Partecipiamo.it vai alla home page

 

Alessandro Cancian

 

Monocuore
 

 

 

Precipitavano a più non posso

 

gli ultimi scampoli d'allegria,

 

come trentini tra rovine fumanti

 

colpi di mano, buche e ipocondria.

 

 

 

Rompemmo gli argini alla corrente

 

senza badare alla morfologia

 

di quel terreno fragile e pendente;

 

nei nostri ingorghi scivolammo via.

 

 

 

Ci ritrovammo dalle stelle alle stalle

 

tra paglia, polli e porci con le ali,

 

cercando l'ago della nostra bilancia

 

che ci indicasse chiaro il nostro domani.

 

 

 

Ma i nostri cuori come monolocali,

 

non sopportando più l'affollamento

 

di sentimenti sedentari e costretti

 

alzarono il prezzo dell'appartamento.

 

 

 

Non ci restò che continuare a scappare

 

seguendo i vortici della corrente,

 

che trascinava in mare a ritmo costante

 

le stanche membra di tant'altra gente.

 

 

 

Piloti ciechi di un vascello fantasma

 

a secco tra le secche della monotonia,

 

ammutinati dentro giorni a memoria

 

scorgemmo terra, ma era una bugia.

 

 

 

Cambiammo rotta, ma la tua era diversa

 

io me che accorsi che eri ormai già via;

 

adesso vivo tra marosi e monsoni

 

e mi son dato alla pirateria.