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Antonio Graniero
 
 
Biografia
 
RACCOLTE SPARSE
 
 
 
 

''Raccolte Sparse è una raccolta di ''poesie'', appunti, pensieri che mi passano per la testa...in sintesi: <<Raccolta>> di pensieri <<Sparsi>> nella mente.''

Inizialmente era questa la brevissima prefazione di questa raccolta; per ora gli appunti e i pensieri li scrivo in una sorta di agenda che mi porto dietro ovunque. Questi serviranno poi per ''parafrasare'' o meglio comprendere i versi scritti lo stesso giorno. Eccone alcuni.

 
 
 

La prima, oltre a rappresentare il coraggio di scrivere poesie (perché almeno nella mia realtà, ci vuole coraggio per essere ''poeti''), rappresenta una fase della mia vita. Gli elementi che la caratterizzano sono 3: il giorno che sarebbe l'età dell'infanzia; il tramonto-pomeriggio ossia l'adolescenza (periodo corrente, il tramonto ne indica appunto la fine); la sera, quindi la conclusione de' versi, è l'età adulta.

 
L' ADDIO AL TRAMONTO

 

E giunto sull'interminabile prato, sospiro.
Lo sguardo si perde nel cielo che riflette, 
col rosa e l'azzurro, sul verde, 
la mia sagoma allungata.
Mentre un uomo è bloccato dai suoi pensieri, sedendo.
Il battito del tramonto muove i miei passi
e le passioni nei sospiri.
Gli alberi contornanti si immobilizzano alla vista della luna,
e la loro maestosità e l'imponenza delle cime sembra
brutalmente coprirmi al mio avvicinarmi.
Il fresco vento silenzioso, 
per gli occhi e per l'animo sollevato,
ti dà il benvenuto, oh Sera!

 

La seconda, non a caso, è parte della poetica che caratterizza gran parte della Raccolta. Ho la brutta abitudine, non è una colpa, di fare sogni strani e realistici: la maggior parte delle volte si avverano. Questa è frutto di un sogno: da premettere che ho un legame fortissimo con il mio migliore amico, suo nonno era malato, vecchiaia, un mercoledì notte sogno che muore e che ero al suo funerale, consolando il mio amico. Sabato, della stessa settimana, accade: il mio amico m'avvisa con un sms. Immaginate come potessi sentirmi.

 
ALL' AMICO ADDOLORATO

Tanto m'amareggiai al risvegliarmi da quel sogno,
quanto, tre giorni al seguito, mi giunse notizia che divenne realtà.
E io ancor più incredulo, augurandoti il contrario, mi sentii in colpa.
Sogno un lutto che avveniva improvviso,
di chi più vecchio ha del tuo viso.
Notte ingannevole, sogno altrettanto,
al saperlo, or rimarrei ancor sveglio.
Premunizione? E ancor mi spavento
di quella folla che, al piè di letto,
saluta il tuo caro nonno prediletto.
Ti afflisse il dolor, diventasti rosso
quando, scendendo una lacrima,
d' Ei in mente ti venne 'l ricordo.
Amaro quel caffè, amaro quel dolore.
Perchè è tra i vivi, ormai, colui che muore.

 

Dodicesima poesia della Raccolta è la continuazione della prima ('' L'addio al tramonto ''). Come già spiegato, la sera indica l'età adulta. Questi versi esprimono la paura dell'affrontare questa nuova fase della vita, e l'altro aspetto (negativo) che essa suscita in me.

 
ALL' IMBRUNIRE

Giacché ti diedi il ''benvenuto, oh sera''
t'aspettavo lieta. Invece 'l dì scorso, all'imbrunire,
ti presentasti col manto nero, e tra pioggia
e nebbia, mettesti paura. Io ero al centro dell'esser tuo,
quando, in alto, tra la porta mi chiamava la luce,
e in basso, più di quel che eri, mi tendevi la mano,
oh donna infelice, e io ero ad un
passo dal cederti 'l sonno. Altre volte,
però, t'ho attesa, molte altre
t'ho amata, quando scendendo invocata,
mi rilassavi. Mi presentasti crisi, pianti,
ma anche bianche immagini.
L'affascinante e misteriosa tu sei, a te
stessa sembra di conoscerti, ma te stessa
ti contraddici. E lasci,
sul calar del sole, l'abbandono dei sensi,
il tieni tra le mani, mentre contenta pensi.

 

Quattordicesima. Scritta in presenza del mio migliore amico, seduti alla stessa scrivania, è scritta a mo' di ''testamento'' (forse dovrebbe chiudere la Raccolta, ma è scritta cronologicamente prima delle altre). 

 

MIGLIOR PROMESSA

Prometti, come non t'ho mai saputo fare,
di difendere, per quanto possibile,
quei testi che mi resero felice, soddisfatto e 
che in qualche modo, m'occupavan tempo.
Son spontanei e riflettono quel ch'è la mia normalità,
forse stranezza per molti, forse anche per te stesso.
Ma almeno, per mia decisione, rendile pubbliche, e lo chiedo a te,
che passando per la mia vita, l'hai resa migliore.
Sedendo quì, te lo chiedo. Degli antichi fu importante quanto illustre, 
e voglio sia espressa anche di noi, perchè tale.
'L Giacomo la trovò a fin di vita, quand'egli distrusse,
per parer mio, 'l pessimo pensier ch'Ei aveva della vita sua, poi altrui.
Io, trovando te, ancor prima di iniziare,
son condizionato, benevolmente, in ciò che scrivo e per
come vivo. Ma son fiero, perchè tale felicità, certamente 
prima della sera, son riuscito a trovare.
Con te, di me, prometti di conservare, già compito mio,
e di attirare attenzione, non su te nè me, ma su quello che i scritti son stati.

 

Ventiduesima. Rispecchia l'opposto del mio carattere, o meglio ciò che sento ma non ho mai fatto. L'ira si scatena negli esseri umani in maniera molto istintiva. L'ira di cui tratto, è quella che prende il sopravvento sulla ragione. Dopo tutto, l'ira è stata ''scolpita in teschio umano '', difficile non provarla mai (anche in maniera ''razionale''). L'ultimo verso, tra parentesi, può essere omesso: la poesia può concludersi col verso: 

''V'ama di male e più siete voi che leggera sembra sale''. E' aggiunto il verso inteso come espressione materiale, corporea, di sdegno provocato da questo sentimento.

 

DELL' IRA, LA VENDETTA

Ciò che affascina del lato umano, è l'Ira.
Della vicenda è scatenante, ossessiona,
morde gli animi e li rende felici.
Distrugge ogni ragione, coerenza e passione.
Brucia, è in corpo e aspetta, come
l'avversario, d'esser attaccata.
Brutta bestia! Malefica, pone in ginocchio,
e rallenta il tempo con imprecazioni 
contro il cielo. Aspetta, mira, attacca,
e più d'ogni sua alleata è forte Vendetta.
Ch' assapora sangue, istinto omicida,
vi rende vana la gloria e più 
d'altri la potenza, in preda alla scelleratezza,
trova pace e posto e vi resta. 
V'ama di male e più siete voi che 
leggera sembra sale.
(E v'abbandona in un sentito sospiro).

 

Ventisettesima. Omaggio ad una amica. Pseudo nome di ''Flavia L.'' è colei che apprezza in tutti i sensi la mia ''produzione'' e dà consigli. Ha un linguaggio tendenzialmente foscoliano ne ''I sonetti'', è a lui che devo l'amore e l'impegno per la scrittura poetica e letteraria in generale. Mi ha ''battezzato'' nella letteratura italiana di tutti i tempi, specie dal suo in poi...

 
A ELISA DE LILLE

Sì tu bel fiore d'amica, e comprendi 
di me la guerra infinita. Delle passioni,
e dei guasti inganni perir insieme l'affanno,
di quel che scritto restano sparse e vanno.
E vuote sembran all'occhio di chi le crea,
e sole si mostran per chi belle le parea.
A te devo coraggio, per darmi il legger vanto,
che grande mostra di me tanto.
Tu sola credesti che potessi ciò fare,
iniziandomi pe 'l cammin che fierezza mi può dare.
E questa sera tranquilla 
che scende tra stelle, sale,
il cor incalzando: 'l respiro assale.
Vagando insieme tra belli e spenti versi, 
sai come loro muovon gli intrepidi sensi.

 

Capisco che questo genere di poesia può essere noioso e attempato, ne ho scritte molte altre: queste sono quelle che preferisco. In quanto adolescente, ancora per poco come ormai sapete, sono in continua evoluzione, e con me la mia cultura, il mio studio, il mio linguaggio, il mio essere. Spero, almeno in parte, di avervi ''allietato l'ore'' (come dico in altre poesie) e che mi darete presto una risposta. Non mi interessano i soldi, né fama contemporanea a me, cerco solo di ''provare a fare cultura'': i giovani come me la stanno sempre più distruggendo, inconsapevoli che questo è l'unico mezzo per tenersi giovani in Eterno. Grazie.