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Reno Bromuro

 
«è solo vita»
 
di
 

Marilena Ferrone

 
 

Marilena Ferrone (sedicesima concorrente per il Premio Renato Milleri (REMIL) Poeta dell'anno, classificatasi al secondo posto) è nata a Valence (Francia) l’11 giugno 1965 vive a Casentine in S. Eusanio Forconese nella provincia di l'Aquila.

Collabora con il mensile Città News in uno speciale dedicato alla poesia e con il trimestrale di lettere novanta. Partecipa attivamente nel gruppo culturale cittadino "Saturnino Gatti"

Ho pubblicato "E' solo vita" il libro di poesie cui parleremo.

Afferma il prefatore «Se c'è un segno distintivo nella poesia di Marilena Ferrone, questo è la forza della tenerezza». Esaminandola con me vi accorgerete che la tenerezza di cui parla il prefatore è soltanto nelle sue intenzioni. Il ritmo, la metrica libera e la virilità, meravigliosa in una donna, ricorda molto la forza di Majakovskij.

 

 

 

 

«C'è un posto nei tuoi

occhi

dove annegano

le resistenze

Lì ti raggiunge la vita

e scopri

che puoi solo amare»

 

in questi versi in cui la musicalità sostituisce la mancanza metrica c’è l’inizio del mondo poetico della Ferrone, un’armonia del suo percorso poetico - esistenziale,in una cornice godibile di purezza lirica personalissima, incomparabile per consapevolezza di sé; incomincia a tentoni, poi si spezzetta, come tagliata con l’accetta al modo di Garcia Lorca, e la lirica acquista un ritmo di flamenco che fa accapponare la pelle:

«Scorrevano le parole

pioggia sui miei pensieri

ed altri incomprensibili

mute

mi restavano appesa…» 

Senza attribuire troppa importanza ad una lirica o ad un nome si avverte la presenza dell’autrice che vigila e non demorde; forse sarebbe più giusto affermare che è chiamata in causa dalla sua stessa poesia.

Non per nulla però, nel gruppo di poesie «E’solo vita» c’è più autobiografia che il poeta vi rifà la voce dell’esistenza, così naturale che l’aggiornamento delle ultime novità in fatto di moda letteraria, leggesse molto oltre che Majakovskij, anche Federico Garcia Lorca, entrambi vigili e presenti nella costruzione poetica di Marilena Ferrone.

«Sempre un attimo mai stato

sempre

quel calmo dolore

quel peso leggero

Una mano sul cuore appena appoggiata

e il respiro fermo…» 

Dal ritmo del flamenco fuoriesce un cuore positivistico in cui l'utopia rappresenta l'indice d'un’aporia, l'aporia dello scientismo, cercato per sottrarsi alla prepotenza del sentimento e dell'immaginazione, senza uscite. E così il momento filosofico emergente risulta tradito da un vago sognare «perché il respiro è fermo» momento che esalta i limiti della vera creatività dell’Io per far posto al Sé razionale sempre presente.

«Nascosto tra la folla pagante

straniero clandestino

dietro falsa identità

braccia lunghe e occhi stanchi

su strade senza cartelli…» (pag. 71)

L'ambiguità di questa posizione consente di spiegare da un lato la straordinaria esaltazione lirica in un mondo dominato dalla fiducia nella potenza della Poesia, proprio nella misura in cui i versi non costituiscono un'autentica scelta e quindi un vero pericolo per la produzione. Ma in tal modo si spiega anche l'accanimento con cui il Poeta emerge dalle ambigue apparenze di un socialismo sentimentale e romantico l'istanza del superamento di una concezione dell'uomo e della società.

Tutto il libro è seminato di nuvolette d'un giallo acceso dove c'è la designazione di quello che in «E’ solo vita» sarebbe stata: una stupenda sinfonia di colore.

Naturalmente, la poesia ha un valore letterario anche nell'ambito delle nuove correnti poetiche-letterarie visionando a sprazzi la poesia visiva, a volte l’intimista, senza mai, però abbandonare il sociale. Annamaria Ferrone o in modo o in un altro canta a squarciagola il suo tempo e in questo caso il suo lirismo diventa canto sociale libero da infatuazioni politiche indicative di una lettura condotta con mimetica simpatia, è questo il suo modo più possibile di fare poesia.

Se la metrica ci rimanda, agli esperimenti di cui sopra direi anzi qualcosa di più: è il gusto delle immagini, del linguaggio e del colore che i versi creano a mano a mano che sono letti sgranati come un rosario.

In questa poesia l'andatura sintattica, il ritmo, sanno del Lorca cantilenante e andaluso, l'immagine è di un candore che commuove o fa sorridere indifferentemente.

Sono episodi marginali non però quel particolare momento della creatività e la lotta continua tra l’IO creativo e il Sé razionale che nella sua formazione, hanno qualche senso; non foss'altro, di un’iniziale disponibilità a certi modi di far poesia senza scuola come in Italia ce n’è molta e nel web addirittura inimmaginabile, ogni giorno è un fiume in piena di parole scritte maggiormente in verticale che hanno nomi, appunto, quali D'Annunzio, Pascoli, Pessoa, Prevert, ecc… ecc….; è un prendere atto, della limitatezza e della grandezza della poesia della Ferrone in cui c’è un'abbondanza soprattutto di colori musicali: una lunga striscia di rosso infuocato s'intreccia in modo bizzarro col verde smeraldo della natura. Tutto il cielo è seminato di nuvolette dove la designazione di una stupenda sinfonia di colore.

Il processo di trasformazione da luogo a turbamenti e a conflitti interni. L'ipotesi di una soluzione sia pure transitoria o che perseveri nell'intento di realizzare il cambiamento risulta ingannevole.

Integrare con la stessa sicurezza una sequenza di versi senza mai usare un endecasillabo mutuo ipotecario; invece quanto sarebbe stato bello se li avesse usati, avrebbe assolto il compito che, almeno in Italia, un Poeta indipendente e senza scuola, anche se ha la forza majakovskijana e il verso tagliato con l’accetta garciano avrebbe potuto assolvere il potere di risentire a volta a volta uno spirito diverso, parlare liberamente, mettendo da parte il Sé razionale, con ciascuno spirito con la sua lingua. Questi versi sono adatti ad una visione per un'altra ragione: ella, come troppo spesso gli artisti, è non una tenace, ma impaziente: versi come i suoi non stancano, anzi avvinghiano il lettore lasciandolo imbambolato.

 
Roma 10 luglio 2006