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Reno Bromuro |
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Napoli 27 giugno 1954 |
| Notte di Natale |
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- Ecco la cometa! - Mormorò il prigioniero di guerra, Pietro Grandinelli. - Ed io sono... un altro anno è passato! Oh, Dio! Quando finisce questo tormento? Si alzò dal cantuccio dov’era seduto, si diresse all'altro angolo della orribile caverna siberiana, e da un buco nascosto trasse tre bastoncelli, uno più lungo dell'altro. Tornò al posto di prima e prese a pensare ai suoi con nostalgia, e conficcati i tre bastoncelli nella terra, si rivolse ad essi come fossero i suoi bambini che aveva lasciato tredici anni addietro. Rivolto al più lungo:
"Gianni, ti ricordi ancora di me, vero? Ora sei un giovanotto, un
uomo sei. Certo ti sarai anche sposato, forse hai dei figli. Eri
alto così quando ti ho lasciato. Avevi soli dodici anni! Anche tu,
Carlo, ora sei un uomo e, forse, anche tu, come me e Gianni, sei
lontano dalla tua mamma. Maledetta guerra! Gemma, piccola Gemma! Tu
non puoi ricordarti di me, avevi solo due anni! Chissà che bella
signorina sei diventata! Piccola mia, mi accorgo che è passato un
altro anno, solo in questa notte di Natale. Solo in questa notte
santa ci penso, perché vedo nel cielo la cometa che indicò la strada
ai re Magi, e solo in questa notte ho un barlume di gioia, e
forse... forse, sì. Perché no? Sento un brivido di felicità perché
ti vedo, ti parlo. Vi vedo tutti intorno al presepio. Sento la voce
di Carlo". - Ma lo vedi che non è ancora mezzanotte? - Interviene Gianni.
E tu, Gemmina mia, ti alzavi sulla punta dei piedi per vedere, ed eri felice. Correvi da me e tra le mie braccia, balbettando mi facevi milioni di domande, come una mitragliatrice. Vi vedo tutti come in sogno. Dimmi, amore, chi te lo ha costruito il presepio in questi anni? Di certo la mamma. Povera Clara, quanto devi aver sofferto! Dev'essere mezzanotte! La stella scende sulla grotta. Voi tutti vi raccogliete intorno al presepio. La mamma fa il giro intorno alla stanza, col Bambinello tra le coppe delle mani, prima di deporlo nella mangiatoia! Si cominciano a sentire i primi fuochi d'artificio, le campane suonano a Gloria. Voi uscite sul balcone per vedere, per accendere anche voi i vostri bengala; la mamma non si è mossa. E' inginocchiata davanti al presepio e prega. Lo so perché prega. Anch'io prego per lo stesso motivo. Prego affinché tutto finisca al più presto e io possa rivedervi. Lacrime copiose bagnano il viso del triste prigioniero insonne. I guardiani russano. Ed è sempre così, ogni anno, Come un appuntamento col destino, Pietro si sedeva là, prendeva i tre bastoncelli, li conficcava nella terra e parlava loro. Lo credevano impazzito, poverino! Invece sperava, sperava e si diceva: "Forse il prossimo Natale!" Così erano passati tredici anni: tredici Natale! e lui era sempre sotto il cielo freddo, stellato, a colloquio con tre pezzi di legno: tutta la sua vita in quelle tre speranze. |
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