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Rita Minniti |
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MANI D’ARGILLA |
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Scivola su pendii di stagioni corrose dagli anni, il mio corpo, vinto dagli affanni. Si sbriciolano pensieri stretti tra mani d’argilla e la mente rasenta la paura del poi.
Il tempo scorre come acqua d’un fiume verso argini indefiniti e come scena d’un musical, muoio nel suo applauso, quando s’abbassa il sipario. Così tento di sorridere a realtà fantasma svuotate dal rimpianto, dove chissà in quale angolo, la nostalgia, ricuce stralci di sogni.
La nebbia offuscandomi ricopre di segni petali che appassiscono. Le ore si assentano ai giorni, i mesi rispondono distrattamente all’appello, ostruendo il passaggio ai miei occhi della luce e nell’estenuante cammino, temono il suo andare incapaci di fermarlo.
E il tempo non si ferma. Non ascolta il pianto. Avanza indisturbato e non risponde al richiamo del mio lamento, mentre nel rincorrerlo inciampo senza accorgermene, laddove è l’inizio della fine. |
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