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Rita Minniti

 

 

MANI D’ARGILLA

 

Scivola su pendii

di stagioni

corrose dagli anni,

il mio corpo,

vinto dagli affanni.

Si sbriciolano pensieri

stretti tra mani d’argilla

e la mente rasenta la paura del poi.

 

Il tempo scorre

come acqua d’un fiume

verso argini indefiniti

e come scena d’un musical,

muoio nel suo applauso,

quando s’abbassa il sipario.

Così tento di sorridere a realtà fantasma

svuotate dal rimpianto,

dove chissà in quale angolo,

la nostalgia, ricuce stralci di sogni.

 

La nebbia offuscandomi

ricopre di segni

petali che appassiscono.

Le ore si assentano ai giorni,

i mesi rispondono

distrattamente all’appello,

ostruendo il passaggio ai miei occhi

della luce

e nell’estenuante cammino,

temono il suo andare

incapaci di fermarlo.

 

E il tempo non si ferma.

Non ascolta il pianto.

Avanza indisturbato

e non risponde al richiamo

del mio lamento,

mentre nel rincorrerlo

inciampo senza accorgermene,

laddove è l’inizio della fine.