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LUCIANO SOMMA
Il Pianeta dei Silenzi Poesie 2001
In questo libro vi sono raccolte 25 poesie scelte che mi auguro incontrino il favore dei lettori. Per me anche se una sola poesia dovesse rimanere nella memoria dell’utente sarà motivo di grande orgoglio e soddisfazione perchè mi darà la certezza che il messaggio da me lanciato è stato recepito .
L’Autore
IL PIANETA DEI SILENZI
Non esiste un altare Senza croce Su questa terra Dai vulcani accesi Urlano al vento Prematuri morti Col rimpianto di rabbia E d’impotenza .
Eppure in mezzo al fango C’è il roseto E nei campi malati Ancora il grano Si alternano Rosari Di stagioni Tra luci ed ombre Mentre nell’attesa Si ascolta il canto Coro universale Con la parola di Speranza : Pace .
Io da folle poeta Ancora vivo Tra fuochi a mare Di memoria scrivo Cercando d’inventar Nuove galassie .
Come un gabbiano Volo all’orizzonte Per trovare Il pianeta dei silenzi .
PERDONATECI
Perdonateci Questa dannata voglia Di vivere in un mondo A forma di colomba E non tra fiori finti Perdonateci Se rifiutiamo limiti e frontiere E trasformiamo Fili spinati in palpiti d’amore Non c’è concesso forse d’impazzire ? Che razza strana Siamo noi poeti Specie che spesso va Controcorrente Volando verso cieli tersi Liberi Perdonateci Per questo nostro osare .
MEMORIE D’ALBA
Il mio ricordo Gioca a rinverdire Un ieri irripetibile Col desiderio assurdo Di tornare Sulle betulle Della prima infanzia Anche se allora Tuonavano cannoni Ed i cipressi Ne accoglievan morti Ma è solo un attimo Di volontà d’immenso Poi nel voltare pagina Trovo nuovi motivi Per inedite immagini Di altre riflessioni Ora che non ho più Memorie d’alba .
TI SEMBRO’
Sembrò l’immenso Quella farfalla Che toccò il tuo fiore Allo sbocciar dell’alba Ne vedesti il colore Rosso vivo Pietra di lava D’un vulcano acceso Ne godesti I lapilli d’un amore Che sembrava Promessa d’infinito . E ti sembrò l’azzurro Senza limite umano Sempre eterno Non ci fu il tempo Di pensare al volo Della farfalla Verso un altro fiore E quando avvenne Non furono rugiada Le tue lacrime Ma la spina pungente D’un dolore Che ti sembrò Un macigno insopportabile Che oggi si scioglie Con il primo sole .
POTEVAMO
Potevamo essere Io e te Due voci nel silenzio Un volo di gabbiani Ali nel vento L’urlo dell’alba Il sorriso caldissimo Del sole Sotto le coperte Ci saremmo scambiati Il desiderio Dei nostri corpi stanchi Ma il gelo dell’inverno Le sue notti Ci hanno divisi Ed oggi siamo ghiaccio .
C’E’ ANCORA UN SUD
In questo deserto metropolitano C’è ancora un sud Nella mia memoria Tra viali d’oleandri E fichi d’india Mi sembra ancora di sentire Quasi a stordirmi Quel profumo inebriante D’agrumeti .
Quassù c’è nebbia E volti che non ho mai conosciuto E che saluto Col mio nuovo vestito d’emigrante Nascondo Una lacrima Confusa in mezzo Ad un nevischio e pioggia .
VORREI CHE FOSSE IL MARE
Vorrei che fosse il mare A ripropormi Intrecciando tra onde di silenzi Le pieghe del tuo corpo Sulla vergine spiaggia Dei vent’anni E fosse il vento A riportarmi Il mormorio d’abeti Nella foresta dei miei desideri Il cinguettio dei passeri sui rami Uno sciacquio di rane nello stagno E non questi pensieri Che fermo sulla carta A ricordarmi L’essenza di quei magici momenti E la fragranza d’aria Quel profumo Che ancora oggi Non mi so spiegare Vorrei che fosse il vento Vorrei che fosse il mare .
E’ SILENZIO
Se il luccichio D’una moneta d’oro È il fine dittatore Del pensiero Virile Come un maschio in erezione Violento Come il fuoco d’un vulcano Veloce più del suono Che attraversa barriere Oceani ed autostrade Per giungere là dove Vi è solo un’apparenza Di benessere Nel breve spazio temporaneo Di un’avventura Che chiamiamo vita Di fronte a una teoria D’eternità Mi sembra assurdo Il canto d’un poeta Quando tutto è silenzio E tutto tace .
ADESSO
Ora che il vento Ha spento il fuoco Che circolava Ardendo nelle vene e il tempo lascia il suo segno nella nostra carne e nello specchio sui nostri volti già le prime rughe trovami oggi le parole giuste dall’enciclopedia della tua mente per colmare i lunghissimi silenzi dei nostri inverni sotto le lenzuola mentre il camino brucia fino all’ultima pagina il nostro vecchio libro di memorie.
VAGHEGGIANDO NUOVE ALBE D’AMORE
Dai sotterranei della mia memoria Emergono dal mare dei ricordi Oceani di pensieri vagabondi Che cercano un approdo d’infinito Emerge il primo bacio a labbra chiuse Coi primi passi incerti e mille strade Boschi d’abeti favole d’estate Le neonate speranze ormai deluse Eppure nonostante tutto io credo Ed urlo tra bufere vento e neve Questa mia rabbia in ultimo virile Desiderio d’un sogno realizzato Se resta ancora un poco di salute Nasce la forza di ricominciare Inediti programmi di futuro Itinerari immensi da scoprire A volte mi sorprendo a immaginare L’incendio dei miei palpiti le ore Le voci del silenzio ad ascoltare Per vagheggiare nuove albe d’amore.
ASSENZA
La tua presenza Colmava il vuoto Della mia oziosa solitudine Spesso mi contrariava Il tuo lungo abbaiare Che mi manca Mostravi tutta la tua gratitudine Stendendoti ai miei piedi Mi contemplavi Percependo a volte le mie azioni Ci capivamo Nell’incrociarsi dei nostri sguardi E ci ritrovavamo Nel nostro mondo Pieno d’abitudini Forse Non ero solamente il tuo padrone Ma il vero amore Oggi non ci sei più La tua specie meticcia Si è dissolta Uguale agli altri Nella terra nuda Per me Sei una ferita aperta Nel ricordo Dentro al mio vuoto Nel ripiombato abisso D’un’altra e più profonda Solitudine.
BARBONI
Te li ritrovi all’angolo Laceri e macilenti Ombre negli occhi stanchi Su facce senza età, le mani tremolanti tese verso i passanti cercano carità, fermati se lo vuoi forse così potresti leggere nel passato vite vissute ai margini di questa società. Ancora li ritrovi alla stazione Tra i binari dei treni O nelle sale d’attesa Seduti sotto la biglietteria Ad aspettar probabili monete Date da viaggiatori frettolosi Che osservano nervosi e preoccupati Tutti gli orari della ferrovia… Loro non hanno fretta E li ritrovi A scartocciare pasti sempre asciutti Tra una bottiglia e l’altra La cicca tra le labbra screpolate Nell’incomunicabile silenzio… Se resti indifferente, fingendo d’ignorarli, guardati per un attimo allo specchio e ti ritrovi.
BRONX
E’ una nota stonata Il palpito d’un poeta In questo Bronx Non può sintonizzarsi Nell’etere Dove i suoni Hanno ritmi di rabbia Tra uragani criminali Su tangenziali di camorra La voce del mare è lontana Anni luce Come distante,fin troppo, il volo d’un gabbiano non parlate mai d’amore in questo Bronx tra orge di sensi in delirio sareste derisi qui Cristo è il Giuda del momento Dio un padre snaturato La madonna un quadro oleografico Come punto di riferimento Da invocare nel momento del bisogno In questa giungla Dove l’urlo di TarZan Diventa legge L’uomo È solo un nome da dimenticare.
HANNO CROCIFISSO IL NOSTRO CREDO
Hanno crocifisso il nostro < CREDO > All’angolo della piazza Platealmente Ma non vi è stato un applauso La folla nel rancore sterile D’un silenzio sepolcrale Ha avuto E solo per un attimo Un fremito d’orrore E poi solo parole adulte e pensieri distruttivi Si sono stagliati nell’aria Infettata da microbi maligni Dove anche l’ossigeno Ha il sapore della morte violenta. Non ha senso la pietà Quando il lutto d’un massacro Resta una ferma storia E non basta la volontà Quando si è inermi E nessuno è in grado di mutare Il corso degli eventi Ed è inutile pensare Ad una giustizia superiore Quando la fede è ormai dissanguata E non vi sarà un Pasqua per farla risorgere Né vi sarà oblio Che potrà cancellare un ricordo.
ORA NEL VENTO
Nell’oceano Dei tuoi desideri repressi Navigava il tuo credo di madre Per istinto felina e protettiva. “Donna partorirai con gran dolore” e lo sapevi quando per vocazione sentivi dentro al tuo ventre ad ogni parto i palpiti e gli spasmi e tu stringevi i denti senza un lamento piena d’emozione. Poi ad uno ad uno col passar degli anni Ti lasciarono sola per andare In una terra dove il pane è duro A fare i vu’ cumprà o gli accattoni Ma tu non lo sapevi Nell’ultimo sospiro li chiamasti Come un appello antico una preghiera E in quel momento Non tutti li vedesti al capezzale. Ora madre senza confini senza più desideri Tu certamente ascolti Echi dei vu’ cumprà di quei tuoi figli Nel vento nell’azzurro nella pace Dei tuoi incomunicabili silenzi.
GOCCIA DI SOGNO
L’oro dei campi È stato calpestato Da pesanti stivali Là sul ramo bruciato Il pettirosso È come un Cristo nano Crocifisso Acre nell’aria il fumo È già veleno La terra è come un melograno Aperto Una goccia di sogno Da un petalo di rosa Vola decisamente Per posarsi Sul gelso abbandonato In agonia.
DANZANO
Danzano Come ballerini i pensieri Sulla stanca pedana della mente Dispettosi fantasmi Nell’avida bocca della notte Nell’alitare silenzioso Delle tenebre Danzano Sadici e indifferenti All’agonia del tempo Al respiro affannoso di paura Danzano Con ritmi di rabbia Nell’infernale suono Tra le quattro pareti D’una stanza Danzano In quest’incendio mio Di solitudine.
EFFETTO NAPOLI
Se questa mia città è una meretrice Che gode al luccichio d’una moneta Ben vengano i re magi dall’oriente Per ammirare oppure possedere Partenope bagnata dal suo mare Ma per stuprarla no non ci provate Le sue unghie feline sono aguzze Taglienti come lame di rasoio Ha una furbizia resa secolare Dall’esperienza di città regina.
Dalle navi nel porto sono scesi Nei secoli fin troppi marinai Che nel suo ventre hanno lasciato i frutti Di tante razze di tanti colori Però è stupenda quando ama davvero Ed i suoi figli sparsi per il mondo Ricambiano il suo bene e ad ogni canto Cresce col desiderio ed il rimpianto La pazza voglia di tornare ancora.
ECHI NEL TEMPO
Sepolte le lupare tra i canneti Nella terra di fichi d’india e zàgare Anche gli agrumi piangono Lacrime di tritolo Tra sguardi freddi rassegnati e stanchi E bocche mute nonostante tutto Amara è l’isola Sotto un sole beffardo e un cielo terso Il Cristo Siciliano È stato crocifisso col suo credo E la speranza naviga in un mare Da forza sette tempestoso e infido. Risorgere?Ma dove come quando La nave è ferma là nel continente Evocando fantasmi di promesse Echi nel tempo senza più memoria.
MIRKO
Mirko ha solo tre anni ma non ha Diritto di giocare a Sarajevo Il suo dovere è quello di soffrire Le pene d’un inferno prematuro E l’acqua santa non potrà bastare A spegnere un incendio di dolore . Mirko non ha più l’angelo custode Che lo protegge – non conosce Dio – Pur portando la croce d’un calvario Che fa spezzar le spalle d’un bambino. Oggi ha incrociato gli occhi della morte Sul corpicino ne ha sentito il fiato Ha lasciato l’inferno per il limbo Su quei tre anni il tempo si è fermato.
ROUTINE
Da una vita Mi porto addosso Un nome Dentro Le mie ansie Una poesia mai scritta Fuori Tutto il resto È soltanto Routine.
NEVE
Eri già vento Che lieve carezzava i miei capelli Eri già mare Che inumidiva le mie asciutte labbra Ed eri sole Quando mi ribollivi sottopelle Eri già sera Quando ti raccoglievo tra le stelle (nel capriccio d’un cielo inargentato) e fosti notte (la notte che sembrava interminabile) con l’ora lenta allo spuntar del giorno che nel tuo sguardo oggi-che rabbia-è neve.
E’ SINFONIA
Tra gli alberi È sinfonia Il canto d’usignoli Dalla persiana semichiusa Filtrano i primi raggi Sulla mia intimità Tra le coperte Sospiro La fragranza del mattino In caldi riverberi di sole.
SU BIANCA E’ CADUTA LA NEVE
Bianca sa che il padrone non torna Ma lo aspetta ugualmente L’ospedale è a due passi da lei Come il cibo Che non vuol mangiare Perché la memoria sua è ferma Alla mano callosa ma buona Che le carezzava la testa Ed ora che resta? A che serve il Natale (perchè sa,lo ha capito guardando un albero pieno di luci ch’è festa) se il suo amico più caro non c’è eppure lo cerca caparbia nel viso di ogni passante ma l’odore di chi amava tanto è ormai troppo lontano l’aria attorno si è fatta di gelo le si appannano gli occhi su Bianca è caduta la neve.
FORSE FU UN BENE
Forse fu un bene padre Fermare la tua storia Col mandorlo fiorito Chiudere gli occhi Senza aspettare Il gelo dell’inverno Lasciando nei tuoi figli L’eredità di vivere. Avevi già provato a masticare Come un boccone il pane reso duro Dalle battaglie quotidiane Stanco. La sofferenza del tuo immenso vuoto Noi la sentiamo come un fuoco vivo Perché è diverso il sangue Quando sta uscendo dalle tue ferite Ha un altro suono l’urlo Quando è parte di te della tua carne. Per te fu cielo terso Ed al tuo sguardo Ti sembrò un miracolo Il non dover portare sul calvario La croce d’un’amara solitudine. Forse fu un bene padre.
INDICE
Il Pianeta dei silenzi Perdonateci Memorie d’alba Ti sembrò Potevamo C’è ancora un sud Vorrei che fosse il mare E’ silenzio Adesso Vagheggiando nuove albe d’amore Assenza Barboni Bronx Hanno crocifisso il nostro credo Ora nel vento Goccia di sogno Danzano Effetto Napoli Echi nel tempo Mirko Routine Neve E’ sinfonia Su Bianca è caduta la neve Forse fu un bene
BIOGRAFIANato a Napoli il 18 Marzo 1940 Luciano Somma,oggi in pensione,ha svolto per anni l’attività di rappresentante di commercio. Ha iniziato a scrivere poesia nella primissima gioventù. Numerosissimi i premi e i riconoscimenti anche internazionali meritati nella lunga militanza nel campo della poesia anche dialettale. Autore delle parole di oltre 500 canzoni edite o incise. Due volte insignito con medaglia d’argento del Presidente della Repubblica. LIBRI PUBBLICATIDDOJE VOCE ‘E NAPULE – Ed.La Commerciale -Napoli – 1968 LA MIA RICCHEZZA – Ed.L’araldo del Sud-Napoli-1971 DIMANE – Ed.Degli Artisti-Napoli (2 edizioni)1977-1978 N’ATU DIMANE-Ed.del Delfino –Napoli-1982 ‘E GGRANATE – Ed.Tierre-Napoli-1990 MUSICA NOVA-Ed.Lo Stiletto-Napoli-1993 MOMENTI DI VERSI-Ed.Montedit-Melegnano(Milano)1997 MEMORIE D’ALBA-Ed.Otma- Milano-1999 BRIVIDI DI RICORDI-Ed.Oceano-Sanremo(Imperia)-2000 - I Edizione BRIVIDI DI RICORDI-Michele Di Salvo Editore – Napoli –2000 II Edizione CRISTO NAPULITANO-Ed.Oceano-Sanremo(Imperia)2000 I Edizione CRISTO NAPULITANO-Ed.I Miei Colori-Pontassieve(Firenze)-2000 II Edizione
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