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| Reno Bromuro |
| LETTERA AL PADRE |
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Sei solo un uomo, un piccolo uomo che guardo di lontano. Padre se anche non fossi mio padre ugualmente ti amerei per te stesso.
Se mi tornassi questa sera accanto troverei per te un pianto da bambino e gli occhi s’aprirebbero al sorriso. Ricordo le lontane stagioni quando detestavo la tua immagine perché mi prendeva la libertà: i cinque minuti per sentirmi io. Non capivo che mi proteggevi da una vita a volte dura da giorni ingannevoli e beffardi.
Con gli anni ho imparato ad amarti e ho sofferto molto per capire. Ho combattuto con l’immaturità e i limiti del mio carattere per riuscire a sentire cosa sei veramente per me: due occhi puri e un cuore immenso che sa donare; ma non lo capivo e non facevi niente perché lo comprendessi.
Ora sono in bilico sul primo gradino della vita e aspetto che qualcuno, forse tu, Padre mio, se ne accorga. Non mi hai accompagnato fin qui ma forse, papà, un pezzo di strada lo possiamo ancora fare insieme. Padre se per una volta mi avessi stretto le mani nelle tue l’Universo intero, così grande ci avrebbe visti insieme. La storia già scritta ha lacerato tutti i sogni nostri e li ha impressi sul tuo volto stanco. Adesso che non ci appartengono più posso toccarli.
Ascoltiamo insieme la melodia del silenzio. Facciamola nostra, ora, questa Pace; ma ora, subito, che domani potrebbe essere tardi. |
| (da «Il tempo della vita» edizioni NonSoloParole 2003) |
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