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Umberta Ortelli

 

I Ricordi
 
 
              
Arrivano così, di soppiatto,
non li aspetti,
non è il momento,
è scattata una molla,
per un niente.
Prendono alle spalle,
son vigliacchi,
non guardano negli occhi.
Dolci, subdoli o violenti,
improvvisi si insinuano,
striscianti.
I ricordi.
 
Li respingi, ti difendi,
non puoi.
E' il passato, lo sai,
ma sono tuoi.
 
Simili a un tubo che cede,
d'improvviso,
là, proprio sotto il lavandino.
Ma guarda il posto!
Ma guarda che giornata!
 
Zampilla l'acqua a fiotti,
non si ferma.
Agitata, convulsa,
scalmanata,
con spugne, stracci,
la rottura avvolgi,
ma non tamponi.
 
Corri, telefoni, ti affanni.
L'acqua esce inquietante,
prepotente, irruente.
Si allarga, a ventaglio,
si infiltra nelle stanze.
Scivoli, sguazzi, ti arrendi.
Alla fine, quasi, quasi,
ti diverti.
 
Così i ricordi,
che non hanno un domani,
ti annegano, inesorabili,
spietati.
Gonfiano gli occhi
contraggono le mani
 serrano le labbra.
Soffocano, hai caldo
sudi freddo.
Girano intorno
è un turbinio,
parole, gesti,
visi, momenti.
 
Rotolano, corrono
si sdraiano
si allungano sul divano.
Urlano, ridono
 saltellano
rompono.
La statuina di cristallo
andata in pezzi
Peccato, mi piaceva,
ora raccolgo i cocci.
 
Riprendo a ragionare.
Fuori tutti !
Serro la porta
mai più sarà aperta.
Ormai è il passato
come dire:
è il latte versato.
 
Non è successo nulla
è tutto come prima.
Silenzio.
Una quiete invadente  
mi calma l'affanno.
 
 
Il solito libro accanto,
sul divano,
la musica preferita
il fumo della sigaretta,
una strana rosa blu 
che  qualcuno,
con amore,
mi ha donato.
 
Mi alzo lenta,
pigramente,
non ho voglia di far niente.
Già... che ora è?
Ma ...sì,
è l'ora del solito the.