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Rita Minniti |
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SEMBRAVANO ETERNE LE STAGIONI |
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Brucia di addii la valigia alla stazione e l’eco d’una radiolina suona la stessa musica, dove sordi i pensieri non l’ascoltano.
Me ne allontano e da lontano, mani di gelo m’inseguono e come neve in agosto, si scioglie lentamente il desiderio d’un respiro.
E’ con me che faccio i conti, chiedendomi perdono e di quell’azzurro, che m’indicava la strada, non ho ricordo. Non lo ascoltavo, mentre rivivo il tempo d’un silenzio furtivo di sguardi al vento, rincorrendo la voce fioca dei gabbiani.
E sembravano eterne le stagioni e le onde, scivolavano senza mai finire, all’orizzonte.
Chissà se ritornando con gli occhi a quell’autunno, sprofonderei nei tuoi o se restando, dentro a un sogno, mi lascerai sognare.
Un senso inverso che oggi sfuggo, ma non fuggo. Mi rifugio soltanto, cercandomi nei passi e con me, nel guscio indistruttibile d’un sogno, sorrido e piango.
E di me non sarà più la paura e non emigreranno più le rondini.
( Impressioni ) |
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Sulle note di Love is a mystery - Ludovico Einaudi |
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