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Luciano Somma
 
 

“ L’Alba di Domani ”

Un testo poetico di Luciano Somma

di Aurelio De Rose

 

         Nella collana “Bafarulli” delle Edizioni  Noialtri diretta da Andrea Trimarchi, Luciano Somma ci offre, a dimostrazione della Sua innata dimestichezza con la “parola”, ma ancor più di quella che si manifesta in verso; una Silloge di trenta poesie in “lingua  italiana”: precisazione questa ultima necessaria poiché Somma è uno dei pochissimi  valenti poeti viventi che utilizza particolarmente la  “lingua napoletana”,  anche in testi per canzoni,  delle quali  ultime ne ha all’attivo più di cinquecento edite o incise.

Il titolo della silloge è: L’Alba di domani, con una presentazione di Isabella Michela Affinito e la traduzione in inglese di Pamela Allegretto Franz. che ne ha curato, con un proprio disegno acquerellato anche la copertina.

E’ nel rapporto dell’uomo poeta: con la storia e con il proprio passato, ma anche con tutto quanto ci coinvolge dell’universo, che Somma affronta questa Sua ulteriore presenza nel panorama dei “versi”, e lo fa mediante una pacata e delicata “preghiera-supplica”, che appare fortemente partecipata nei vari momenti del vissuto. 

Dicevamo della “preghiera –supplica” in quanto è proprio con un passo di tal genere che Somma inizia la silloge, nel : “Perdonateci”; dove il verso mette appunto in risalto quel confronto prima citato, ché più d’altri è partecipe del divenire e susseguirsi degli eventi; tanto d’appartenere ad una: « …..razza strana ». Una « specie che spesso va /controcorrente/ /volando verso cieli tersi/ liberi »; ed ecco perché chiede: « perdonateci / per questo nostro osare. ».

Ed è quasi nell’osare dell’uomo poeta che i versi si susseguono e le liriche assumono un valore sempre più di volere-speranza nel quale, infatti, Luciano Somma persegue nel proseguire il cammino di questa specifica in versi; ed in tal modo mette a nudo il proprio partecipare al tempo che è sempre: « Alle soglie del nuovo giorno / un’alba /  dal cielo terso / accoglierà / un volo di speranza / aquiloni diretti verso il sole »; desiderio che si fa anche religiosità e solidarietà in: « dove il Cristo /  dei giusti / attende i fratelli / d’ogni razza e  colore ».

E prosegue nella memoria che si fa ritratti: come nel “Vecchio lupo di mare” e di guerra: «..trascorsi in quel paese di montagna » dove, « …s’inneggiavano canti partigiani ». Ed ancora ricordi ed amore: « ….che ho nel cuore del tuo sorriso »;  per succedersi poi nel verso in “Riflessioni”:  «… quasi come se oggi la realtà avesse senso » nel : «… vuoto delle ore avvilite dai pensieri ».

Andrebbe ancor più “incisa” la ricerca del verso che si snoda nel prosieguo di questa sua “chicca” ma, per ovvi motivi di spazio non è possibile ancor più analizzarla: per la qual cosa ci piace chiudere questa nota con la lirica “Tra  le carte e libri” che è rappresentativa d’una sorta d’autoritratto-confessione,  dell’uomo-poeta,  che scrive: « La  mia condanna è questo mio riflettere / tra carte e libri invasi dalla polvere / davanti a questa macchina da scrivere /  confondo nuove idee con le mie lacrime. »

Exursus di idee e sensazioni che si mescolano spesso anche alle lacrime di una parte del percorso  di vita,  traversato e raccolto in questa breve silloge, che può rappresentare anche per chi non conosce la lunga carriera poetica di Luciano Somma, un motivo di approfondimento, ricerca e lettura  ( http:// artista.ilcannocchiale.it ) delle tante opere che ha realizzate.