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Gian Paolo Landoni
 
 
Odissea in alto mare
 

Sotto l’imperversare della guerra

ho lasciato la mia martoriata terra

percorrendo valli e monti

mi nascondevo alla luce dei giorni

correndo solo a notte fonda

per sfuggire alla vista della ronda.

 

In quella notte di nuova luna

ho raggiunto una piccola radura

ormai da tempo non mangiavo

avevo freddo e mi sentivo malato

i piedi mi facevano molto male

attorno il silenzio era tombale.

 

Sedendomi un attimo sotto le stelle

la brezza mi accapponava la pelle

in me s’incuneavano le paure

ormai il mio destino era di esule

così l’ultima ancora di salvezza

era d’andarmene dalla mia terra.

 

Nel correre a volte inciampavo

pur imprecando sempre mi rialzavo

sperando in una non lunga attesa

l’imbarco era alla baia nera

la mia speranza era un mondo nuovo

dove poter vivere in modo dignitoso.

 

Ancorato a riva, un vecchio barcone

tenera la luna, si cullava sulle onde

come fioche luci di lanterne

nel cielo poche erano le stelle

mentre stavamo tutti nel raggelo

rombi d’aerei solcavano il cielo.

 

Navigando sulla distesa del mare

qualcuno prese a vomitare

altri pregavano il loro dio

mentre io chiedevo aiuto al mio

trovato un posto isolato

mi sono addormentato.

 

Uno scossone mi ha svegliato

il mare s’era fatto molto agitato

nel barcone s’era aperta una falla

ormai eravamo seduti nell’acqua 

la nebbia aveva calato il suo muro

davanti a noi solo un mondo oscuro.

 

La paura ci invase gli animi

urlando molti seguirono i primi

trovando in quel mare la loro pace

per loro, tra me dissi un Ave

vedendo una grossa tanica

mi buttai su quella spessa plastica.

 

Avevo freddo e tremavo

vedendo luci lontane urlavo

nel suo ondoso il mare mi travolse

no... non volevo vivere quella morte

disperato risalii da quel terrore

aggiungendo alla mia vita nuove ore.

 

Avendo un forte mal di spalla

nel mio teso faticavo a stare a galla

ma vedendo l’alba rinascere

mi feci forza per nuove mete

ora il mare era in onda placida

e nel silenzio sentivo delle grida.

 

Una mano richiamava aiuto

nel mio stato confuso

raggiunsi quell’anima indifesa

la riconobbi, era la piccola Teresa

a sé stringeva un orsacchiotto

vedendomi si aggrappò al mio corpo.

 

Davanti a me galleggiava la morte

solo noi due stavamo stretti forte

tra i raggi delle prime ore

vite spente ondeggiavano al sole

in me piangevo per l’amaro dolore

d’aver perso amici di ogni nazione.

 

Non so quanto tempo rimasi in mare

mi son svegliato su una nave

addosso non avevo più i miei stracci

ma abiti asciutti e scarpe con i lacci

chiesi dove fosse la piccola Teresa

dal mutismo del capo intuii che non c’era.

 

Chiudendo gli occhi mi misi a piangere 

non ci potevo, no… non volevo credere

che pur lei fosse annegata in quel mare

dove seduti a riva le raccontavo le fiabe

no… lei era sulla spiaggia con l’orsacchiotto

dove spesso andavamo a vedere il tramonto.

 
 
© Nilodan Gi. Pi - 2019