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Alessandro Cancian

 

 

Lama di rasoio

 
 

Non è stato il morso
a stupirmi

Né l’affilata lama
che affondata, veloce,
nel mio petto

ma il sorriso, innocente
che mi hai svenduto,
prima che il rasoio riflettesse la luce
dell’ultimo giorno

l’ho visto balenare
assassino
dietro la tua schiena

Nessun dolore:
l’addio truccato
con il rimmel dell’ipocrisia
aveva ormai ingolfato i miei polmoni

ero un uomo già morto
quando hai infierito, invano