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LUCIANO SOMMA

MASCHERE

 

                                                                 

 

   Un profumo di caffè e anice dalla cucina stamattina mi ha strappato dalle braccia di Morfeo, dove ero tranquillamente adagiato, per riportarmi alla realtà d'un nuovo giorno, una domenica di Febbraio,  senza troppa voglia di fare molto.

   Entrando nel bagno mi sono guardato allo specchio e mi è venuta in mente la parola maschera! Già, siamo in carnevale e martedì sarà l'ultimo giorno e poi dovremo aspettare a Pasqua per altre festività. Gli studenti saranno felici di gettare uova fradice su qualche auto o borotalco, nella gioia goliardica e relativamente spensierata dei giovani d'oggi, destinati dai mass media a svolgere in futuro una vita sicuramente diversa da noi nati nel 40 o nel 50.

   Mi sono guardato di nuovo allo specchio, la barba vecchia d'un giorno, me la farò domani, mi sono detto, ho fatto la doccia ed improvvisamente mi sono ricordato un episodio vissuto, proprio il martedì grasso, negli anni 70.

   Non era come oggi allora, che si facevano tutte queste feste, chi svolgeva una professione libera come me doveva giocoforza sfruttare anche quei pomeriggi che altri devolvevano al divertimento. Era quasi sera, quel martedì, e mi trovavo in una paese dell'entroterra casertano da un cliente che mi aveva pagato una fattura, circa un milione, cifra considerevole per quegli anni. Avevo messo i soldi nel portafoglio e ricordo che mi ero piegato per prendere dalla mia borsa di rappresentante un foglio d'aggiornamento quando sentii un trambusto nel negozio ed alcune voci urlare : " Mani in alto è una rapina!"

   Chissà per quale recondito motivo pensai subito ai soldi e con una manovra lesta presi dalla tasca posteriore del pantalone il portafoglio e lo gettai dietro al bancone. Proprio in quel momento si affacciò una maschera, che copriva solo gli occhi, ed una mano mi puntò la pistola, la voce mi disse : "damme 'o portafoglio! " In genere sono molto emotivo ma nei momenti più drammatici della mia esistenza sono sempre riuscito a trovare la calma necessaria, e quella fu una di quelle volte,  mi alzai e gli risposi in tono pacifico ma fermo: "Senti, fa pure, perquisiscimi, ma io ho solo qualche migliaio di lire in tasca e non ho nemmeno la patente con me perchè l'ho data ad un'agenzia per il rinnovo ", infatti è mia abitudine ancora oggi, senza una ragione specifica, avere sempre a portata di mano dei soldi extra portafoglio. Uscii dal bancone ed il giovinastro mi guardò con aria di commiserazione dicendomi: " Pover'ommo ! Nun te miette scuorno e ascì senza solde, me fai pena...!

   Intanto la scena che mi si presentò era abbastanza drammatica ma nello stesso tempo sfiorava il ridicolo, dei tre giovani mascherati, alla peggio, due avevano quasi spogliati nudi alcuni clienti, che stavano in mutande, a l'altro, quello che mi aveva minacciato, si era messo sulla soglia a spiare se veniva qualcuno. Fatto il bottino, alcuni portafogli avevano ormai preso un definitivo volo, se ne scapparono su un'alfa sud rossa e non riuscimmo nemmeno a vedere bene i numeri di targa mentre tutti ricordavamo ch'era targata BG, sapemmo dopo che risultava naturalmente rubata.

   Il negozio vendeva ricambi ed accessori per auto, e poveri meccanici e carrozzieri tutti tremanti, ed imprecando per la perdita di soldi e documenti, cercarono dopo essersi rivestiti d'inseguire con le loro auto l'alfa che comunque si era dileguata.

   Recuperai il mio portafoglio ed in macchina, lungo il percorso di ritorno per tornarmene a casa, il fatto mi aveva emozionato alquanto e morivo dalla voglia di raccontare la cosa a mia moglie per vantare la mia freddezza nell'avere affrontato una simile situazione,  mi guardai più volte allo specchio e ripetei ad alta voce : Maschere!

   Già, ancora oggi, riguardandomi, dopo aver fatto la doccia, ancora allo specchio, quella parola mi rintona ossessiva, queste siamo noi in questa nostra avventura sul pianeta terra, delle maschere che indossiamo di volta in volta, da circostanza in circostanza, per nascondere, e lo sappiamo sempre fare, spesso ciò che abbiamo veramente dentro di noi, realtà incoffessate ed inconfessabili che ci portiamo addosso nel nostro sdoppiamento di personalità coi nostri io che duellano fino all'ultima goccia di vita quando poi finalmente la nostra maschera diventerà, e solo allora, veramente quella vera ed unica ed il nostro volto forse riacquisterà quella serenità inutilmente cercata e rincorsa per un'intera esistenza.