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Alda Merini: pagina creata con poesie e scritti spontaneamente inviateci da poeti, critici e ammiratori!!!

 

Aforismi di Alda Merini

 

 

 

 

(Sono una piccola ape furibonda.)
                    Mi piace cambiare di colore.
                             Mi piace cambiare di misura

 

                                                    Alda Merini

 

 

 

 

 

 

Il mio passato
Alda Merini
Spesso ripeto sottovoce

che si deve vivere di ricordi solo

quando mi sono rimasti pochi giorni.

Quello che e’ passato

e’ come se non ci fosse mai stato.

Il passato e’ un laccio che

stringe la gola alla mia mente

e toglie energie per affrontare il mio presente.

Il passato e’ solo fumo

di chi non ha vissuto.

Quello che ho già visto

non conta più niente.

Il passato ed il futuro

non sono realtà ma solo effimere illusioni.

Devo liberarmi del tempo

e vivere il presente giacché non esiste altro tempo

che questo meraviglioso istante.
 
E' con questa mia poesia "Poeta" che desidero esprimere il mio sentimento di sincera tristezza per la morte dell'Illustrissima e Cara Poetessa Alda Merini

Giovanni Teresi:

"POETA"
 

Pittore dell'animo, dei sentimenti.

Viaggiatore nei sogni, nella fantasia.

Interprete della natura intera e delle genti.

Produttore di parole d'amore in poesia.

Artista non di ritratto, ma di vita.

Statua non di marmo, ma di creta.

Giocoliere della mente e della vita.

Immortale nell'opera ch'è la meta.

Cristina Pia Sessa Sgueglia

Un fiore per Alda

Un fiore
nulla può

interiormente
esporre se non l’aria
profumata
inebriante
che lascia intesa
come la tua gradita
rosa tersa.
Tu stessa
Fiore d’adorno
Linfa di vita
Corolla mattutina
Polline gradito
All’ape regina
Seme di vita
Tu
Eterno ritorno
porti teco
elegia poesia
Alda Merini
Tu fiore
E magia
Non sarai solo
Polvere nera!

Salvatore Armando Santoro

AD ALDA MERINI

Oltre le brume del Naviglio
il fumo d’una sigaretta
fende l’aria e la intorba.
La mano scorre su un foglio
bianco:
disegna pensieri osceni
come piccoli cerchi
che sfumano dalla bocca
dopo aver aspirato
il cancerogeno miasma
d’una
bionda.

La rimatrice assorbe
gli odori dell’acqua stagnante,
le impasta al tabacco,
cementifica i polmoni
e crea melodie
che impregnano
fogli e libri che alla rinfusa
ammiccano dagli scaffali
impolv
erati.

E dalla genialità
nasce il pensiero
che scopre la carne
che se ne sta negletta
a mostrare i capezzoli sfioriti.

Il latte dell’immensità succhio,
quasi a provare a me stesso
il gusto delle messi andate
ed il sapore del meglio che riposa,
che il sangue rimescola e riscalda
e i sensi avvince.

 

Libera Mastropaolo

… Ma il poeta rimane

Tra le pieghe abbozzate
di un sorriso spento,
occhi profondi
fissi nel gran vuoto,
poetica grandezza...
Passo felpato,
quasi a piedi nudi,
va via Merini,
della poesia, grand'eco.
Un an
imo gentil
che passa il varco,
lascia gran vuoto
ma lezion di vita.
Senza poeti
il mondo non vivrà...
scie di profumi
per l'eternità.

Gian Paolo Grattarola

"La casa della poesia non avrà mai porte"

Chi  ha avuto modo di conoscerne la travagliata vicenda umana, saprà in modo particolare che Alda Merini ha vissuto tratti della propria esistenza segregata in alcuni ospedali psichiatrici, sia a Milano che a Taranto, dove si era trasferita dopo aver sposato in seconde nozze il poeta Michele Pierri. Che ha trascorso gli ultimi anni in condizioni di indigenza economica, sopravvivendo grazie ai contributi dei servizi sociali e della legge Bacchelli. Una volta le venne sospesa addirittura l’erogazione del gas, in seguito alle preoccupazioni di un amico a cui aveva confidato “di trovarsi alla canna del gas”. L’estremo ideale che aveva assegnato a se stessa è stato quello di catalizzare attorno alla propria figura l’attenzione di un variegato pubblico di lettori, costituito non solo da cultori della materia, ma anche da donne frustrate e da poeti esordienti, e soprattutto da una accolita schiera di reietti sociali, che trovavano spesso asilo nel suo angusto appartamento sui Navigli e voce nei suoi componimenti poetici.

Era nata a Milano il 1 marzo del 1931 da una famiglia di umili origini, in quella stessa città dove si è spenta il 1 novembre del 2009 stroncata da un tumore osseo. La sua passione per la poesia si era manifestata in età molto precoce, ma era stata costretta a frequentare un istituto professionale, per aver fallito l’ingresso al liceo Alessandro Manzoni proprio nella prova d’italiano. Come ogni autentico artista, aveva finito per vivere personalmente la sua poetica, coniugando il ritmo dell’endecasillabo con l’istintiva impudicizia di un misticismo erotico, che hanno costituito il segno tangibile di una poesia impulsiva ma formalmente composta. Ogni sua parola, ogni atteggiamento, perfino il suo aspetto fisico, trovavano un’immediata corrispondenza nei suoi versi.

Attraversata da un flusso costante di lucida follia, la vicenda esistenziale ha finito invariabilmente per riversarsi in quella letteraria, lasciando che la componente ansiosa e inquieta del suo carattere conferisse alle opere un’intonazione irruenta e visionaria. La compenetrazione dei ruoli si è svolta in superficie, sotto gli occhi di tutti, lasciando che le parole e i fatti passassero in maniera immediata e diretta nella sua versificazione e rendendo difficoltoso distinguere la persona dalla poetessa. Dicendo che i suoi testi sono legati alla biografia, non si deve tuttavia intendere che siano libri autobiografici. Più che altro sono lo sfogo di una donna che pur parlando di sé non lo fa con chiarezza né a vantaggio della chiarezza, ma riesce non per questo a trasmettere gli umori di una condizione di profondo disagio. Esordì giovanissima pubblicando nel 1953, con gli auspici di Giacinto Spagnoletti e Angelo Romano, la sua prima raccolta di poesie dal titolo  La presenza di Orfeo, con cui ottenne fin da subito ambiti riconoscimenti da parte della critica e l’apprezzamento di Salvatore Quasimodo. Da quel momento la sua produzione letteraria, particolarmente nutrita, è andata arricchendosi di opere in versi e in prosa, che le sono valsi il conferimento nel 1993 del prestigioso Premio Librex - Guggenheim "Eugenio Montale" per la poesia, nel 1996 del Premio Viareggio e nel 1997 del Premio Procida - Elsa Morante. Il sentirsi sensibile alle sciagure dei suoi simili serviva in lei ad accrescere il sentimento confuso di un’indole per qualche lato refrattaria alle convenzioni sociali e ostile ad ogni forma di conformismo. Ad una vita che ha tentato di emarginarla, ma non le ha impedito di consegnarci l’ardore sommesso di una poesia pur marezzata da una componente di malinconico disincanto. E il rumore cupo della voce resa cavernosa dal fumo, che avevamo imparato a riconoscere, in questi ultimi anni, nelle sue non rare apparizioni televisive.

 
 
Alda Merini Poesie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tra le mie dita come un rosario
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninna nanna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.
Alda Merini, da "La volpe e il sipario"


 
 
...

La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

Alda Merini, da "Terra d'amore"

 


...

Pensiero,io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero,dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia. 

Alda Merini, da "La terra santa"
 
 
 



...

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

Alda Merini, da "La Terra Santa" 1983
 
 
 



...

Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.

Alda Merini, da "La Terra Santa"
 
 



...

Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?

Alda Merini, da "La Terra Santa"
 
 
 



...

Le mie impronte digitali
prese in manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo che salisse la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme
ahimè
alle stelle dell'Orsa maggiore.

Alda Merini
 
 
 



...

Spazio spazio, io voglio, tanto spazio 
per dolcissima muovermi ferita: 
voglio spazio per cantare crescere 
errare e saltare il fosso 
della divina sapienza. 
Spazio datemi spazio 
ch’io lanci un urlo inumano, 
quell’urlo di silenzio negli anni 
che ho toccato con mano. 

Alda Merini, da "Vuoto d'amore"
 
 
 
 



...

Bacio che sopporti il peso
della mia anima breve
in te il mondo del mio discorso
diventa suono e paura.

Alda Merini

 
 
 
 

...

Non avessi sperato in te 
e nel fatto che non sei un poeta 
di solo amore 
tu che continui a dirmi 
che verrai domani 
e non capisci che per me 
il domani e' gia' passato.

Alda Merini

 
 
 

...

Ti aspetto e ogni giorno 
mi spengo poco per volta 
e ho dimenticato il tuo volto. 
Mi chiedono se la mia disperazione 
sia pari alla tua assenza 
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa 
che non ti so regalare.

Alda Merini, da "Clinica dell'abbandono"

 
 
 

...

Solo un mano d'angelo 
intatta di sè, del suo amore per sè,
potrebbe
offrirmi la concavità del suo palmo
perché vi riversi il mio pianto.
La mano dell'uomo vivente 
è troppo impigliata nei fili dell'oggi e dell'ieri,
è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!
Non potrà mai la mano dell'uomo mondarsi
per il tranquillo pianto del proprio fratello!
E dunque, soltanto una mano di angelo bianco
dalle lontane radici nutrite d'eterno e d'immenso
potrebbe filtrare serena le confessioni dell'uomo
senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.
 
Alda Merini
 
 
 
 


...

Bambino

Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.

Alda Merini
 
 



...
 
Il Poeta raccoglie i dolori e sorrisi
e mette assieme tutti i suoi giorni
in una mano tesa per donare,
in una mano che assolve
perché vede il cuore di Dio.
Ma la città è triste
perché nessuno pensa
che i fiori del Poeta
sbocciano per vivere molto a lungo
per le vie anguste della grazia.

Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"


 
 
 

...

Amore,
vola da me
con l'aeroplano di carta
della mia fantasia,
con l'ingegno del tuo sentimento.
Vedrai fiorire terre piene di magia
e io sarò la chioma d'albero più alta
per darti frescura e riparo.
Fa' delle due braccia
due ali d'angelo
e porta anche a me un po' di pace
e il giocattolo del sogno.
Ma prima di dirmi qualcosa
guarda il genio in fiore
del mio cuore.

Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"

 
 

...


Accarezzami, amore,
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all'alba
se io sarò tra le tue braccia.

Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"

 
 

...

Sono folle di te, amore
che vieni a rintracciare
nei miei trascorsi
questi giocattoli rotti delle mie parole.
Ti faccio dono di tutto
se vuoi,
tanto io sono solo una fanciulla
piena di poesia
e coperta di lacrime salate,
io voglio solo addormentarmi
sulla ripa del cielo stellato
e diventare un dolce vento
di canti d'amore per te.

Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"

 
 
 
 

...
 
Del tutto ignari della nostra esistenza
voi navigate nei cieli aperti dei nostri limiti,
e delle nostre squallide ferite
voi fate un balsamo per le labbra di Dio.
Non vi è da parte nostra conoscenza degli angeli,
né gli angeli conosceranno mai il nostro martirio,
ma c'è una linea di infelicità come di un uragano
che separa noi dalla vostra siepe.
Voi entrate nell'uragano dell'universo
come coloro che si gettano nell'inferno
e trovano il tremolo sospiro
di chi sta per morire
e di chi sta per nascere.

Alda Merini, da "La carne degli angeli"

 

Cos'è l'amore?
un volo d'infinito
come una poesia

di  miriadi di stelle
ne tesse il fine manto
 

E poi si avvolge
fuggendo mestamente
il mio dolore

bruciando  pagine
tra il fuoco e la cenere

Mille parole
nel tempo ed oltre il tempo
lasciano tracce

ore senza domani
nel viaggio verso le stelle


 
 
poesia di Eufemia Griffo
15 Novembre 2009


Possa il tuo viaggio essere luminoso come una notte d'estate, rischiarata da lucciole e stelle