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Alessandro Cancian

 

 
Respiro ancora il fumo
 

Respiro ancora il fumo

della tua sigaretta

accesa troppo presto

e mai più spenta

se non dal fiume che ti ingoiò

 

La strada come prateria

e i nostri sogni a perdifiato

a correrci su e giù;

aggrappato allo steccato

di una casa che sembrava troppo grande

per due mocciosi come noi

ascoltavo i tuoi discorsi da grande

senza mai stancarmi

e immaginavo come sarebbe stato

il mondo lontano da qui

 

la tua camicia a scacchi

aveva ogni giorno uno strappo in più

come i graffi sul tuo cuore:

goccia a goccia si scioglieva

fino a non averne

e la brillantina dai capelli

in pallidi rigagnoli attraversava il tuo viso d’angelo

nelle afose giornate d’estate

già al fiume con Tom, Terry e Buck

fino nel cuore del tramonto ed anche più giù

 

ti trovavo sempre lì

quando fuggivi in lacrime

dalla finestra di casa tua

lontano dalle urla di un uomo

che l’alcol deformava nel buio della sera

straziando il silenzio

oltre le cime delle querce e fin sulle stelle

troppo lontane viste da quaggiù.

 

Il fiume era tua madre e tuo padre

la tua famiglia e la strada che portava

lontano dai nostri campi e dai recinti

che segnano e sgorbiano il limitare dello sguardo

nascondendo il mondo e le mille vite al di là

 

nel fiume ti sei nascosto

per sempre

da quel mondo e dal nostro

che ho deciso – alla fine – di sfidare

come mi avevi ordinato tu.