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Reno Bromuro |
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| Critica a: | |
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IL GELO DELLA MORTE TRA NOI |
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| Christina Georgina Rossetti | |
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Non mi rimproverare: lascia che io prenda fiato, non lo piangerò a lungo. Era fragile la corda vitale, ma molto forte quella dell'amore. Ancora un poco vorrei vegliare finché troverò dove dormire. Tu vai pure, non piangerò, vai pure, riposati. Troppo intenso è il dolore e il cuore palpitante duole troppo. Possono esserci singhiozzi o lacrime d'ira dove non sono speranze né timori? Benché con te sia sola e così sarà dovunque, non leverò gemiti vani. Nessuno dirà, "Non ha sopportato": finché avrò vita, sarò forte, ma non lotterò a lungo. Ascolta, ascolta! Per tutto intorno una voce sommessa mi chiama, e un passo è sulla scala, e viene uno che tu non puoi vedere. Ascolta, ascolta! Ancora, ancora una mano incerta bussa alla porta. Senti! È ritornato, il mio diletto è ritornato, fallo entrare dalla fredda pioggia, porta il vino, e che nulla manchi. Noi due riposeremo insieme amore, fino alla stagione del sole. Ti proteggerò dal male, da ogni peso ti difenderò. Vieni qui, e riscaldati tranquillo accanto a me. Per addormentarti ti cullerò con dolci canzoni: non piangeremo. Chi ha parlato di pianto? Pure qualcosa tormenta il mio cuore, vorrei dimenticare, e un dolore, un bruciore, - Ah!, madre mia, è invano, perché lui non è tornato. |
| LA POESIA DEL GIORNO “IL GELO DELLA MORTE TRA NOI” | |
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Christina Rossetti fu educata in casa dalla madre. Intorno al 1840 la famiglia aveva grosse difficoltà economiche dovute al peggioramento della salute fisica e mentale del padre, che a quel che sembra abusò sessualmente di Christina. A quattordici anni Christina soffrì di una crisi nervosa che fu seguita dalla depressione. In questo periodo lei, la madre e la sorella si interessarono al movimento anglo-cattolico, che era parte della Chiesa Anglicana. La devozione religiosa gioca un ruolo importante nella vita di Christina: appena diciottenne si impegna sentimentalmente con il pittore James Collins, ma la relazione finisce perché quest'ultimo torna ad essere cattolico. In seguito si lega al linguista Charles Caylei, ma non lo sposa, nuovamente per motivi religiosi. Christina inizia a scrivere molto presto, ma solo all'età di 31 anni, vede pubblicata la sua prima raccolta di poesie, “Goblin Market and Other Poems”. L'opera ottiene una critica molto favorevole e Christina è salutata come la naturale erede di Elisabeth Barret nel ruolo di “Donne laureate”. Il titolo che assegna il nome alla raccolta è il lavoro più famoso di Christina Rossetti, e nonostante a prima vista sembri semplicemente una filastrocca sulle disavventure di due sorelle in mezzo agli gnomi, la poesia è complessa e ha diversi livelli di lettura. La critica l'ha interpretata in modi molto diversi: vi ha visto un'allegoria sulla tentazione e la redenzione, un commento sui ruoli sessuali nell'epoca vittoriana, e la tematizzazione del desiderio erotico e la redenzione sociale. La Rossetti continuò a scrivere e pubblicare per il resto della sua vita e si concentrò soprattutto sulla poesia devozionale e per bambini. Tuttavia le cose più interessanti che ha scritto sono poesie d'amore. Non si tratta di fantasie o di petrarchismo cortese: nascono da storie d'amore dolorosamente vissute e da sprazzi di lucidità che trasformano il dolore in un sentimento leggero e giocoso. La famosa "When I am dead, my dearest" esprime tutta la sua insicurezza: Christina non è sicura del proprio amore quanto non è sicura dell'amore dell'amato, il quale dunque non è caricato di doveri, che del resto neppure lei potrebbe sopportare. Mantiene una grande cerchia di amici e per dieci anni lavora come volontaria in una casa di accoglienza per prostitute. Rimane ambivalente riguardo al suffragio femminile, ma molti hanno riconosciuto tematiche femministe nella sua poesia. In più era contro la guerra, la schiavitù, la crudeltà contro gli animali, lo sfruttamento sessuale delle minorenni e ogni forma di aggressione militare. Muore di cancro il 29 dicembre 1894 e viene seppellita nell'Highgate Cemetery. All'inizio del Novecento, con il modernismo, la sua popolarità è offuscata, come anche quella di molti altri scrittori dell'epoca vittoriana. Christina Rossetti rimane a lungo dimenticata fino a quando negli anni Settanta è riscoperta da studiose femministe. Ne «Il gelo della morte» è palese la presenza di Aristofane, perché la poesia è gravida di pensiero tumultuoso; dapprima appare scabra alla superficie: “Era fragile la corda vitale,/ma molto forte quella dell'amore” suona come la trilogia eschilea. Ella si adopera a rendere una lingua freddamente classicistica, quale potrebbe forse servire a riprodurre l’atmosfera del gelo che penetra lentamente e corre in profondità, allora il suo pensiero si allinea con l’ispirazione poetica e forma il parallelo con le due forze dell’Io creativo e del Sé razionale affinché diventino come due gocciole d'acqua che si assomiglino. A mano a mano, con l'esercizio cresce la facilità del verseggiare, già agli inizi mirabile e che non è sempre quello di gusto più fine, Ella tira sempre più via, anche la sua versione più coscienziosa, oltrepassa di volo le difficoltà della parola. Le ultime interpretazioni, abbondano di sviste, che con un po' più di attenzione, con un po' più di disciplina, si sarebbero facilmente potute evitare. Come poetica storica Ella si è estraniata da molti anni quando scrive questi versi, perché vuole dapprima teorizzare la propria predilezione, che è frutto di temperamento personale, e, com'è naturale, è qualificata e mostra di non intendersi di storia, ma di giudicare la letteratura sugli schemi dei puristi del principio del secolo Diciannovesimo, di essere rimasta, quanto a formazione poetica, alle ingenue dottrine formate per lo più da troppe parole; la memoria di cui è fornita di educazione musicale davvero squisita, attribuisce maggiore importanza, alla musicalità del verso; ma non spiega i metri che più avrebbero bisogno di essere spiegati, quelli del canto. Riassumendo: artista di vena schietta e ricca, e sempre purissima; preparazione filologica originariamente buona; forza dialettica tanta quanto basta a convincere il gran pubblico; di sotto alla maschera del Poeta modernissimo spunta da qualche anno in qua sempre più chiara la faccia dell'«ornatissimo» letterato del secolo. |
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