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Reno Bromuro

 
 
Luciano Somma
 
 
l’alba di domani
 
 

Luciano Somma è nato e vive a Napoli. Ha pubblicato diverse opere poetiche, ed ha vinto premi letterari fra i più importanti.

Somma è un poeta dall'intensa produzione letteraria, sia in italiano sia in «lingua» napoletana; è, forse, il Poeta più presente nel web tramite il quale è possibile avere notizie sulle sue opere e sulla sua vita.

Per me che ho diviso le prime apprensioni, i primi sorrisi per le congratulazioni dei grandi Poeti napoletani, forse più celebri per le canzoni che per le Poesie: Natale Gaetano Spadaro, che ci accoglieva nella sua casa di Vico Acitillo, al Vomero e poi in Via Marina poco distante dalla stazione ferroviaria, ogni ultima domenica del mese; Pacifico Vento (autore di Torna e tanti altri successi), Giovanni De Caro, Amedeo Greco, ecc… l’elenco sarebbe troppo lungo, ma non posso non citare Rodolfo Talamo, i quali pur complimentandosi erano prodighi di consigli; le prime delusioni per il rifiuto di un manoscritto da parte di un editore, non è facile… si potrebbe pensare che sono di parte, ma se qualcuno dovesse pensarlo, tenga presente che sono un professionista e la poesia di Luciano, sarà trattata come tutte le altre partecipanti al concorso.

Luciano ha presentato «L’alba di domani» con il testo in inglese a fronte curato da Pamela Allegretto Franz; la presentazione è di Isabella Michela Affinito, la quale ci dice subito che stiamo vivendo l’attesa dell’alba di un domani come l’attesero i Fenici, i Sumeri, i Greci e i Romani; come se volesse anticiparci la fine di ogni illusione e, addirittura della speranza, che come diceva il Poeta «è l’ultima a morire». E l’Autore, Luciano Somma, chiede perdono al lettore:

«Perdonateci

Questa dannata voglia

di vivere in un mondo

a forma di colomba

e non tra fiori finti

perdonateci…»

Se non fosse per il grido del Poeta noi non avremmo alternativa dell’esistenza dopo l’illusione. Noi sopravvivremo ai Sumeri, ai Fenici e ai Greci e Romani perché la tecnologia, anche medica, ci dice che per vivere umanamente significa optare tra l'uno o l'altro modo di essere o di esistere.

Anche fondamentalmente dipendenti del nostro essere, poiché siamo venuti all'esistenza senza la nostra volontà, l'esigenza d'autonomia (il libero arbitrio) ci unisce umanamente.

«Certo che è stato

poco più di niente

questo mio urlare

in mezzo all’Universo

(mi brucia ancora in gola

una bestemmia)

imprigionato

in una ragnatela ti ho rifiutato Dio

per non averti visto

nel materiale affanno di campare

al limite della sopportazione…»

Infatti, noi ci siamo voluti se siamo stati creati, è un'azione di carità. Il nostro

essere, la nostra autonomia di persone si esprimono per mezzo di tale atto.

Se il principio dell'essere nostro fosse una necessità a produrci e a determinarci ciò che siamo, fatalmente noi saremmo modi, momenti o fenomeni, non esseri.

Similmente se il principio del nostro essere fosse una volontà di potenza, noi non saremmo che cose o strumenti. Il voler sentirsi autonomi che sta nella parte inferiore della nostra sottomissione non può esplicarsi che nella concezione cristiana d'un Dio che ci fa esistere per un atto di bontà. Dio nel comunicarci l'essere suo ci mette nella condizione di rispondere al suo amore con un amore simile al suo.

«… A che serve il Natale

(perché sa, lo ha capito

guardando

un albero pieno di luci

ch’è festa)

se il suo amico più caro non c’è?»

La via per cui Dio comunica l'essere suo e la sua vita è il Cristo, ed è il Cristo che fa agire un cane, che si presenta come la carità in atto, la carità di Dio vivente in ogni essere vivo. Questa è la nostra scienza che si concretizza nella realtà. Ma Dio non è soltanto rivelatore di verità, è anche annunciatore di vita divina. Egli è ciò che dice. Noi abbiamo bisogno di lui, non soltanto per chiarire ciò che siamo, ma per divenire ciò che dobbiamo essere e per farci capire il messaggio Divino basta un cane che se ne sta in silenzio accucciato in un angolo, forse lo stesso dove si sedeva il suo padrone, per ricordarci di non dimenticare il "suo più caro amico". In quel momento, attraverso l’azione del cane noi diventiamo ciò che siamo per mezzo dell’azione, un’azione che spiega tutto ed è in definitiva l'azione stessa di Dio.

Cos'è dunque l'uomo? L’uomo è spiritualità, libertà, amore, è un essere posto da Dio che vive in lui e per lui; che non può porsi da sé e che chiarisce a sé l'essere suo e il fine della sua esistenza solo in un legame d'amore per l'Essere e di fede nell'Essere, questo ci ha ricordato il cane col suo doloroso silenzio.

Qui sta la grandezza del Poeta: facendo suo il pensiero del cane, i pensieri degli altri e li rende pubblici prima dell’uomo comune, perché questi vede ciò che il Poeta ha anticipato quando il fatto si realizza davanti ai suoi occhi.

Il Poeta nello straripamento delle sue idee che furiosamente l’Io creativo straripa sulla carta allora sappiamo la grandezza della vita e della carità che si risolvono, mediante l'azione, che volgarmente chiamiamo ispirazione, in una gigantesca lotta spirituale in cui il Poeta non combatte per sé ma per gli altri, e non combatte per gli altri se non combattendo per sé; in questo modo la solidarietà che ci fa esistere gli uni per gli altri e tutti insieme per Dio, non può salvarci che lavorando con lui. Si tratta dunque di pronunciare a Dio e agli altri il si della carità. In questo postulato consiste il valore della nostra vita che il Poeta disincarna per reincarnarla con il suo pensiero. Una prima affermazione del valore della creatività poetica, in quanto nata dalla persona, la troviamo già in Emanuele Kant. È lui infatti, afferma Laberthoinnière, che annuncia che la creatività poetica si presenta per ciò che essa può essere e ciò che deve essere: un messaggio d’amore per l’umanità di un fenomeno non chiaramente comprensibile all’uomo comune. Ciò significa che il Poeta guarda le cose al di sopra della vita di giustizia, della vita razionale e della vita umana, per farle sue; e, infatti, vanno a passeggio con lui, colloquiano con lui fino a quando l’Io creativo non si manifesta, fa straripare quanto ha rimuginato per giorni sul foglio bianco e la vita diventa divina. Già Platone aveva affermato che l'ideale della vita umana è un’imitazione della vita di Dio; se poi l’Artista in generale, il Poeta in particolare usa questo dono perché ci sia giustizia questa è l’espressione tangibile della carità che accompagna sempre l’Io Creativo.

E’ in questo modo, sotto l’effetto dell’IO creativo che il Poeta restituisce l’Uomo a se stesso. Dopo varie,a volte, insensate e pericolose esaltazioni dell'io, o pessimistiche ingiustificate negazioni, o arbitrarie riduzioni alla natura si manifesta la vera via che conduce all'Essere, alle supreme ed eterne certezze dell'Amore.

«Mi sei apparsa vestita di sole

con addosso il tuo nudo integrale

un ricordo fantasma d’estate

che ritorna superbo e io sto male…»

In altra sede parlando di Luciano Somma affermai che: «Il pregio della poetica di Luciano Somma è Il ritmo, elemento primordiale e fondamentale della poesia. La musicalità dei versi riporta alla memoria quella dei popoli primitivi che consiste unicamente di ritmi; essi in effetti sono quelli che D'Annunzio ha chiamato «il cuore della musica». Il ritmo, dicevo, è l'elemento che influisce più intensamente ed immediatamente sull'uomo, avendo un'azione diretta sul corpo e sulle emozioni. La vita organica è basata su vari ritmi: il ritmo della respirazione; il ritmo delle pulsazioni; il ritmo dei vari movimenti muscolari; il ritmo dell'attività e del riposo; i ritmi delle diverse funzioni fisiologiche, per non parlare dei più sottili ritmi vibratori di ciascuna cellula, di ciascuna molecola, e di ciascun atomo, sono mossi e messi in funzione da questi versi che «gridano» l’impotenza di porre fine ad uno stato di cose che si allarga sempre più; è come una macchia di petrolio nell’Oceano, al punto da subentrare da qualche anno anche nel campo artistico. Non sorprende perciò che il ritmo musicale della poesia sommaiana eserciti, una potente influenza su quei ritmi organici, armonizzando o creando discordanze e scissioni.

Nel ritmo dobbiamo distinguere i vari elementi: principalmente il tempo o la velocità e il metro o misura (metrica e rima). Ognuno di loro ha il proprio influsso; ad esempio, più rapido è il tempo, maggiore è la tensione che si produce.

Un’interessante analisi degli effetti psicologici prodotti dai vari disegni metrici può essere trovata nell’individuo ipersensibile, quale il Poeta; e per Poeta intendo l’artista creativo.

Nella lirica di Somma è necessario anche tener conto del «tono». Ogni parola, prodotta fisicamente dal ritmo del verso ha una specifica frequenza vibratoria e produce a sua volta ben determinati effetti fisici e psicologici. Com’è ben noto, la musicalità in una poesia ha un grande potere sulla memoria e sulla conoscenza; per mezzo del suo ritmo si può disporre il discorso grammaticalmente, ché il Poeta, grande dissacratore, con la Poesia è capace di disegnare la vita in figure geometriche, e può riuscire a spezzare oggetti e ingiustizie che i secoli e gli usi hanno convalidato e fatti eterni.

La Poesia ha la capacita di diventare più potente dell’azione, per divenire più pressante sulla più sensibile e vibrante sostanza viva dei nostri corpi! Ogni verso ha una particolare qualità che non può essere espressa con parole. Questa qualità produce effetti diversi, perciò non è possibile attribuire una specifica qualità emotiva a ciascun verso che ha creato il ritmo; inoltre i vari tentativi di collegare ogni figura scaturita dall’immaginazione del Vate e tradotta in parole, ha un colore corrispondente che dà un risultato sicuro, poiché le correlazioni variano da lettore a lettore. Maggiore efficacia dei ritmi isolati, hanno le successioni, i gruppi di ritmi, nei quali all'effetto singolo di ciascun verso, di ciascuna parola, si aggiunge a quello dato dal loro avvicendarsi o combinarsi con altri di tonalità differenti.

La combinazione dei ritmi, dei toni e degli accenti produce quelle unità poetiche che sono chiamate poesie. Queste sono i risultati dell'attività creativa del Poeta, attività spontanea e ispirata. In termini psicologici, tali creazioni poetiche, come pure altri tipi di produzione artistica creativa, sono elaborate ai vari livelli dell'inconscio».

L’immagine della stessa fine degli Assiri, Babilonesi, Sumeri, Greci e Romani padroni di una tristezza sconfortante, la stessa che si avverte nelle vie, nelle case, fa pensare ad un inesausto panico popolare che, finisce il più delle volte, in una decomposizione, di squallido e pittoresco, sfacelo.

 
 

     Roma 22 luglio 2006