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Eufemia Griffo

 

Ulisse e Nausicaa

 
 
(immagine di Frederick Leighton) 
 


 

E infine giunse
Odisseo  solitario,
dal cupo mare,

tra rumorosi flutti
ad avvolgere il cuore

E allor la vide:
lei, dalla bella bocca
e bianche gote

ad accogliere l'uomo
venuto da lontano

Gli dei tessono
astute tele e fili
aggrovigliati

e il destino s'impiglia
senza poter fuggire

Pietà la mosse
e l'Inganno del mare
scosso dai venti:

sempre è avvinta l'anima
dall'eterna passione

Dolce Nausicaa
dal nome così bello
e imperituro

in balia d'un tormento
che più lascia vivere

Poi  venne il giorno
a cancellare sogni
svaniti all'alba

di onde e stelle il richiamo
e dell'amato mare

 - Stanotte, vorrei dormire
tra le braccia della luna
cullata dal vento
e ritornare infine  alle  tumultuose onde
là ove muore l'anima mia
e il suo tormento -

 
 

 

« Quindi arrivò sull'isola dei Feaci e nascose le sue nudita fra gli arbusti là dove Nausicaa, figlia del re Alcinoo, stava portando gli indumenti al fiume per lavarli. Allora egli strisciò fuori dalle fronde e le implorò aiuto. Mossa a pietà, gli diede un manto e lo condusse da suo padre. Alcinoo lo accolse dandogli una decorosa ospitalità, lo onorò con dei doni e lo inviò verso la sua patria, Itaca. »

 
 

Questa poesia, che da tempo era racchiusa solo nella mia mente, conclude la mia prima opera tematica, dedicata agli amori tragici della storia, che presto sarà disponibile, "Suggellato fu il patto di tragica ventura".
Dedico questa poesia, a Fabrizio , che da tempo l'attendeva, a conclusione dell'opera alla quale sto lavorando da quasi un anno.