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| Paola Durantini | |
| Biografia | |
![]() Paola Durantini |
![]() Paola Durantini Autoritratto |
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Mi presento: |
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Mi chiamo Paola Durantini e sono nata a Roma nel 1946, sono una insegnante d' arte ormai in pensione e fin da piccola ho sempre nutrito un grande amore per l' arte. Amo tutto ciò che arriva dritto al cuore e coltivo questa mia grande passione per la poesia, che solo da qualche anno metto on line su vari siti. Mi considero "figlia d'arte" perchè discendo da una famiglia di poeti e scrittori ai quali a Roma è stata dedicata anche una strada "via dei Durantini". Come loro scrivo in vernacolo e scrivo di getto senza mai tornarci su, perchè ho la ferma convinzione che anche se le mie poesie non sono "perfette" sono comunque il frutto di un'emozione al pari delle pennellate che scorrono sulle mie tele. Insomma amo scrivere come dipingo. |
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Me piace scrive! |
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Me
piace scrive sempre ciò che sento.. |
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| Senza libertà | |
| Scritto da Paola Durantini Mercoledì 23 Aprile 2008 05:43 | |
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Mi guardo allo specchio ed è un po’ come rileggere il mio passato e scrutare la mia anima. Vedo la bambina che è ancora in me, correre spensierata su un prato, fermarsi a raccogliere le pratoline, sentire il loro tenue profumo di camomilla… sobbalzare al dolce richiamo della voce materna. Rivedo i miei primi passi con un paio di scarpette celesti lucide, che hanno un cinturino alla caviglia ed indosso un vestitino dello stesso colore… per me bellissimo, ricamato a nido d’ape sul petto. La mia testa è ricoperta di riccioli d’oro ed amo la musica ed il ballo. Sento il suono di un pianoforte strimpellare una vecchia canzone, che io timidamente cerco di ballare, sorretta dalle forti mani di mio padre… E’ da poco finita la guerra e papà è magrissimo... lo ricordo avvolto in soprabito grigio che rassomiglia ad una uniforme militare… forse lo è. Sento ancora dentro di me, le angosce di una scuola che non accetto e soffro per il distacco da mia madre. Ricordo una maestra che nulla ha di un’educatrice, ma che piuttosto somiglia ad una aguzzina e troppo spesso alza le mani sugli scolari. Ho ancora nelle orecchie il suono della campanella e mi rivedo quando, cercando una via di fuga, imbocco il lungo corridoio che porta all’uscita, mentre mia madre che mi aspetta dietro l’angolo ignara del problema è pronta a riconsegnarmi alla mia “carceriera”. Sono sempre stata restia alle costrizioni ed alle violenze ed il mio spirito “ribelle” non mi facilitava certamente le cose. Ricordo con angoscia le lunghe ore trascorse con le braccia conserte senza poter parlare, mangiare, respirare… neppure. E se la scuola elementare per me è stata una orribile esperienza, certamente non è andata meglio alle medie. A quei tempi per accedere a quel tipo di scuola si doveva sostenere un esame. Lo feci con ottimo profitto anche se dentro di me cominciavo a pensare di essere una minorata mentale. Le continue costrizioni di una scuola elementare “lagher” mi avevano castrato ed avevano imbrigliato la mia vera natura gioviale dando spazio ad una vera e propria depressione infantile. Non fu facile per me sopravvivere nella scuola media, dove ogni giorno si veniva sottoposti ad esami ed interrogazioni e si doveva rispettare l’assoluto silenzio. Non si sentiva volare una mosca… ma dentro di me cantavo e pensavo, guardando fuori dal vetro della finestra adiacente al mio banco. La mia materia preferita? Il disegno. Mentre disegnavo, potevo spaziare con la mia fantasia senza briglie… la mia anima poteva cantare ed esprimersi liberamente senza costrizioni… |
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