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Reno Bromuro

 
 
Critica alla poesia di Matteo Bromuro
 

Amici miei carissimi vi chiedo solo una piccola frase che commenti la poesia in calce di questo decenne, che si pone mille domande, vedendo colonne di quotidiani che parlano di lui. Non sa spiegarsi come mai una semplice poesia scritta pensando all'unione fra gli esseri umani abbia mosso più di un giornalista a scrivere di lui, parole che vorrebbe capire. Ma gli suggerisco solo di conservare quanto hanno scritto di lui e quando sarà più preparato culturalmente li andrà a rileggere e capirà di aver inventato una nuova poesia. Proprio come capita ai Poeti Veri che scrivono senza sapere cosa e alla fine hanno scritto un capolavoro.  Reno Bromuro

 

 

Piccolo alunno di Paduli primo al festival della Poesia

Sembra essere una classe speciale  la quinta elementare dell’Istituto “Manzoni” di Paduli, composta  da alcuni alunni particolarmente portati nelle materie - artistico letterarie, anche e soprattutto grazie all’impegno e alla dedizione di Giuseppina Santosuosso, insegnante da sempre impegnata nella valorizzazione dei suoi allievi. Un alunno dell’Istituto ha vinto, con una poesia, il concorso «Un libro per amico» in occasione della “Fiera del Libro”, organizzata a Moiano.

Matteo Bromuro, questo è il nome del piccolo poeta padulese di dieci anni, che ha partecipato al concorso con un componimento poetico di grande spessore nella sua semplicità e spontaneità.

”IO SO NU VAGLIUNCIELLO”  questo è titolo del suo originale componimento, scritto in dialetto napoletano, in versi liberi con rime baciate. Anche la commissione esaminatrice di quel concorso ha apprezzato la poesia; si tratta di un componimento in versi in cui emerge l’esigenza di vivere felice nel proprio paese, turbato, però, dalla prepotenza, dimostrando fin da piccolo la necessità di opporsi «alla cultura della violenza».

 

«Però, è nu peccato

nun puté corre spenzerato

int’a stu paesiello tanto amato,

pecché ce sta quaccuno, cchiù de uno

che fa nu poco u buffonciello»,

 

sono alcuni versi di questa bellissima forma espressiva a rima baciata scritta da Matteo, da cui emerge il rifiuto totale per ogni tipo di sopraffazione e comportamento, che oggi osiamo usualmente definire di bullismo. (Luigi Paterno, “Il Mattino” )

L’articolista lo ha definito «componimento poetico di grande spessore» non andando oltre, ma se avesse avuto spazio sono certo che avrebbe aggiunto che Matteo, senza accorgersene ha inventato un nuovo linguaggio musicale, perché ciò che ha scritto non appartiene a nessuna lingua o dialetto esistente, ché altrimenti avrebbe scritto in padulese o in napoletano. Non mi soffermo a parlare dell’invenzione musicale, tipo “Trovatori” in cui prende corpo più l’invenzione che il contenuto, anch’esso alto e sentito, paurosamente sentito se si pensa che a dirlo è un decenne, poco più di un bambino. Non parlo neanche di traduzioni in altri dialetti della Regione perché inesistenti. Mi confermava un filologo che la lirica di Matteo non sono parole ma note che hanno il ritmo dell’endecasillabo pur non scritta in endecasillabi. La rima baciata, poi, è il capolavoro Beethoveniano in cui ci trovi sia la forza irrefrenabile della “settima”, sia il languore nostalgico della “Nona”, sia il “romanticismo del Chiaro di Luna”

Ecco perché ho evocato,innanzitutto i problemi della lingua. Ma è ben nota la differenza tra lingua e linguaggio. Dalla lingua italiana ad uno dei vari dialetti italici, cosi prodigoriamente figli della stessa matrice, si sa quali differenze corrano per quanto riguarda cadenze, accenti, sonori­tà, e soprattutto il tono di voce; e, nella composizione di Matteo c’è l'intonazione cosi decisa­mente contrastante nei due idiomi: padulese e napoletano. Per Matteo, tali differenze vengono acuite dal fatto che l'impostazione della voce ha una sua fondamentale preoccupazione di musicista, nonché dalla scelta lingui­stiche estremamente personali e nuova. Cosi il linguaggio della poesia, che presenta la difficoltà di essere il proprio personalissimo linguaggio: suo e di nessun altro; in cui l'essenziale si trova già esposto nella Poesia.

Matteo, inconsciamente ha trasposto in arte i propri pensieri e li ha configurati piuttosto come una musicalità indispensabile al suo linguaggio poetico.

Grammatica e metrica, una funzione importante, l’ha devoluta all'orec­chio, che può fallire, al gusto, che spesso varia, e soprattutto all'intuizione, che per il Poeta non sbaglia mai perché gli giunge dall’etere. Il linguaggio di Matteo Bromuro, a ben considerarlo col distacco temporale, si presenta come linguaggio atem­porale, che alla sua atemporalità attinge un certo sentire originalissimo.­

 

Matteo Bromuro
   

I' so nu Vagliunciello

“Io sono un ragazzino”

   

I' so nu vagliunciello
e vivo int'a nu paesiello
piccerillo, piccerillo                      
ma tanto bellillo.
Però, è nu peccato
nun putè corre spenzierato
int'a stu paesiello tanto amato
pecchè ce sta quaccuno
chiù de uno
che dint'a stu paesiello
fa nu poco u buffunciello.
Si a fenessero e da fastidio
stessemo tutti n'grazia e Dio

Io sono un ragazzino

E vivo in un paesello

Piccolino piccolino

Ma tanto carino

Però è un gran peccato                           

Non poter correr spensierato

Per la strade di questo paesello amato

Perché c’è sempre qualcuno

Più di uno

Che in questo paesello

Si mette in mostra facendo il buffoncello

Se la finissero di dare fastidio

Staremmo tutti nella grazia di Dio.