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Umberta Ortelli
 
 
 
Poesie
 
 
 
 
La Vita: riflessione, a cura di Umberta Ortelli, sulla vita con testi di autori vari.
 
 

Brevi cenni biografici
 
 

Non amo parlare di me e non è facile descrivermi. Mi chiamo Umberta Fucile in Ortelli, nata a Subiaco (Roma)  il  7 Maggio 1936. Paese che si stende all'ombra del monastero di San Benedetto e Santa Scolastica, lambito dal vorticoso Aniene. La mia infanzia e adolescenza sono  trascorse fra  Roma e le Marche . Per quarantadue anni ho,  poi, vissuto a Bologna, che considero la mia città. Da due anni abito a Perugia. Ho seguito gli studi classici, ma la vita mi ha portato su strade molto dissimili da ciò che avevo studiato. Sin da piccola lo scrivere è stata una mia passione e bisogno. Osservo  tutto, sono innamorata della vita, con i suoi vari risvolti, della natura  e ho una certa sensibilità a captare tutto ciò che attraversa la mia strada. Con i miei versi desidero  trasmettere, al lettore, le sensazioni che provo, comunicare e donare emozioni, momenti di pensiero, anche per  situazioni attuali, e riflessioni, spero di riuscirci almeno in parte. La mia poetica ne è un esempio, spazia su diversi argomenti, raramente è autobiografica. Non ho mai pubblicato su cartaceo, sono presente in qualche sito internet.

 
 
 

Il percorso poetico di UMBERTA ORTELLI si snoda attraverso una carrellata di sentimenti,

autentici e vissuti, con grande efficacia stilistica e contenutistica.

Versi brevi, sintetici, mai banali che seguono una filologica maturità che si estrinseca in una

ritmica Indubbiamente di grande validità letteraria.

In “E’ L’AMORE”: “Si incontra ad ogni angolo, dentro ad un portone, all’ombra, al sole…

Distratti l’ignoriamo!” E’ il riferimento all’amore per uno sfortunato simile, per un accattone”

avvicinandosi inconsapevolmente ad un mio testo dal titolo: “BARBONI” a dimostrazione d’uno

stesso modo di sentire e constatare che affratella.

Ancora in “DOMANDE VANE” si riferisce, in una metaforica esposizione, ad un silenzio senza

voce, dove l’unico suono che si ascolta sono i suoi passi. 

Un inno in “JALTA 1945” dove la poetessa riesce ad inviare un messaggio di pace universale, il

lettore - fruitore potrà dunque, attraverso la lettura dei pochi ma intensi titoli presentati, rendersi

conto di non trovarsi di fronte ad una banale esposizione di fatti, che spesso contraddistinguono

la maggior parte della moderna poesia tesa più a, presentare “cronache” che vera lirica.

I testi, tutti, sono accompagnati da un’accattivante ed appropriata grafica che rende ancora più

originale, perché visiva, la tematica esposta in un felice connubio Poetico - pittorico.

 

Luciano Somma                         

 
 

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