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Reno Bromuro

 

NON SPARARE
 
di Marcella Boccia

 

Marcella Boccia con la pubblicazione dell’ultima raccolta di poesie «Non sparare» ha fatto poker d’assi. “Impronte digitali sulla mia Anima” 2004, secondo premio al concorso di Proposte editoriali: Elsa Morante; “Welcome a Baia giuliva” (2006); “Diario dall'India” (2007) e “Non sparare” più un asso nella manica scritto a quattro mani con il padre Pietro. Il 2007 è stato un anno molto prolifico per Marcella. Ma vi devo parlare dell’ultima raccolta di poesie “Non sparare” e non devo  distrarmi sugli altri libri di cui, appena finiti di leggere, vi dirò il mio pensiero. 

Vi dico subito, che la scrittura è secca, dura, irta, i versi mai aridi e distaccati. Nel canto libero delle liriche, tradotte anche in albanese, è imparziale, eccitata forse, rabbiosa e talvolta, esasperata. Marcella Boccia presenta le sue carte di credito lontane dai modi del naturalismo e del verismo, per lanciare il suo canto a voce spiegata nel realismo poetico, con un periodare che lascia fraintendere lo scrivere come intenzione, o meglio illusione, di cantare la realtà per restituzione o per sostituzione con una o più convenzioni obbligate.

«Non sparare

non mi piace questo gioco

Non sparare

sono solo una donna nata schiava

Non uccidere i miei sogni

sono solo una piccola donna che sogna

nella notte buia del suo burka»

Nella sua Poesia, Marcella Boccia è referente delle intenzioni di un popolo che non sa più che cosa vuole e che definisco «documento», poiché d’accordo con De Sanctis il suo canto è immediato e sintetico come il popolo del suo tempo, ma nello stesso tempo è anche vero documento, postulato riconosciuto e verificato, perché è tale, però mai assolutizzato in sé, Si collega al significato/significante tramite due mediazioni: una fenomenica, l’altra metaforica.

L'oggettivo burka, confuso con l’oscurità della notte non è messo in quel punto per caso o ricercato nella fattualità, dopo esser stato costatato, ma è sperimentato e specificamente individuato: colto, appunto, per frammenti che si ricompongono durante il percorso della raccolta, come ideologia delle cose e dei fatti.

A pagina 29 nella lirica “Seme d’amore” è la conferma di quanto ho affermato:

«Nel silenzio della mia spartana cella

ascolto le voci provenire da altre terre»

(…)

«in una Vita senza mai avanzar pretese

Coglievo il fiore d'ogni sogno

che appassiva per il troppo mio calore

piantavo il seme del miracolo d'esistere

che poi marciva senza mai veder la luce»

Tramite un ritmo stretto e contratto, un succedersi rapido ed asciutto di singola referenza; oppure inserita immediatamente come metafora.

Per esempio, la verbalizzazione di “una vita senza mai avanzar pretese” seguita da altri verbi “pretendere”, “calore”, “esistere”, “marcire” sono grida senza lamento e senza più voce perché sente la presenza della morte dell’umanità.

È chiaro che un Poeta realista canta senza tener conto della lotta conflittuale tra l’Io creativo e il Sé razionale, Ella va oltre senza ascoltare né l’uno né l’altro perché sa che il canto è puramente denotativo.

Altrove, a pagina 39 leggiamo:

«… soldatini di latta

che ieri han perduto i dentini da latte

tornate dalla mamma ch’è in pensiero per voi

ché non è così che si diventa eroi!»

Il linguaggio abitualmente ritmico, passa dal movimento alla stasi, dall'azione al giudizio, dal sistema semantico, dei significati espliciti, a quello ideologico, dei significati latenti, mette in chiaro i rapporti tra le cose, a formulare un giudizio, caricando cose e fatti di quella violenza di cui non sappiamo fare più a meno e che è viva, palpitante e dolorosamente costante, tra il simbolico e l'espressione realistica.

Siffatte complessità non sono rare, nel Poeta Marcella Boccia, perché non fa parte dei Poeti appartati, irregolari, extravaganti anche, seppur variamente collocati nell'atlante ideologico, tra i contemporanei che non hanno uno stile definito e innovativo; invece, il Poeta Boccia, è con la sua opera oltre la contemporaneità perché, ripeto, il suo canto è Poesia e Documento del suo tempo, ed oltre il suo tempo, ecco perché ho definito il canto realistico, e forse storico per il suo guardare in faccia la voce che le si para davanti nei momenti in cui la Poesia le fa visita, avvertendo l’umanità del percolo che corre.

NON SPARARE

di Marcella Boccia

Non sparare

non mi piace questo gioco

Non sparare

sono solo una donna nata schiava

Non uccidere i miei sogni

sono solo una piccola donna che sogna

nella notte buia del suo burka

Non sparare

hai ucciso i miei figli

hai ucciso le mie sorelle

hai ucciso il mio sogno di libertà

Non sparare

per l’amor di Dio, aspetta un istante

dimmi almeno il tuo nome western

e poi spara

ma per l’amor di Dio

non mirare al cuore

perché non ho più un cuore

me l’hai spezzato uccidendo i miei figli

Allora spara

non puoi uccidermi due volte

e mira qui, al mio grembo

uccidi questo ultimo figlio

prima che possa guardarti negli occhi

mentre gli spari