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Reno Bromuro |
| Sandra Cervone |
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Amici miei, Buongiorno e che il Sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, oggi ho da raccontarvi che a Roma piove a dirotto e i tuoni mi deconcentrano al punto da mettermi addosso un nervosismo tale!... Fortuna che c’è la poesia di Sandra Cervone che placa l’anima con i suoi versi musicali e se socchiudo gli occhi e mi metto la cuffia ne vedo anche i colori, infatti, la Poesia di Sandra Cervone è invasa dal colore e dalla musica. Sandra è nata a Gaeta (Latina) e svolge attività giornalistica presso il quotidiano "Il Messaggero". Autrice di poesie e racconti, ha pubblicato varie raccolte di poesie tra cui: «Storia di un amore impossibile»; «Airone» e «Sognano Taiwan»; «Andromaca e le altre»; «Amarti ancora», ecc… Ha vinto numerosi premi letterari fra cui il "Metropolis" indetto dalla rivista "Il Filo" ed il Premio Prosa 1992 del Club Letterario di Latina con il racconto «Specchio». Racconti e poesie sono pubblicate anche on-line.«La poesia come mezzo, strumento per elevarsi dalle miserie della quotidianità. Ma anche poesia come fine ultimo di una ricerca che mira, attraverso l'introspezione, l'autocoscienza e la rimembranza, alla comprensione del sé, dell'altro da sé e della passione che riesce magicamente ad unire due entità che si annullano nell'amore, fonte primaria d'ispirazione d'ogni vero poeta». In altre righe sempre delle recensioni ricevute si legge: «La vita, dunque è bella: questo il messaggio di Sandra. Anche quando un amore non nasce, anche quando un amore finisce, la vita è degna d'essere vissuta. Perché le emozioni che l'innamoramento accende, il risveglio dei sensi, il rinnovato candore, il riscoprirsi a guardare il mondo con occhi puri di bimbo giustificano la sofferenza dell'uomo». Amo paragonare le Poesie di Sandra Cervone ad uno di quei fenomeni di cui narrano i viaggiatori nei paesi del Mezzogiorno. In un cielo mirabilmente azzurro appare la magica visione di una gran distesa di verdi prati fioriti e multicolori, boschi ombrosi, acque cristalline; e in quella rigogliosa natura figure umane che, come farfalle, per non sopraffare il canto che il vento fa intonare alle foglie nei tempi di tutte le stagioni e come loro a volte e tenero e aderente al corpo, altre è violento e freddo come la solitudine; a volte porta quell’odore del tradimento che lascia l’amaro in bocca, tanto forte da non aver voglia più di mangiare o di bere. Ma se si cerca di toccarlo ecco che svanisce come per incanto, e allora quel mondo fatto di lune, le parvenze delle salite e discese di languidissimo ardore, diventano simili alle ombre perché dopo un attimo tutto è passato e ritorna la realtà a rendere vivibile la terra perché può portare gioia, dolore, ansia, tormento, perciò dev’essere vissuta fino in fondo. Specialmente negli ultimi tempi, quelli a cavallo tra il secolo scorso e il nuovo, si è avuto un miscuglio di generi poetici, ma proprio tantissimi, che il critico si è sentito «smarcato» perché o sono elucubrazioni personalissime, oppure collage di versi di cantori del passato e del nostro tempo, ché il plagio non fa più paura a nessuno; e questo perché non c’è più fantasia. Per fortuna esistono Poeti come Sandra Cervone che ci fanno dimenticare l’esistenza di queste brutture e ci fanno vedere il mondo, assai più bello di quello che appare, specialmente quello artistico dove famelici avvoltoi sono sempre in agguato per carpire versi e concetti. La Poesia di Cervone è un susseguirsi di visioni, che le metafore, indovinate e musicalmente colorite, ben si adeguano al quadro immaginifico che mostra. Alcune immagini appaiono come le bolle iridate del Purgatorio dantesco, proprio perché mentre una svanisce, un'altra sorge. A volte il miraggio appare quando si ha la visione di un rilievo scolpito e soltanto quando la Poesia è diventata familiare, si può vedere l’eterea irrealtà propria del mondo in cui viviamo, che Lei mostra con luminosità avvolgente. In questo affermerei senza paura di cadere in un grossolano giudizio, che le immagini della Cervone sono sentimento e colore; più esattamente potrei dire che i versi, vivi di colori, fanno vibrare tutte le liriche di un’intimità sentimentale. Da tener presente che l'intuizione lirica non si cristallizza tutta in immagini, ma trascende la particolarità nel canto che le avvolge di un alone aereo, ed esprime la spiritualità più profonda che la rappresentazione concreta non sarebbe bastata a dare. A chiarire meglio queste osservazioni, e prevenendo l'obiezione, di chi potrebbe notare come nell'analisi sembra di dare maggior risalto all'elemento pittorico e a quello musicale, ricordo che Botticelli fu chiamato «pittore essenzialmente musicale», perché il fascino dell'opera sua, come quella di Sandra Cervone, non sta solamente nella perfezione lirica, nell'eleganza del verso, ma in quel soffio poetico che investe le immagini, in quello che d'indefinito, supera l'apparenza materiale delle cose, per condurci nel magico regno della fantasia. Musicale dunque la Poesia di Sandra Cervone come quei due o tre poeti che celo nel cuore e che amo più che ogni altro che popola il web e la carta stampata, che si trova sulle bancarelle, spesso scolorita e, come afferma De Sanctis, «la musica interiore delle cose: musica nella quale l'arte trova l'intima unità» si perde o non è stata mai creata. Ma nella Cervone è l'unità stessa delle liriche che sembra riposta in quell'atmosfera di limpido azzurro, nelle quali si formano e dileguano rapide le visioni variopinte: un atteggiamento costante verso la realtà, è contemplazione beata del mondo. |
| SENSUALMENTE |
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Sensualmente ti condurrei al riparo. Dei tanti versi snocciolati al cuore. Dei melograni, ampolla e filtro e storia, dei mutamenti al sole e desideri.
Sublimando le parole ti canterei da diva, da nobile ancella e fiera schiava e strega... Al muro/divisione tanti fori e noie, al vetro/mio/coraggio tutto l'amore e le memorie...
Chicco d'uva, sorgente di bel sole, amplesso amato e ricordato e avuto... ricciolo di quel che fummo al bivio, al pianto, alla miseria, al vento astrale...
Piccola perla seppellita del mio canto: raggomitolata stella pura sarò, nelle pieghe del tempo e fra le more. |
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