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Antonio Graniero
 
 

Terza delle ''Raccolte''. Come è scritto nell'ultimo verso, e come si evince dal titolo: è liberamente ispirata alla canzone dei Queen ''Don't stop me now'', e rappresenta ciò che mi trasmette; la voglia di vivere, quell' immaginaria corsa liberatoria verso l' infinito.

 
OR NON FERMARMI
 

Alzando gli occhi, ammiro il cielo immenso, 
la grossa luna, le infinite stelle, cado all'indietro e
vado in estasi. Così or non fermarmi. 
Or non fermarmi chè sto avendo un buon tempo. 
Sono una stella cadente, un uomo che corre, 
una tigre che squarcia 'l ciel...
Or non fermarmi, or non fermarmi ancor.
Ascolta 'l suon di questo gusto.
Immenso 'l ricordo che, dal esser fiero, strugge il mio cor.
E' la velocità della luce, infrange ogni barriera,
non è ragione, non intelletto.
E' il chiuder gli occhi nell'attimo e 
Cadi quì con me, perditi e...
Or non fermarmi chè sto avendo un buon tempo.
(Ispirandomi alla canzone ''Don't stop me now''-The Queen)

 

Quarta. Il contrario, o quasi della precedente. Della vita stessa bisogna cogliere tutti gli aspetti, la vita, come è noto a tutti, presenta dubbi, insicurezze. Questi versi ''stanchi'', sono frutto di un ragionamento durato per anni, l'indecisione nel fare delle scelte; e com'è tipico degli adolescenti, l'abbandono delle cose difficile e il fuggire (v.1: ''forse domani prendo il treno e parto'') Non sappiamo mai qual'è il nostro futuro, anche se tutte le progettazioni son ben salde. Il primo verso sta ad indicare che ''forse'' il futuro di costringe a partire, a lasciare affetti e cose. Tutto è relativo (avverbio ''forse'' che ricorre, nel titolo e nel resto). I versi finali lasciano un messaggio di speranza: le scelte, purché fatte in modo giusto o sbagliato, non devo essere rimpiante.

 

FORSE DOMANI

 

Forse domani, prendo il treno e parto.
E se domani, il treno non avesse più ritorno.
E se domani, domani, sarà solo un rimpianto.
Forse domani mi sveglio col piede storto.
Misericordia, oh tempo. Abbi cura di me.
Perchè se domani, domani, sarà tutto un sogno.
Vorrei svegliarmi domani, e averti ancora affianco,
per non sentire mai il peso di essere già stanco.
Il tempo si consuma e solo non voglio stare,
nella salitudine mi perdo in questo mare.
E annego, annego e prego, vienimi a pigliare.
Forse domani, mi sveglio e sarà già domani,
senza il rimorso e il rimpianto, senza pianger tra le mani.

 

Quinta. Scritta con lo sfondo di un' imprecazione, parla di ''ex'' amanti. Lei, di notte, si trova nel letto dov'è stata con Lui, sola e pensierosa. Inizia a ricordarsi e a rivivere le scene di passione che l' avevano coinvolta. Lui, stavolta non è con lei. La donna è triste, si alza, guarda il letto tra lo specchio (mezzo indiretto) e avvolta nel lenzuolo bianco, va via...Vi è una personificazione della Notte, che si presenta come un nuovo ''cavaliere'' che la rapisce in senso amoroso. Ultimo verso: ''diretta all'alba che riscatta, ella rilascia''; l' Alba la riscatta da questo rapimento: l'alba indica la fine della notte, la fine dell'incubo. Sarebbe dovuto essere scritto: ''diretta all'alba che la riscatta e la rilascia'', nel caso precedente ''ella'' ha un doppio significato: 1) è complemento di termine, riferito all'alba; 2) musicalmente ha il suono: riscatta ''e la'' rilascia.

 

INCUBO DI UNA DONNA

 

Sul bianco letto, dov' ella spoglia si posa,
inizia una notte d'incubo e lagrimosa.
Distesa sul fianco, ove al viso suo 
dà luce mezza luna. E l'una 
stella che brilla più d'altre
in 'sto cielo d'estate,
stringe ne lo pugno 'l lenzuol spiegazzandolo.
Si volta e rivolta freddando per paura,
innalzando il petto, e 'l capo
e i bruni, sudati al fronte,
all' indietro. Sorretta da braccia tremanti.
Stringe ciglia, mani e vita, 
di bianco rivestita, s'alza.
Mira tra lo specchio e lascia,
la stanza, insicura e impaurita, cavalca.
Ormai Notte l'ha rapita.
Diretta all'alba che riscatta ella, rilascia.