aiuto; ma non tenne conto dei pescecani. Uno di questi se lo portò nel fondo del mare. |
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| UN FITTO BISBIGLIARE | |
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Un fitto bisbigliare m'ha svegliato Ho tredici anni cinque mesi ventun giorni!
E' tutto sporco, la barba incolta |
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| MI CHIEDI (16) | |
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Mi chiedi
Quando l'uomo
Quando l'uomo
Quando l'uomo 15) Una domanda fatta da mio fratello, mi fece scrivere questa lirica. Papa era ritornato da due o tre giorni. Era il 27 dicembre 1945. |
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UN CORRERE (17) |
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Un correre, un bisbiglio frettoloso
«E' ritornato! - dice - E' ritornato! Pasqua giuliva, odor di biancospini! 17) Pasqua 1946. |
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| LE FAVOLE CHE CONOSCO (18) | |
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Non saprò mai narrarti favole
Conosco le favole
mimetizzate foglie
occhi lucidi tremanti
Le favole che conosco 18) Rosaria voleva che le raccontassi una favola: le parlai della mia fanciullezza. Era un giorno d'estate del 1958. |
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IMPROVVISO (19) |
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Improvviso
come acqua gelata sulla pelle
Seguisti
Un triste sorriso
Con quel triste sorriso
Dopo sorridesti ancora 19) Scritta il 27 ottobre 1968 quando sapemmo che papà aveva un «carcinoma alla vescica» in stato avanzatissimo. Infatti è morto il 3 novembre dello stesso anno. |
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| CANTO DI NOTTE (20) | |
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Cantore notturno Devo tornare? Ritornerò! 20) Scritta il 10 aprile 1948, due mesi dopo che mi ero trasferito a Napoli. |
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| ISOLA DOVE NAVE (21) | |
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Isola dove nave non approda
Tromba marina
quel lembo di terra
Guardo a Oriente
bramo orme venire 21) Scritta il 26 settembre 1940, il giorno che, a Napoli, vidi la prima volta il mare. |
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...ho letto tutto d'un fiato "occhi che non capivano" e... cosa dirti? E' non solo sorprendentemente attuale, commovente e vivido il ricordo che tra le pagine ancora vive e con potenza, straziante, rapidamente arriva a colpire il cuore del lettore ma... incredibilmente sobrio e finissimo lo stile, considerato il fatto che a scrivere è un ragazzo... c'è da restare a bocca aperta: parole semplici, mai banali, armoniosamente rincorrono immagini e suoni, colori forti che la memoria di chi ha vissuto davvero la guerra, le atrocità dell'uomo, la speranza, non può... non vuole dimenticare. Ebbene è musica la tua, Reno... note che vibrano nell'anima, cariche cariche di storia e insegnamento e... amor per la vita e, nonostante tutto, ancora l'UOMO. Max Mirabile
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| Note di Partecipiamo | |
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La realizzazione della pagina di Reno Bromuro è stata una grossa responsabilità. Ci auguriamo di essere riusciti ad illustrare ed evidenziare le bellezze di questi racconti di un bambino che sono una pagina di storia. La differenza fra questi racconti e la storia consiste nel fatto che essi non sono stati scritti documentandosi negli archivi storici ma vivendo la seconda guerra mondiale nella quotidianità con le sofferenze, la ricerca del cibo, i problemi affettivi derivanti dall'assenza e dalla perdita di un genitore ma anche di amici, conoscenti e di altre persone che di solito sono fondamentali per costruire la vita di un giovane. Egli è nato in una zona poco importante per il conflitto mondiale, una zona "anonima" sotto il profilo storico come anonimo era gran parte del territorio nazionale ma una zona dove il problema di nutrirsi, di trovare un paio di scarpe, di un genitore partito per la guerra era la battaglia da combattere e da vincere per la propria sopravvivenza. Santino Gattuso |
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