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Risento
parole sfinite
che non hanno nome
e né colore.
Mi affretto
a chiudere la porta
d’un sentire stanco,
spegnendo
il mormorio di voci
troppo assordanti,
lasciandomi leggere
dall’imbrunire.
E’ solitudine
quell’inutile pensare
e il cielo è silenzio,
che non parla più con la notte,
ma guarda lentamente
il suo ritrarsi
fino a scomparire.
Mentre la luna,
chiusa nel suo mistero,
ascolta la verità d’un cuore
che sa tacere.
E di quegli occhi
persi nel buio,
di notti mai tornate,
rammenterò
il sorriso di giorni
andati via.
***
(Riflessioni) |