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Maria Vittoria Morokovski

 
21-1-2004
 
 
VIVIENNE - PORTIERE DI NOTTE
 
 
 
 

I PERSONAGGI PRINCIPALI

 

Vivienne è una ragazza carina e spensierata, gli amici la chiamano Vivi, anche per la sua voglia di vivere, ma lei non ama troppo quel soprannome e preferisce farsi chiamare Vivienne, anche se nessuno le dà retta e continuano a chiamarla Vivi.

Figlia di uno spagnolo ed una francese, parla bene le lingue e frequenta l’università con discreto profitto, poi la tragedia entra a far parte della sua vita, il padre abbandona la madre per una donna più giovane e quest’ultima, dopo aver ingerito troppi calmanti, non è dato sapere se volontariamente o per errore, provoca uno spaventoso incidente, rimane viva per miracolo, ma cieca.

Vivienne si trova così catapultata da un’esistenza serena, in una situazione precaria.

Il padre ha portato con sé il denaro che avevano, la madre non può più lavorare, era una brava pittrice e si guadagnava da vivere vendendo i suoi dipinti e dipingendo tessuti preziosi.

Quando tutto ciò avviene Vivienne deve abbandonare gli studi e cercare un lavoro che le permetta di mantenere la madre e se stessa.

Soffre moltissimo per l’abbandono del padre e non lo cerca per dirgli cosa è accaduto, del resto lui è tornato in Spagna.

Vivienne assomiglia molto fisicamente al padre, da lui ha ereditato la carnagione olivastra ed i bellissimi capelli neri, l’ovale del viso ed il carattere volitivo.

Dalla madre ha ereditato gli splendidi occhi verdi che diventavano ora celesti ora grigi, la figura slanciata e un po’ d’erre moscia alla francese che piaceva tanto agli uomini.

 

Flavio: un bell’uomo, un tipo all’Alain Delon, elegante, sportivo, trasgressivo, ha grandi occhi blu ed anche lui ha la carnagione olivastra, figlio di un ricco imprenditore, mecenate d’artisti, giocatore e donnaiolo, anche lui da piccolo soffre un po’ per l’abbandono dei genitori che lo lasciano spesso dagli zii con il fratellino più piccolo, la madre è troppo innamorata del padre per non seguirlo nei suoi viaggi, teme che trovi un’altra e preferisce dedicarsi al marito che ai figli.

Da ragazzo vive nell’agiatezza tipica del figlio di papà, non studia, possiede belle auto, belle donne, soldi in tasca che gli fanno avere tanti amici.

A 22 anni s’innamora di una bellissima donna di 27 e la sposa, questa però lo lascia subito dopo un bel viaggio ed il regalo di un costosissimo smeraldo, pochi mesi dopo il matrimonio.

Per lui le donne diventano il NEMICO.

Pochi mesi dopo l’abbandono della moglie, muore anche suo padre, che lui temeva ed ammirava pur contestandolo continuamente e sentendosi schiacciato dal peso della sua personalità brillante ed irresistibile.

Il padre in punto di morte gli chiede di badare alla madre e al fratello minore e gli confida che è pieno di debiti.

Per Flavio è un colpo terribile, da ragazzo incosciente e capriccioso, lui che di chimica non ne sa nulla ed ha conseguito a malapena il diploma di ragioniere, deve trasformarsi in dirigente di un’azienda di prodotti chimici piena di debiti e fare da capofamiglia a tutti gli effetti, il fratello ha 10 anni meno di lui e lui stesso è poco più di un ragazzo.

Mariagela: giovane ragazza borghese, figlia di ricchi commercianti, frequenta la Bocconi senza successo tanto da comprarsi la tesi, cavalca, gioca a tennis, scia bene, nuota bene, è carina e un po’ superficiale.

Viziata dai genitori,  figlia unica, rappresenta per loro un punto d’arrivo, loro hanno solo il denaro, ma sono d’umili origini e non hanno studiato, sono provinciali ed un po’ ottusi, anche lei sogna la libertà, ma non è tipo da stare da sola, è la classica ragazza che per uscire da casa deve sposarsi.

 

 

 

 

CAP I

 

Vivienne dopo aver lavorato in una biblioteca,  dato lezioni private e tentato di fare la rappresentante, senza molto successo, trova uno strano lavoro che le dà la possibilità di guadagnare abbastanza da poter pagare l’istituto dov’è ricoverata la madre per abituarsi alla nuova condizione d’invalida e di mantenersi discretamente, senza contare che avrebbe avuto tempo per riprendere gli studi

.Il nuovo lavoro le avrebbe lasciato molte ore libere per leggere e una camera dove dormire.

Avrebbero potuto lasciare l’appartamento e non pagare più l’affitto, ciò avrebbe permesso un buon margine di guadagno, senza contare le mance che avrebbe potuto ricevere.

Era un po’ anomalo per una ragazza, sua madre non le avrebbe mai permesso di accettarlo, se non fossero successe tante cose.

Fu così che Vivienne iniziò a fare il portiere di notte in un piccolo albergo vicino alla stazione.

Il proprietario dell’albergo era un amico del padre e l’aveva assunta per darle una mano economicamente, sapeva che non era un lavoro ben visto dalla gente e che lo avrebbero criticato, ma si era appena risposato e non voleva lasciare sola la moglie di notte, n’era molto innamorato, inoltre Vivienne era una persona fidata, parlava le lingue, aveva modi garbati e, tranne che per l’orario e la mancanza del giorno di riposo, l’impegno non era troppo faticoso.

Vivienne prendeva servizio alle sei di sera ed andava nella sua mansarda alle otto di mattina, dopo aver preparato le colazioni, aver fatto le sveglie e preparato la biancheria per la persona che prendeva servizio alla fine del suo turno.

 Non era difficile! Sistemare il registro non le portava via molto tempo, dalle 18 alle 20 c’era poca gente, poi per un paio d’ore arrivavano i nuovi clienti, dopo le 10 c’era ben poco da fare, se non aspettare i rari nottambuli, passare qualche telefonata e fare qualche camomilla; aveva quasi tutta la notte per studiare e tutto il giorno per dormire.

Non si rendeva conto che, accettando quel lavoro, avrebbe segnato la sua vita per sempre.

Le madri delle poche amiche rimaste, non approvavano la sua scelta, ma non erano mai state con lei al Monte dei pegni, né avevano venduto i quadri a metà prezzo per pagare le bollette ed i medici, non potevano capire, né cercavano di farlo.

Vivienne era contentissima, tutto andava meglio: non aveva più debiti e non doveva cercare lavoro; i clienti non le davano problemi ed erano di solito gli sempre gli stessi, rappresentanti che arrivavano ogni settimana, professori universitari, studenti in cerca di sistemazione, gente che si alzava presto e tornava la sera tardi, gente tranquilla e educata.

 

Era un sabato, Vivienne stava seduta al burò, col suo libro di filologia aperto sempre alla stessa pagina, non ci capiva niente, e non riusciva a spiegarsi come alcuni suoi compagni le avessero assicurato che era un esame facilissimo, gli occhi vagavano vacui sulle pareti del piccolo ambiente che aveva iniziato ad esserle amico, le piaceva la tappezzeria che aveva alle spalle, che contrastava col candore delle pareti imbiancate di fresco, le piacevano i quadri che lei stessa aveva voluto appendere alle pareti, le stampe della vecchia Milano, le porte di legno massiccio, la cassetta delle chiavi, il piccolo bar allestito in una rientranza, il marmo lucido del pavimento ed il folto tappeto rosso le davano un senso di sicurezza e calore, la poltrona dove spesso si appisolava, la stava guardando invitante, tuttavia la presenza di un paio di chiavi appese diceva che non era ancora ora di chiudere la porta e schiacciare un pisolino.

 

Sperava di affittare presto quelle due stanze, era un po’ stanca, quando la porta si aprì ed entrarono due giovani coppie.

Vivienne ne fu felice, sarebbe andata a riposare presto.

I giovani pagarono anticipatamente e non si fecero neppure accompagnare nelle camere, erano un po’ rumorosi ed era evidente che arrivavano da qualche locale dove si erano divertiti molto.

Il tempo di registrarli e finalmente sarebbe stata libera di riposare.

Pochi istanti dopo uno degli ultimi arrivati, scese chiedendo se poteva avere qualcosa da bere.

Era proprio un bel ragazzo, capelli neri lunghi, occhi blu, cicatrice su una guancia, che invece di sfigurarlo, gli dava un che di vissuto e misterioso, bel sorriso con denti candidi che facevano notare l’abbronzatura da neve ed un abbigliamento costoso, sapientemente casual, rendevano il tipo davvero interessante.

Lui notò il suo sguardo prolungato e sorrise

-Quando avrà finito di perquisirmi, mi dà un paio di whisky ed una minerale da portare su?-

Vivienne arrossì ed andò in confusione, rovesciò il primo bicchiere e stava per rovesciare anche l’altro, quando il giovane le venne in aiuto

-Ci sono abituato, so di piacere a voi donne, avete tutte un cervello così piccolo, che quando vi piace qualcuno, non siete neanche in grado di coordinare i movimenti-

Vivienne, ripresasi dall’iniziale imbarazzo, infuriata per quello sproloquio, dimenticando che era un cliente, rispose: - Lei può anche piacere alle donne ad un primo sguardo, ma perde ogni fascino non appena apre bocca, presuntuoso, arrogante e montato com’è!-

Lui ridendo: -Faccio così per non farvi innamorare troppo, diventate noiose quando v’innamorate, volete stare sempre appiccicate, siete gelose, fate scenate, rompete i coglioni, almeno facendo così mi lasciate in pace per un po’-

Lei: - Ci riesce benissimo vedo, per essere così avvelenato o è un’idiota integrale o ha avuto una batosta che non finisce più!-

Lui: - Touchè! Vuoi vedere che ho trovato l’eccezione che conferma la regola?

Non mi sembri scema come le altre!-

Lei: -Grazie! Sta tranquillo che non mi farei proprio mettere sotto da un tipo come te!-

Lui con sorriso disarmante: -Però ha funzionato! Per convincerti a darmi del tu ci avrei messo dei mesi, se non ti avessi fatto arrabbiare! Pace? Io mi chiamo Flavio e tu?-

-              Vivienne, mi chiamano tutti Vivi, ma non mi piace troppo!-

-              Hai ragione, è più bello Vivienne! Qualche francese in famiglia? –

-              Sì mia madre-

-              Curioso! Ho avuto una nonna francese anch’io!-

Flavio si era accomodato nella poltrona e non accennava a voler lasciare la sua postazione, fu così che iniziarono a raccontarsi un po’ della loro vita.

Poco più tardi la compagna di Flavio scese e, dopo aver lanciato uno sguardo di fuoco a Vivienne e aver apostrofato con uno ‘’stronzo!’’ Flavio,se ne andò, non senza aver sbattuto la porta.

Vivienne aveva una gran voglia di ridere per quella sfuriata, si tratteneva per educazione.

Flavio sembrò leggerle nel pensiero e le disse:-Ridi pure,se me ne fosse importato non l’avrei fatta andare via, non credi?-

Scoppiarono entrambi in una fragorosa risata,quando Flavio, facendo il verso alla ragazza ripeté:’’stronzo!’’e si avviò sculettando verso la porta.

‘’Puttana, non era che una puttana, si sta molto meglio qui a chiacchierare con te!

Pensa ad un numero e vedrai che lo indovino!-

-              Ma va! Come fai ad indovinarlo?-

Flavio lo indovinò, il gioco continuò per un po’ ed indovinò tutte le volte.

-Ma come fai?-

-              Ti sono entrato in testa, d’ora in poi saprò sempre quello che pensi, non ti libererai di me facilmente!-

Quelle parole erano profetiche, ma nessuno dei due lo sapeva, in quel momento.

Arrivò l’alba e loro stavano ancora chiacchierando, lui andò a prendere i cornetti caldi e fecero colazione assieme, lui le fece notare la magìa della città che si risveglia,gli occhi assonnati dei primi passanti, il silenzio rotto dai primi tram, i metronotte che finivano il turno,il panificio che apriva,le prime portinaie che iniziavano la giornata mettendo fuori pesanti sacchi di spazzatura, il cielo che cambiava colore, poi le disse :’’Ciao!’’e se ne andò a piedi,mani in tasca, portamento eretto e sicuro.

Vivienne aveva passato una nottata davvero diversa ed era felice senza rendersene conto.

 

CAP II

 

Vivienne , il giorno dopo, raccontò lo strano incontro alle amiche e si aspettò una telefonata che non arrivò.

Passò del tempo e Vivienne si convinse di essere innamorata di un compagno d’università.

A causa del lavoro che faceva,  usciva di rado ed era difficile tenere in piedi un amore che riusciva a vedere solo nelle prime ore del pomeriggio, il ragazzo sembrò comprensivo e per i primi tempi si accontentò di andarla a trovare sul lavoro e preparare gli esami con lei.

Una sera come tante, Flavio riapparve dal nulla, chiese una stanza singola e,ancora una volta, restò a chiacchierare con Vivienne e il suo ragazzo facendolo apparire un po’ sciocco ed inadeguato, la conversazione di Flavio era brillante e spiritosa, quella sera poi mise in luce le sue doti da istrione al meglio, il ragazzo si infastidì e se ne andò.

-Non ha il senso dell’umorismo!- sentenziò Flavio

- Che te ne fai di uno così? Meriti ben altro!-

Flavio non salì neppure quella volta nella sua camera, quando tutti furono andati a letto, fece delle avances esplicite, Vivienne,molto infastidita, non esitò a dargli una sberla.

Anche quella volta Flavio riuscì a stupirla. Ricevuto lo schiaffo, si mise a ridere dicendo:-Ben fatto!

Io dovevo provarci, avresti pensato ch’ ero un finocchio, se non lo avessi fatto! Una volta mando in bianco una bella f…, con te non ci provo, cosa avresti immaginato? E poi volevo capire di che pasta eri, mi fa proprio piacere, però avresti potuto andarci più leggera!-

Vivienne era ancora una volta disarmata e finirono la nottata chiacchierando come vecchi amici.

Ancora una volta videro l’alba insieme.

Ancora una volta lui andò via quasi all’improvviso com’era arrivato.

Inutile dire che il giovane studente sparì ben presto dalla vita di Vivienne, era un ragazzo serio, un po’ triste e noioso, poco passionale e soprattutto troppo prevedibile, la serata con Flavio lo aveva fatto apparire ancor più scialbo e, non appena gliene diede l’occasione, Vivienne lo lasciò andare per la sua strada senza troppi rimpianti.

Inoltre all’esame di Storia Contemporanea , aveva conosciuto un giovane assistente universitario che aveva fatto carte false per trovarla dopo l’esame.

Era un ragazzo maturo e colto e, a Vivienne, non dispiaceva la sua corte assidua ed intelligente.

Non pensò più a Flavio, era chiaro che lui non avesse intenzione di corteggiarla e, del resto, lei si rendeva conto che un uomo così era proprio improbabile fosse fedele.

Il giovane professore avrebbe potuto essere l’uomo giusto, anche se non le faceva palpitare il cuore;le aveva proposto una convivenza che lei aveva rifiutato per capire se fosse davvero amore o soltanto un’attrazione dovuta alla solitudine e al bisogno d’affetto.

Flavio riapparve un pomeriggio vestito da tennista e le presentò un amico e il fratello, presero un caffè assieme e tutto finì lì.

Il professore doveva partire per due settimane e le ingiunse di dargli una risposta, riguardo alla convivenza, al suo ritorno.

Vivienne iniziò a pensarci seriamente e così quando arrivò una telefonata di Flavio che le chiedeva di uscire con lui, rifiutò istintivamente, per pentirsene subito dopo.

Che ci sarebbe stato di male a farsi due risate?

Il professorino tornò e le propose ancora di andare a vivere con lui, Vivienne non si sentiva pronta e gli chiese ancora un po’ di tempo.

Stava pensando seriamente di accettare, quando ebbe una notizia che la sconvolse, le raccontarono che, durante i 15 giorni d’assenza, il professorino, che sembrava tanto innamorato, si era sposato.

Incredula Vivienne, pur ringraziando il suo buon senso che l’aveva fatta desistere dal fare un passo simile e riconoscendo che era stata fortunata, ferita nell’orgoglio e nei sentimenti, si chiuse in se stessa, temendo gli inevitabili pettegolezzi e le battutine dei compagni.

La su vita scorreva sempre più solitaria tra lavoro e visite alla madre, libri e pensieri tristi che confidava alle pagine di un diario come una ragazza d’altri tempi.

In quei giorni le capitò di pensare spesso a Flavio, lui almeno la faceva ridere e sapeva vedere il lato umoristico in tutte le cose.

E Flavio ricomparve, come le altre volte, quando Vivienne si era rassegnata a non vederlo più. Questa volta era con dei cugini,bei ragazzi eleganti e viziati, venivano dal maneggio ed erano tutti vestiti da cavalieri, il che dava loro un’aria ancora più irraggiungibile.

Flavio fece in modo che se ne andassero e , rimasto solo con lei:-Vedi che imbecilli montati ho in famiglia? Che ne pensi di mio fratello?

E’un imbecille anche lui, poteva essere il padrone della ditta e invece ha preferito fare l’impiegato! Cretino non trovi?-

Seduto di fronte a lei, sorseggiando un buon Cognac,le gambe accavallate,con gli stivali che luccicavano nella penombra del burò poco illuminato,Flavio iniziò a raccontarle della sua famiglia: la madre era la terza di tre sorelle,d’estrazione paesana,ma ricca e abbastanza colta per quei tempi,il nonno paterno era stato Sindaco di quel piccolissimo paese della Romagna,la nonna insegnante elementare, suo padre invece,pur non avendo alle spalle una famiglia benestante, aveva

avuto una gran volontà di riuscire ad essere qualcuno,pur iniziando come fattorino in un grande albergo di Venezia, a poco a poco era riuscito a diventarne il direttore, cosa che gli aveva permesso di conoscere gente importante e soprattutto di frequentare allestitori di gallerie d’arte, restauratori,artisti affermati.

Preso da una passione improvvisa e spontanea per le arti figurative si era circondato di giovani artisti e, grazie ad un innato fiuto e alle necessarie conoscenze, era riuscito a farne emergere alcuni dall’anonimato e dalla miseria. Si era guadagnato sul campo l’autorità di critico d’arte ed era diventato famoso in quell’ambiente

tanto da poter far approvare un progetto di museo d’arte contemporanea.

Uomo affascinante dai molteplici interessi, aveva rilevato,per pochi soldi, una fabbrica di colori da un vecchio imprenditore indebitato, in breve tempo l’aveva fatta diventare una ditta

conosciuta e redditizia, assumendo chimici in gamba che, oltre ai colori,inventarono nuovi prodotti che furono usati in larga scala

per l’agricoltura,facendo diventare l’umile ex fattorino,un’industriale di fama nazionale.

Non fu difficile per la madre di Flavio innamorarsene,più difficile fu farsi sposare,ma vi riuscì grazie all’attesa di Flavio, che fu un mezzo per legare l’affascinante imprenditore, più che il fine di un amplesso amoroso.

La mamma però aveva seguito il marito in tutti i suoi frequenti spostamenti ed aveva lasciato alle zie ed ai nonni il figlioletto, cresciuto come un bravo bambino di campagna, che vedeva i genitori di tanto in tanto, come una fata ed un mago che apparivano portando doni.

Anche quando nacque il fratello dieci anni dopo,le cose non cambiarono,ed anche il fratello fu lasciato in campagna. Neanche la morte dei nonni cambiò le cose, le zie li affidarono ad una lontana parente e se ne occuparono di tanto in tanto, avendo anch’esse figli maschi.

Cresciuti tra maschi,in un ambiente di donne, (ironia della sorte, entrambe le zie restarono presto vedove),i ragazzi divennero molto amici tra loro,ma ognuno di loro assunse atteggiamenti insoliti,per bambini della loro età.

Flavio inizialmente timido, via via rassicurato dalla prestanza fisica, divenne arrogante e dispettoso, Alfredo, il fratello, meno bello e molto più piccolo degli altri, taciturno e tendente alla melanconia,Giovanni,il cugino maggiore,prese atteggiamenti paternalistici nei confronti degli altri, mentre Massimo e Luca, gemelli,si erano creati un loro piccolo mondo in cui gli altri non potevano entrare, tutti, da grandi, avrebbero avuto difficoltà con l’altro sesso e le loro unioni avrebbero subito traumatiche separazioni.

Il padre di Flavio, pur tradendo la moglie di tanto in tanto, non le aveva mai fatto mancare il suo affetto,ma annoiato ed inquieto, aveva iniziato a frequentare i casinò,i figli lo avrebbero saputo solo quando lo ammise in punto di morte.

Solo allora il mago, il mecenate, l’imprenditore, il marito un po’ infedele, si ricordò d’essere padre ed affidò al figlio maggiore l’onere e l’onore di succedergli nella direzione dell’impresa,minata dai suoi debiti di gioco ed il compito di badare alla madre ed al fratello.

Per sopperire all’assenza fisica i genitori avevano dato ai figli grandi disponibilità finanziarie e Flavio, dopo aver faticosamente conseguito il diploma, premiato con un viaggio a Roma, aveva conosciuto Patty, splendida ragazza della buona società romana, se n’era innamorato come ci si può innamorare a 22 anni, riuscì a farsi sposare,nonostante le differenza d’età, lei aveva ben 27 anni.

Il viaggio di nozze fu uno splendido giro attorno al mondo e durò sei mesi, al ritorno Flavio le regalò uno splendido anello di smeraldi

che Patty accettò felice.

La sera stessa Patty prese un aereo per Londra e nessuno seppe più nulla di lei.

Flavio raccontò l’episodio ridendo come se fosse una cosa divertente, ma confessò di aver sofferto molto e di essere ricorso alle cure di uno psichiatra per parecchi mesi, di aver iniziato a bere e di aver assunto cocaina per un paio d’anni

dopo quell’abbandono.

Ora sosteneva che neppure il ricordo gli faceva male, ma di aver rivissuto il tutto vedendo lei Vivienne,che, a suo dire, assomigliava straordinariamente alla famigerata Patty.

Le mostrò anche una foto della prima moglie, Vivienne non vi ravvisò alcuna somiglianza, ma non commentò.

Pensò solo che quella foto nel portafogli, vicina a quella del padre, la dicevano lunga sull’affermazione di Flavio, che sosteneva di aver superato tutti quegli avvenimenti traumatici.

 

Vivienne,lo aveva ascoltato affascinata, il padre mecenate,giocatore,imprenditore di successo,discreto dongiovanni,che portava la moglie con sé, il figlio scavezzacollo, che diventa il salvatore dell’azienda e delle sorti economiche della famiglia, la moglie che lo abbandona dopo uno splendido regalo e tutto il resto, le sembravano una fiaba tristissima e provò per Flavio ammirazione e sincera partecipazione, inoltre era lusingata di essere stata scelta per le sue confidenze.

Dopo il racconto della sua vita però, Flavio non si smentì,riuscì a farla ridere imitando i suoi cugini.Questa volta se ne andò con una frase sibillina:- Che lavoro assurdo ti sei scelta, va via da qui,va via da qui!-

Non le diede il tempo di replicare né di spiegare, le aveva mandato un bacio soffiando sulla punta delle dita e se n’era andato.

 

Tornò pochi giorni dopo, questa volta con la madre, erano andati a prendere dei quadri del padre e vollero vedere i lavori della mamma di Vivienne , gliene acquistarono due pagandoli molto bene.

Prima di accomiatarsi Flavio le regalò un ritratto fatto a carboncino, le somigliava molto, la donna del ritratto aveva un bellissimo bimbo tra le braccia, il bimbo aveva gli occhi chiari.

Ai suoi ringraziamenti rispose:- Dovresti avere un bambino, con quegli occhi sarebbe bellissimo!- poi ridendo aggiunse:- Lo dovresti fare con me perché sia perfetto!-

 

La mamma di Flavio sembrava una donna mite, con le idee molto chiare ed un carattere forte, non aveva fascino e Vivienne capì perché aveva lasciato i figli per seguire il marito, aveva visto una foto del padre e capiva da chi avesse preso Flavio, il fratello invece era anonimo come la madre, silenzioso e riservato pareva scomparire al cospetto di Flavio.

Sistemato il quadro nella sua mansarda Vivienne pensò che sarebbe stato bello che Flavio la corteggiasse un po’, era consapevole del pericolo insito nell’innamorarsi di uno così,ma un po’ lo era già, e cominciò a sperare che tornasse presto.

 

 Non fu così,passarono circa due mesi prima che la porta si aprisse e Flavio entrasse, questa volta era con una ragazza, minuta, carina, elegante, molto più giovane di lui, quasi una bambina.

Flavio fece le presentazioni.-Mariangela, questa è la Vivienne di cui ti ho tanto parlato, guarda che occhi meravigliosi, se mi avesse voluto l’avrei sposata, ora sai dove cercarmi se non torno a casa.-

-Vivienne, questa giovanissima ragazza è Mariangela, il suo nome dice tutto, pura come Maria e come un angelo, si ostina a volermi sposare, io le ho detto che si rovinerà la vita,ma lei insiste, ora poi aspetta un figlio e mi tocca proprio sposarla! Sperano tutti che metterò la testa a posto con un figlio, forse hanno ragione, tu che ne dici?-

Vivienne, impietrita,cercò di non mostrare il suo disappunto:-Molto lieta Mariangela, le faccio molti auguri, non si faccia trattare così e non creda che mi abbia mai corteggiata!-

Aveva dato sempre del tu a tutti quelli che aveva portato Flavio, a Mariangela istintivamente aveva dato del lei e Flavio se ne accorse:-Ah, le donne! Sempre rivali!-

Passarono al tu, ma avevano ben poco da dirsi,Mariangela gelosa della prorompente bellezza di Vivienne che la faceva apparire un po’ insignificante,Vivienne che aveva visto infrangersi la tenue speranza che coltivava nel suo intimo; eppure quella ragazzina le faceva tenerezza, si vedeva che era innamoratissima,mentre lui la trattava con sufficienza e senza abbastanza rispetto, quella frase era infelice’’avrei sposato lei se mi avesse voluto’’ certo scherzava, ma era uno scherzo di cattivo gusto.

Fingendo di stare al gioco e di ridere rivolta a Flavio:-Bugiardo,quando mai mi hai fatto la corte?

Come fai a sostenere che ti ho rifiutato se non mi hai mai chiesto niente?-

Rideva mentre diceva quelle parole,era una risata nervosa e Flavio se ne accorse:- Sei brutta quando ridi per forza, comunque pensaci, mica potevo fare il pagliaccio in eterno!-

Il tono della sua voce era serio come lo sguardo intenso che le lanciò.

Vivienne avrebbe ripensato molte volte, in futuro, a quella strana conversazione.

Flavio continuò a dire alla sua Mariangela che commetteva un errore e che non avrebbe dovuto mai sposare un uomo non innamorato, erano affermazioni che infastidivano entrambe le donne, sia pure per motivi diversi.

Quella visita sembrò interminabile e Vivienne tirò un sospiro di sollievo quando se ne andarono.

Tornando nella sua stanza guardò il ritratto col bimbo e le si inumidirono gli occhi, poi si diede della stupida e cercò di non pensarci.

 

CAP III

 

Trascorsero così alcuni mesi senza che nulla sconvolgesse in modo particolare la vita di Vivienne, unici amici rimasti una coppia, formata da un ragazzo di sinistra convinto, che vestiva da militare , lavorava in una casa editrice e studiava lettere e la sua ancor più strana moglie australiana che vestiva come una damina dell’ottocento, parlava con voce da bambina ed era molto più vecchia di lui, anche se i suoi occhioni azzurri ed i biondi capelli lunghissimi,non lo facevano notare

Antonio era fuori-corso ed aveva un buon seguito di studenti che pendevano dalle sue labbra e condividevano ogni sua idea, Johanna seguiva un’infinità di corsi all’università, senza avere la minima intenzione di laurearsi in niente, i ragazzi che ruotavano nella loro orbita erano diventati amici di Vivienne, anche sei lei non condivideva i loro discorsi estremisti,né l’anacronistico essere di Johanna.

Antonio, per Vivienne, era il fratello maggiore cui rivolgersi in qualsiasi momento e per qualsiasi consiglio.

Passavano lunghe ore parlando di tutto o giocando a carte, la moglie era sempre presente fisicamente, ma non partecipava mai alle accese discussioni che venivano intavolate né alle partite a carte.

Antonio,per Vivienne, aveva riguardi particolari e non intavolava mai discorsi di politica, anzi, cercava di essere un buon compagno sia per la moglie sia per lei, accompagnandole qua e là, anche i luoghi in cui lui non avrebbe mai messo piede, tipo teatro dell’Opera o balletti classici, ristoranti alla moda e mostre di pittura cui non era affatto interessato.

I momenti liberi di Vivienne erano talmente rari che Antonio non se la sentiva di negarglieli, le voleva bene e così faceva felice anche la moglie, cui quelle cose sembravano interessare.

Flavio si era fatto vedere solo una volta per portare a Vivienne una sua fotografia con il figlio di pochi mesi.

Vivienne si domandò perché gliel’avesse portata, tuttavia la conservò tra le cose care, senza capirne appieno il perché.

 

Passarono altri due anni ed Antonio decise di trasferirsi in Australia con la moglie, gli avevano offerto un buon posto all’Università di Melbourne e la moglie lo aveva convinto.

L’ultima sera con loro fu molto triste per Vivienne, Antonio si ubriacò e pianse buttandole le braccia al collo.

 Vivienne si sentì davvero sola.

Tornando a casa, camminando lentamente sotto una pioggerellina leggera aveva sfogato la sua rabbia prendendo a calci una lattina vuota di coccola,quella lattina l’accompagnò fino al portone,dove Vivienne si decise di raccoglierla per buttarla nel cestino.

 

La mamma era chiusa in un mondo diverso da quello reale e non le era di grande aiuto, gli amici di Antonio non avevano senso senza di lui.

Vivienne faceva fatica a studiare, gli ultimi esami sembravano ostacoli insormontabili, il lavoro cominciava a pesarle e non riusciva a trovarne un altro altrettanto ben retribuito, soddisfazioni non ne aveva, divertimenti neppure.

Era proprio un brutto momento!

Flavio, quando entrò radioso con il bimbo,le sembrò un raggio di sole!

Si ritrovarono come vecchi amici, dopo i complimenti di rito per il bimbo, iniziarono a raccontarsi tutto quello che era accaduto in quegli anni.

Il bimbo si addormentò dopo aver distrutto un paio di riviste che gli avevano dato per giocare.

Vivienne lo adagia con dolcezza nella poltrona letto che usava per riposare la notte.

Flavio le racconta che il matrimonio non era stato una soluzione ai suoi problemi, che adora il bimbo, ma non prova alcun’attrazione per la madre, le confida che per adempiere i doveri coniugali deve eccitarsi con delle riviste in bagno, che non riesce a vedere in Mariangela, né la compagna di prima (tennis, cavalli, sci etc), né la moglie, ma solo la donna che gli ha dato un figlio.

Confessa che con la moglie si annoia,che non sopporta i suoi genitori, le pattine che lo obbligano ad usare in casa,che i discorsi ‘’da commerciante’’ del suocero lo mandano in bestia.

Afferma di voler bene alla ragazza come ad una sorella e di rispettarla come madre e di non vederla proprio come donna e compagna.

Lo squillo del telefono interrompe quelle confidenze: è Mariangela, infuriata per la prolungata assenza del marito e preoccupata per il bimbo.

Flavio si affrettò ad andare via e Vivienne rimase a pensare, si domanda soprattutto come mai Mariangela avesse telefonato a lei, dopo tanto tempo, per trovare il marito.

Si chiede anche perché fosse venuto proprio da lei a fare confidenze tanto intime, che l’avevano perfino imbarazzata!

 

In quel periodo veniva ad alloggiare lì un piccolo industriale di Como, era un uomo di 35 anni, alto, ben vestito, automobile di lusso, denaro sufficiente per lasciare immaginare un tenore di vita agiato.

Arrivava tutti i martedì e ripartiva il venerdì.

Vivienne sapeva che era sposato e non aveva mai dato peso alla sua corte, per lei gli uomini sposati erano un tabù.

Un giorno, tuttavia, accettò di uscire con lui per prendere un aperitivo, la cosa non era poi così casuale e spontanea com’era apparsa a Vivienne al momento, il tipo aveva preparato ad arte quell’apparentemente innocua uscita insieme.

‘Casualmente’ incontrarono delle persone ed altrettanto‘casualmente’, la informarono che viveva da due anni dalla madre e non si era separato solo perché aveva l’azienda in comune con la moglie e per i figli, le fecero sapere che si era sposato giovanissimo, che coi figli non andava d’accordo e che era follemente innamorato di lei da molto tempo e non osava dirglielo.

Vivienne, cui quell’uomo piaceva, tornò al lavoro molto emozionata e cominciò a pensare che

una storia seria  fosse possibile, che avrebbe potuto essere giunta anche per lei

l’opportunità di uscire dal grigiore di quella vita ,iniziata per pochi mesi, che durava  da anni;forse era arrivato al momento giusto ed era giunto anche per lei il diritto di essere un po’ felice.

Com’era prevedibile, non tardò molto a dirgli di sì e tutto sembrò essere perfetto.

A letto, lui faceva un po’ troppi paragoni con la moglie, ma era sempre da lei e, quando non c’era, non la faceva sentire sola.

Poco dopo la presentò a sua madre e iniziò a parlare di presentarla ai figli.

Vivienne preoccupata, perché vedeva la moglie molto spesso,fu rassicurata ed emozionata quando andarono da un legale per chiedere il divorzio.

La madre di Maurizio aveva accolto Vivienne con molta gentilezza, le aveva chiesto di chiamarla subito mamma,le preparava ottime spremute,sembrava detestare la nuora,le sferruzzava maglioni ed affermava di non vedere l’ora di vederli accasati ed il figlio finalmente felice.

Vivienne,cui mancava molto la madre che a poco a poco si era totalmente estraniata dal mondo,apprezzava moltissimo le cenette in casa della futura suocera e le si era sinceramente affezionata.

Iniziarono a fare progetti, sembrava che lui fosse disposto a lasciare persino l’azienda e ricominciare da zero, se fosse stato necessario.

Vivienne si sentiva già sposa felice ed accettò di avere un figlio.

Aveva cercato casa, sarebbe stato il suo nido d’amore, l’inizio di una nuova vita, aveva già dato le dimissioni, aspettava soltanto che i proprietari trovassero qualcuno che la sostituisse.

Ma ecco che Flavio riappare,Vivienne è contenta di vederlo e di potergli presentare il suo uomo.

I due non simpatizzano, Maurizio, così si chiamava l’industriale, non approva la confidenza con cui Vivienne tratta Flavio.

Lei continua a dirgli che è un vecchio amico, che si conoscono da molti anni e che non aveva nessun motivo di essere geloso.

Vivienne è davvero contenta di rivedere Flavio e si sente appagata dall’attenzione dei due uomini, quelli che, in fondo erano i suoi unici affetti.

Flavio iniziò a presentarsi a tutte le ore e a far apparire, come abitudini, atteggiamenti, del tutto sconosciuti a Vivienne.

Le faceva la spesa, si offriva a farle commissioni, telefonava continuamente e riuscì a far saltare i nervi a Maurizio, che senza tanti complimenti lo affrontò una sera, lo invitò a fare una chiacchierata fuori e lo picchiò con la passione di un uomo geloso, Flavio non si difese e non se ne andò.

Vivienne fu mortificatissima, oramai tra lei e Maurizio non c’era altro argomento che Flavio.

 Flavio non faceva nulla per non sembrare troppo confidenziale, lo faceva con apparente ingenuità, in modo da far apparire Maurizio un visionario,brutale e manesco.

Vivienne non ne poteva più degli incontri sgradevoli tra i due e delle interminabili discussioni con Maurizio che ne derivavano.

.

Un giorno telefonò a Flavio pregandolo di non venire più, il suo rapporto ne soffriva troppo, lo minacciò di fare lo stesso con Mariangela e lui promise di non disturbare, sembrava dispiaciuto di aver causato tanto trambusto,Vivienne promise a Maurizio di non vedere Flavio e per poche ore tornò il sereno.

Flavio però non si era arreso, si presentò con una buona bottiglia di champagne ed un enorme mazzo di fiori, chiese perdono a Vivienne e a Maurizio e promise di non interferire mai più nel loro menage, giurò di non essersi reso conto di aver disturbato tanto,e, da buon stratega,ottenne l’effetto sperato: fece sentire in colpa entrambi.

 

CAP IV

 

 

Maurizio si scusò per i comportamenti di quel periodo, si scusò con Flavio, non con Vivienne, ed i due iniziarono a frequentarsi e chiacchierare come se fossero amici da tempo.

Vivienne era contenta della piega che avevano preso le cose, ora era Maurizio che invitava a cena Flavio.

Quest’ultimo, intanto, aveva raccontato di essersi separato e di aver dovuto dividere l’appartamento in due per non perdere la possibilità di vedere il figlio, ora viveva con il fratello e la madre, dietro ad una sottile parete, vivevano Mariangela ed il bambino, lui pensava a tutto economicamente ed era sembrata la soluzione meno dolorosa per il bimbo.

Mariangela aveva finto un esaurimento nervoso,certificato da un medico compiacente, ed

era riuscita, con l’aiuto di un buon avvocato, a farsi riconoscere un mensile da capogiro e farlo apparire un violento,lo aveva falsamente accusato di averle rotto un braccio, cosa realmente avvenuta mentre sciava,lo aveva accusato di essere impotente e di trascurare il figlio, aveva raccontato di quella famosa sera in cui lui l’aveva portato da Vivienne ed aveva insinuato che lui e Vivienne fossero amanti da tempo.

Flavio, che non si aspettava un attacco simile e si era recato in tribunale senza un legale, aveva dovuto accettare la sentenza a suo sfavore e doveva stare molto attento per il futuro.

Qualunque sua mossa azzardata avrebbe potuto precludergli la patria potestà.

Sembrava sincero, mentre raccontava le sue disavventure, pareva addirittura troppo buono,non manifestava rancore nei confronti di Mariangela

ed ostentava sincera preoccupazione per il futuro del bimbo e della stessa Mariangela.

Affermava anche di non essere neppure certo di essere il padre del bimbo, che si sentiva in colpa per aver sposato una ragazza così giovane e di non aver saputo essere un buon marito e di dover comunque provvedere al bimbo senza lasciarsi fuorviare da qualche pettegolezzo malefico.

Sembrava essere un uomo onesto e responsabile.

Vivienne lo ammirò ed anche Maurizio

 

si mostrò dispiaciuto per essere stato geloso e non aver capito che le sue visite erano dovute al bisogno di non stare a casa.

Una sera di pioggia, Vivienne sentì che Flavio diceva a Maurizio che non era la persona giusta per lei, che lei avrebbe avuto bisogno di un uomo che non avesse alle spalle altri figli,una moglie e un’azienda che rischiava di perdere.

Maurizio lo ascoltava con troppa attenzione e lei tentò d’interrompere quella sgradevole conversazione,ma i due l’ignorarono e continuarono a parlare come se lei non esistesse neppure.

Il maleficio era compiuto, Maurizio iniziò a dubitare delle possibilità di riuscita d’un secondo matrimonio.

 Vivienne era incinta, ma vedendo Maurizio così preoccupato e pensieroso non glielo disse.

Flavio cominciava a darle fastidio, trasferiva i suoi fallimenti matrimoniali sui loro sogni ed i  discorsi che faceva rendevano Maurizio più distante ed inquieto.

In quel momento, quando il rapporto di Vivienne iniziò a scricchiolare, Flavio sparì nuovamente.

Vivienne aveva acquistato un appartamentino in cui aveva investito tutti i suoi risparmi,Maurizio aveva approvato la cosa ed era sembrato felice come ai primi tempi della loro storia.

Vivienne sperò che tutto si sarebbe appianato, si era trasferita nel nuovo appartamento ed aspettava il momento giusto per dire a Maurizio che il figlio tanto desiderato era in viaggio.

La tavola era apparecchiata, i fiori erano disposti con grazia e nel mangiacassette c’era la loro canzone: quella sera glielo avrebbe detto!

Maurizio arrivò come tutte le sere, ma era teso, esordì dicendole che aveva parlato con la moglie e che si sarebbero dovuti incontrare tutti e tre per definire alcune cose, che quella discussione lo aveva turbato, che non era più sicuro di fare la cosa giusta, che forse era meglio prendersi un momento di riflessione, che lei forse meritava un uomo più libero da affetti ed affari.

Vivienne non lo ascoltava più, non erano le parole che pronunciava, era il modo in cui la guardava che le diceva che era finita, infatti pochi istanti dopo l’anello che lei gli aveva regalato, apparve sul tavolo.

Vivienne ha una crisi di nervi e comincia a spaccare tutto, Maurizio balbettò un ‘mi dispiace’ e fuggì via.

Vivienne distrugge fiori, piatti e bicchieri.

Di nuovo sola, senza lavoro, incinta, in una casa che non le è famigliare, senza nessuno cui urlare il proprio dolore, esausta, risponde al telefono sperando che fosse Maurizio.

Era la clinica che le annunciava la morte improvvisa della madre.

Vivienne barcolla, è troppo per i suoi poveri nervi,cade in uno stato di semi incoscienza,non capisce più nulla.

Si riprende,solo qualche ora più tardi, non ha più forze, non se la sente di lottare, di ricominciare, non se la sente di mettere al mondo un figlio senza denaro e senza nessuno accanto, Maurizio le aveva detto di non preoccuparsi e lei gli aveva creduto, l’anello lasciato sul tavolo non da adito a dubbi, Maurizio era tornato a casa dalla moglie, le aveva anche detto che era contento di averla portata via da quell’albergo e da quel lavoro.

Non aveva fatto visita a sua madre negli ultimi giorni, non se lo poteva perdonare.

In quel momento non voleva più vivere, in bagno c’erano dei forti barbiturici, che avrebbe dovuto portare alla clinica per sua madre, ingoiare tutto il barattolo fu un attimo.

Si risvegliò tre giorni più tardi, era in ospedale, non era morta, in compenso aveva ucciso il bimbo, sua madre non c’era più e lei era lì sola in un lettino.

Si riaddormentò, non voleva vivere, non voleva riaprire gli occhi.

Le si avvicinò una ragazza, era giovane, grandi occhiaie le cerchiavano grandi occhi celesti

-Non ce l’hai fatta neanche tu?!-

Non erano riuscite a morire e fuggire da una realtà desolante, anche la piccola drogata ci aveva provato, quanto dolore non detto in quel:-NON CE L’HAI FATTA NEANCHE TU!-

Dovevano vivere!

Ma chi l’aveva salvata?

Niente di eroico!

 Maurizio andando via aveva chiuso male la porta, un vicino aveva dato un’occhiata, aveva visto piatti e fiori per terra e l’aveva trovata.

 Avevano parlato di lei sui giornali, non era venuto nessuno a trovarla, nessuno aveva chiesto di lei durante i tre giorni di coma, il bambino perduto, non aveva avuto neppure una persona che sapesse della sua esistenza.

O meglio, qualcuno era venuto, la madre di Maurizio era venuta,dopo aver letto la notizia sul giornale,ma aveva preferito non farsi vedere, la nuora avrebbe potuto venire a saperlo, e lei non voleva che la nuora pensasse male di lei.

Questo ebbe il coraggio di dire quella donna alle infermiere, una di loro lo raccontò a Vivienne.

Vivienne chiuse gli occhi, non voleva sentire più nulla!

Dopo la visita dello psichiatra che non capì nulla e certificò che non era né tossica né fuori di testa, Vivienne si ritrovò fuori dall’ospedale, il viso gonfio, le braccia tumefatte dalle flebo,non aveva assistito neanche al funerale della madre.

La casa era rimasta come l’aveva lasciata, c’erano ancora i fiori ed i piatti per terra, che desolazione!

 

Rimise tutto a posto,lentamente,senza pensare a nulla, inebetita da tutti quegli orribili avvenimenti.

Prese anche l’anello, si tolse la catena che le aveva regalato Maurizio,uscì e andò in una chiesa e butto entrambe nella cassetta delle elemosine.

Prese una foto che la ritraeva con la madre di Maurizio e con lui e la spedì alla signora, dietro  scrisse i suoi ringraziamenti per i maglioni e le spremute.

Prese tutte le foto e le buttò sopra l’armadio, non era ancora pronta a distruggerle o a separarsene.

Qualche giorno dopo le braccia si erano sgonfiate, il viso era tornato normale, le ferite erano tutte nell’anima, di Maurizio neanche l’ombra.

 Vivienne telefonò all’unica persona che le era rimasta Flavio.

Dieci minuti più tardi lui era lì, aveva letto la notizia sul giornale,ma non avevano scritto bene l’indirizzo e non c’era il nome dell’ospedale dov’era stato ricoverata.

Almeno così le disse.

Si fece raccontare tutta la storia e la convinse a venire da loro per qualche giorno, sua madre sarebbe stata felice di accoglierla.

Vivienne accettò, era troppo duro per lei restare sola in quella casa.

 

CAP V

 

Andare da Flavio fece bene a Vivienne, la mamma la trattava con affettuosa indifferenza, parlava poco, ma non la faceva sentire a disagio, anche il fratello era abbastanza taciturno, tuttavia sembrava fosse normalissimo che lei fosse lì, la casa di Flavio, pur divisa a metà era molto grande, si notava l’assenza di una donna giovane, tutto era in buono stato, ma avrebbe avuto bisogno di una rinfrescata, quell’atmosfera un po’ decadente era tuttavia avvolgente e calda, i colori appropriati anche se un po’ troppo spenti, i mobili solidi anche se un po’ troppo vecchi, l’angolo del bimbo con il suo variopinto disordine faceva contrasto con i colori pastello di tutto il resto e sembrava un mazzo di fiori messo in un angolo con poca luce.

Vivienne si sorprese ad immaginare le modifiche che avrebbe fatto a quella casa, se fosse stata sua, e si domandò perché Mariangela non avesse cambiato nulla in quegli anni in cui aveva vissuto lì.

Flavio volle farle vedere anche la parte della casa della ex moglie, aveva ancora le chiavi.

Non senza imbarazzo, Vivienne entrò con la sensazione di non averne il diritto, la parte di casa di Mariangela era totalmente diversa, modernissima, pulitissima, efficientissima, lucida ed asettica come un museo di arte moderna,  certo vi aveva messo mano un bravo arredatore ,ma a Vivienne sembrò fredda ed impersonale, pareva che in quella casa non vivesse nessuno e che non vi fosse amore, anche la stanza del bimbo era troppo in ordine.

Vivienne si sentiva a disagio e non vedeva l’ora di andar via da quell’appartamento.

In quel momento Mariangela arrivò con il piccolo Riccardo, il disagio di Vivienne aumentò, avrebbe voluto fuggire senza sapere perché.

Mariangela era molto cambiata, la differenza d’età tra loro era meno evidente, era maturata, più sicura di sé, disinvolta e sorridente, li salutò senza alcuna sorpresa, togliendosi il soprabito disse a Flavio di versare da bere e li invitò a sedersi nel grazioso salottino bianco e nero, privo di soprammobili e quadri con strane pseudo sculture alle pareti.

Mariangela si sentiva apparentemente a suo agio, il bimbo era saltato in braccio al padre e, nel loro atteggiamento non vi era nulla che facesse pensare che stessero per divorziare, sembravano una famigliola felice,Vivienne aveva una gran voglia di fuggire da lì, tuttavia restò.

Flavio la presentò al piccolo che non si occupò di lei più di tanto.

Finalmente andarono via, tornati nell’altro appartamento, il disordine e la pulizia non proprio perfetta, trasmisero comunque un po’ di calore e Vivienne domandò a Flavio come fosse possibile che due persone che si erano amate potessero vedersi tutti i giorni senza essere scosse dalla presenza dell’altro.

Flavio sorrise:- Le liti ci sono state, abbiamo rotto tutti i piatti possibili, sai già che ho anche una denuncia per lesioni personali, quando si è rotta un braccio, ha sostenuto che glielo avessi rotto io, ha dichiarato in tribunale che ero impotente, ha chiesto un mensile altissimo, ha preteso la casa, pena il non permettermi di vedere mio figlio, una sera l’avrei proprio strangolata credimi, credo che non fosse tutta farina del suo sacco, i genitori le hanno montato la testa contro di me e lei era arrabbiata, perché non facevo più il marito a letto,ho davvero temuto di poter perdere il bambino ed ho ceduto a tutti loro ricatti, ora ha l’ avvocato che la soddisfa sessualmente, il marito che paga tutto, il figlio quando vuole, chi sta meglio di lei?-

Vivienne:-Ma era tanto innamorata, deve aver sofferto molto, come fa a vederti tutti i giorni e non soffrire?

Io non avrei resistito un giorno a questa situazione!-

Flavio:- Tu non sei avida come loro, se fosse andata via avrebbe perso molti vantaggi, per esempio mia madre che le guarda il figlio tutte le volte che vuole, me che le parcheggio la macchina quando non ne è capace,tante piccole cose, piccole comodità che perderebbe se si allontanasse.

Vivienne pensò che la donna che Flavio stava descrivendo, non somigliava affatto alla giovane fidanzatina innamorata, che le aveva presentato qualche anno prima e si domandò se fosse stata la delusione a trasformarla o se fosse stata sempre così ed avesse mascherato la sua freddezza molto bene allora.

Pensò anche a cosa ci facesse lei in quella casa, con quella gente, che non conosceva affatto, e che sembrava aver fatto parte della sua vita da sempre.

Vivienne domandò:-E tu,non soffri nel vederla tutti i giorni?

Dopo tutto il male che vi siete fatti come fate a bere il caffè assieme come se non fosse accaduto nulla?-

-Io ero solo arrabbiato che lei non fosse la donna che avrei voluto, non l’ho mai resa felice,ero più grande di lei e non avrei dovuto rovinarle la vita,ora che la vedo contenta, sono più sereno anch’io,per me è diverso,l’ho sposata

perché credevo che avere una famiglia mi avrebbe fatto stare meglio,non l’amavo,lo sapevo,ora come potrei fare il geloso?

Speravo che si potesse vivere come marito e moglie anche senza amore, tanti lo fanno!

Le cattiverie che mi ha fatto erano le sue vendette, ora siamo pari e potremmo ricominciare a vivere in pace per il bene del bimbo.-

Vivienne non riusciva a capire quella fredda logica, per lei era una situazione assurda, ma non lo disse.

Decise di tornare a casa sua, era ora di riprendere in mano la sua vita, trovare un lavoro e ricominciare tutto da zero, era ancora giovane e poteva farcela.

 Flavio la riaccompagnò senza protestare né chiederle nulla.

Vivienne si aspettava che nei giorni seguenti le telefonasse, per lo meno per sapere come se la stessa cavando, ma lui non si fece né vedere né sentire.

Vivienne trovò un buon lavoro,la conoscenza delle lingue le fu d’aiuto e l’assunsero senza badare troppo alle referenze dello strano lavoro precedente, in ufficio socializzò senza troppe difficoltà ed i colleghi cominciarono a chiamarla Vivi in segno di affettuosa confidenza, incuranti  della sua avversione per quel diminutivo.

Anche prima la chiamavano Vivi, solo sua madre e Flavio avevano rispettato il suo desiderio di essere chiamata con il suo nome intero, un collega cominciò ad invitarla a cena abbastanza spesso e lei aveva accettato, non le piaceva restare sola in quella casa che pure iniziava ad amare, il collega era un uomo più anziano di lei ed ascoltava pazientemente le sue confidenze,avrebbe voluto ben altro da lei,ma capiva che la scottatura era troppo recente ed aspettava pazientemente.

Una sera Vivienne per ricambiare le numerose cene che le aveva offerto lo invitò a casa sua, Giorgio era molto felice e si presentò con il classico mazzo di fiori ed una buona bottiglia di vino.

Mentre cenavano qualcuno bussò ai vetri della finestra tirandovi contro del brecciolino

Era Flavio, con un tempismo straordinario, piombò nuovamente nella vita di Vivienne, li invitò in un piano bar, fu gentile ed affascinante, riuscì ad essere simpatico al povero Giorgio e fece davvero divertire Vivienne, la convinse a ballare e cantare con lui e fecero un piccolo show improvvisato, che piacque molto agli avventori del piano bar, facendo loro meritare gli applausi di tutti.

Da quella sera Flavio cominciò a portare fuori Vivienne con una certa regolarità, tuttavia non le diceva mai quando, piombava a casa sua e le diceva :-Dai preparati che usciamo!-

Ristoranti alla moda o piccole trattorie precedevano un giro notturno della città.

 A volte la portava in casa di artisti, amici del padre, altre da giornalisti famosi, nei piano bar lo conoscevano tutti e le dedicava canzoni, raramente rientravano prima dell’alba.

Una domenica la portò allo stadio con il figlio, fu un’esperienza emozionante per Vivienne.

A volte invece se ne stavano a chiacchierare per ore ascoltando musica, amavano le stesse canzoni e quando andavano nei locali dove li conoscevano immancabilmente ,al loro ingresso veniva suonata la canzone preferita di Vivienne :Memory,cantata dalla Straisand

A casa invece ascoltavano Roberto Carlos,una canzone in particolare Cavalcata, poco conosciuta ai più, stimolava le loro confidenze.

Maurizio era sempre un tasto dolente, ma Flavio liquidava la questione affermando che non era l’uomo per lei, che non l’avrebbe fatta felice, che lei meritava ben altro e che anche Giorgio non era che un’impiegatuccio da quattro soldi e non poteva tenere il passo con lei.

Scherzando le diceva: - Una figlia splendida la faremmo noi! Mi piacerebbe che Riccardo avesse una sorellina che ti assomigli!-

In giro tutti li prendevano per una coppia affiatata,Vivienne si divertiva e non pensava ad altro, le piaceva avere Flavio attorno, erano oramai molti anni che si conoscevano ed era indubbio che tra loro c’era un legame speciale.

Una sera, mentre cenava con Giorgio, che vedeva ancora, anche se meno di frequente, Flavio telefonò e le disse di raggiungerlo subito.

Il povero Giorgio capì che non poteva fare altro che andarsene e le disse :-Non sopporto di vederti così felice per una telefonata di Flavio, sta attenta, sta giocando sporco con te! E tu ci stai cascando con le scarpe!-

Andò via sbattendo la porta e Vivienne fu felice che se ne fosse andato, raggiunse Flavio e si trovò a dover cenare di nuovo, questa volta con Mariangela ed il suo avvocato,la cena contro ogni aspettativa, fu piacevole, l’avvocato sembrava essere molto legato a Mariangela, aveva una conversazione brillante e Flavio fu affascinante come al solito, Mariangela parlò poco,ma non mostrò ostilità e Vivienne si sentì a suo agio, malgrado tutto.

Flavio la ringraziò e le disse che era stata perfetta!

CAP VI

 

Il giorno in cui Flavio venne in ufficio da lei e le chiese di uscire prima, sembrava essere come gli altri, anche al capoufficio Flavio era simpatico , la lasciò andare senza problemi, Flavio era triste, diverso dal solito, le disse solo:-Scusami, non avevo voglia di stare solo,non so come faremo con Ricky, io vorrei che Mariangela si risposasse, l’avvocato mi sembra simpatico,non so come metterla con Ricky, non voglio perderlo, non voglio abbia un altro padre e non voglio che cresca con mia madre, è troppo vecchia per badare ad un bimbo ed io non voglio diventare una babysitter, non so cosa fare, voglio bene al bimbo anche se non mi assomiglia e non andiamo d’accordo già ora, ha solo cinque anni ,ma capisco che non è il figlio che speravo avere, è mio e non è mio,non so se capisci, lo voglio e non lo voglio, è viziato, antipatico,non mi vuole bene, non fa che chiedere regali e se non glieli faccio grida che mi odia, me lo hanno messo contro, forse senza volere,ma non so proprio che fare-

Vagarono per lungo tempo per la città, lui la teneva per mano

-Vorrei non perdere nulla e nessuno, vorrei avervi tutti con me, anche te, Mariangela, Riccardo, mio fratello, mia madre, anche l’avvocato- aggiunse ridendo.

L’aveva presa per la vita, camminarono in silenzio e poi entrarono in un bar, lui le propose di giocare a bigliardino e giocarono ridendo e divertendosi come se avessero 15 anni.

Quasi senza accorgersene erano arrivati davanti a casa di Flavio, lui aprì il portone, salirono a piedi, entrarono in casa: non c’era nessuno, la madre era andata in campagna dove avevano una splendida casa antica, il fratello l’aveva accompagnata, Flavio era solo, la casa era triste e trascurata, Flavio accese il mangianastri e le note della loro canzone preferita risuonò nella casa, il loro primo bacio fu naturale come lo sbocciare di un fiore a primavera e tutto ciò che seguì sembrò incredibilmente perfetto, Vivienne non si chiese né come né perché solo ora e non prima, non si chiese neppure perché né cosa sarebbe accaduto poi, di solito riusciva a pensare, quella volta no e fu come se fosse la sua prima volta, mai si era sentita così serena, appagata e senza problemi, lui le sussurrò :-Perché non mi hai fermato, perché mi hai fatto sposare? Non dovevi, non dovevi lasciarmelo fare!-

Vivienne era troppo stordita per rispondere, non ci aveva mai pensato davvero,ora che era successo sembrava che avesse dovuto essere così da sempre, anche il ricordo di Maurizio, così doloroso fino al giorno prima, era sbiadito come l’immagine di una foto dimenticata in una tasca e lavata in lavatrice.

Si addormentò serena e le sembrò dolcissimo il risveglio, il piccolo Riccardo le porgeva una tazzina di caffè sorridendo, Flavio li osservava dalla porta, sorrideva anche lui,e :- Questa è la tua seconda mamma Ricky, devi volerle bene, lei vuole bene al tuo papà e ti vorrà bene come la mamma!-

Vivienne si sentì come mai prima, emozionata e felice come non era mai stata.

 

Quando tornò a casa sua, tutto le sembrava diverso, come e perché era successo solo dopo tanto tempo. Perchè solo allora?

 

Per gli altri che li conoscevano non era un problema, da tempo tutti credevano stessero assieme, la loro vita non cambiò moltissimo, le loro notti divennero più lunghe, le loro canzoni si riempirono d’ emozioni ed i loro risvegli furono stanchi e sereni.

Flavio andava via a piedi e lei lo guardava dalla finestra, non le diceva mai quando sarebbe tornato,ma lei sapeva che sarebbe tornato e non avanzava pretese per timore di rompere l’incantesimo.

Un giorno Mariangela telefonò a casa sua chiedendo di lui,Vivienne si sentì di chiederle se pensava di tornare con lui o se poteva immaginare un futuro con Flavio, Mariangela sembrò totalmente indifferente e le chiese perfino come si trovassero a letto, dicendo in modo esplicito di non credere nella loro intesa, per lei lui era impotente e lo disse con un certo disprezzo, comunque sostenne che non le importava nulla dal momento che stava programmando il suo matrimonio con l’avvocato.

Flavio sembrava tranquillo, a volte accennava di portarla in Messico e di sposarla lì.

Una sera le telefonò verso le 8,30 di sera dicendole di avere l’auto in panne, lei infilò l’impermeabile sul pigiamino rosso che indossava in quel momento e si precipitò all’indirizzo,che lui le aveva dato, era invece una sorpresa,la portava finalmente a teatro,nel palco riservato a Glauco Mauri ( lei glielo aveva chiesto tante volte),andare in teatro in pigiama fu divertente, imbarazzante ed indimenticabile, fortunatamente l’impermeabile era lungo abbastanza e tutto andò per il meglio, nessuno sembrò accorgersi della cosa neppure dopo, quando le presentarono tutti gli attori ed andarono a bere una cosa in un locale esclusivo.

Flavio le strizzava l’occhio e le diceva che era perfetta comunque, anche in pigiama, gli altri forse si domandavano perché ogni tanto si mettessero a ridere.

Un’altra volta fece fermare il tram davanti a casa sua per farle fare il giro della città.

Le sue trovate sembravano esilaranti a Vivienne che, forse per la prima volta era davvero spensierata.

Anche a letto le cose andavano a meraviglia, niente paragoni con altre donne, per lui lei era Messalina, si addormentavano uno tra le braccia dell’altra, spesso lui dentro di lei.

Lui diceva spesso che era una questione di temperatura corporea, d’ odore e sapore della pelle e che non avrebbe mai voluto avere altre donne.

Questa parte del discorso stranamente fu vera, non avrebbe avuto più donne dopo di lei.

Una sera decise di telefonare all’avvocato, gli avrebbe chiesto quando intendeva portarsi via Mariangela, aveva deciso di lasciare loro anche il bimbo, lo avrebbe visto spesso e loro ne avrebbero avuto uno tutto loro, gli sembrava la soluzione migliore e sembrava convinto, tu lo educheresti meglio,ma non si può togliere un figlio alla madre, infondo se il matrimonio è fallito è anche colpa mia.

Vivienne si sentiva al settimo cielo mentre lui componeva il numero di telefono sulla tastiera.

All’altro capo del filo rispose una donna,   l’avvocato non c’era, era la moglie, poteva lasciare detto a lei.

Il sorriso si spense sul viso di Flavio:- Il ‘bastardo’ è sposato e vive con la moglie! Non l’ha mai detto! –

L’avvocato fu trovato ed interrogato sulle sue reali intenzioni e si seppe così, che non aveva nessuna intenzione di divorziare e di vivere con Mariangela.

Ovviamente Mariangela ne fu informata.

La reazione di Mariangela fu terribile, sprofondò in una profonda depressione,vera questa volta, e fu ricoverata in una clinica psichiatrica.

 Flavio si prodigò per lei come il più affettuoso dei fratelli, il bimbo si trasferì da lui e non uscirono quasi più la sera, il tempo libero lo passavano con il piccolo Ricky

Ricky era un bimbo capriccioso e ostinato, sentendosi colpevoli per le liti cui aveva assistito da piccolo, entrambi i genitori lo avevano viziato oltre misura e, la scelta di mandarlo in una scuola privata, non aveva migliorato la situazione.

Per Vivienne era difficile accettare i ricatti che Flavio subiva dal piccolo Ricky, anche solo cambiargli i calzini diventava un problema, inutilmente tentava di far ragionare Flavio che, per non sentirlo strillare, gliele dava tutte vinte.

A poco a poco Flavio delegò lei alle piccole necessità del bimbo e, faticosamente, Vivienne iniziò ad avere i primi risultati positivi, niente capricci per vestirsi, niente urla davanti alle vetrine, se non gli si compravano i giocattoli.

Mariangela dopo otto mesi di ricovero, finalmente fu dimessa dall’ospedale, gli psicofarmaci erano diventati necessari e la bella giovane donna sicura di sé era diventata una signora grassottella ed insicura, le tremavano le mani,fumava in continuazione tenendo la sigaretta in modo innaturale.

A volte era lucida, altre, era come lontana da tutto e da tutto.

Non si poteva lasciarle il bambino, non sarebbe stato al sicuro.

Vivienne capiva e non si lamentava, Flavio era sempre più spesso con Mariangela che non con lei, il bimbo aveva ripreso ad essere accudito dai genitori e ricominciato a fare i capricci.

La mamma di Mariangela si era stabilita in pianta stabile dalla figlia e Vivienne non andava più da Flavio, per non infastidire la suocera, e non mettere in imbarazzo la famiglia di Flavio.

Le volte che Flavio dormiva da lei, erano spesso interrotte da frequenti telefonate di Mariangela che sembrava aver bisogno continuamente di qualcosa, Flavio era sempre disponibile e Vivienne apprezzava questo suo comportamento seppur soffrendo, per come si stavano mettendo le cose.

 

CAP VII

 

Ricky si era affezionato a Vivi, anche lui la chiamava così,e quando la vedeva era una gioia per entrambi, sincero come solo un bimbo di poco più di cinque anni sa essere, raccontò a sua madre come si divertiva con lei e come andasse d’accordo con il papà, scatenando nella mente sconvolta della madre un’assurda gelosia,Mariangela temette davvero o finse di temere che il bimbo si sarebbe affezionato troppo a Vivienne , e consigliata dalla madre, con l’aiuto compiacente di un’assistente sociale e di uno psicologo fecero diffidare Vivienne dal vedere il bimbo, che a loro dire, rischiava di essere turbato dalla sua presenza, inoltre consigliavano vivamente al padre di mostrarsi spesso assieme alla madre, naturalmente per il bene psicofisico del bimbo.

L’ingiunzione addolorò molto Vivienne, non vedeva più il bimbo né Flavio, le poche volte che la veniva a trovare, Mariangela adduceva mille pretesti e mille necessità per farlo tornare a casa, Vivi capì di essere di troppo ed accettò di andare a lavorare fuori per qualche mese.

Non disse nulla e partì, dopo qualche tempo scrisse una lettera in cui spiegava i motivi della sua fuga, voleva lasciarli soli e sperava che avrebbero preso la decisione migliore , consigliava a Flavio di tentare una riconciliazione, in quel caso non sarebbe tornata, ma lui rispose inviandole la fede nuziale e lei tornò, aspettò per una lunga estate che facessero le vacanze tutti insieme, Flavio non telefonava quasi mai, quando tornarono non avevano ancora deciso nulla.

Vivienne allora chiese a Flavio di venire a vivere da lei, poteva andare dal bimbo quando voleva, ma doveva far capire a Mariangela che non era più suo marito.

Sembrò che l’idea gli piacesse ed andarono a prendere la sua roba, la mamma fece la valigia senza commenti, lui chiese di poter prendere delle foto, dei quadri e dei soprammobili che gli erano cari.

Vivienne era molto emozionata, era un po’ come se stesse per sposarsi,il cuore la batteva forte, poi all’improvviso il cuore le si fermò.

Con voce che non ammetteva repliche Flavio le stava dicendo che avrebbe continuato a passare le Feste con il piccolo Ricky e Mariangela.

Una donna più fredda e più furba di Vivienne,avrebbe fatto finta di niente, mancava ancora molto a Natale,e in quei mesi di convivenza molte cose avrebbero potuto cambiare.

Vivienne invece si sentì morire,non tanto per quello che aveva detto, quanto per il tono, e fuggì via in lacrime inseguita dalla mamma che voleva calmarla.

Lui non si mosse e non la seguì.

Quella sera Vivienne vagò a lungo in macchina senza meta, poi stanca di lacrime e di dolore si fermò in un motel, prese una bottiglia di whisky e fece ciò che di solito, in simili circostanze, è lecito facciano gli uomini, si ubbriacò.

L’indomani aveva gli occhi gonfi e si sentiva incredibilmente stanca, tuttavia andò a lavorare, sperando in qualche evoluzione positiva della situazione, ma non accadde nulla.

Flavio non si fece né vedere né sentire, il buon Giorgio era sempre disponibile ad ascoltarla e tentava invano di farla ragionare.

Passarono così anche le feste di Natale ed anche Capodanno, i cugini e il fratello le fecero gli auguri, lui non si fece vedere, Vivienne guadava la fede che le aveva mandato e non poteva che soffrire ancora di più.

Per l’Epifania comparve senza preavviso, Vivienne tentò di non aprigli la porta,ma lui si mise a suonare il clacson della macchina, finchè non svegliò tutto il palazzo e lei fu costretta ad aprire per evitare che qualcuno chiamasse la polizia, Flavio era evidentemente ubriacò,ma quando, finalmente lei aprì la porta, sembrò tornare normale.

Che devo fare ?-esordì- Minacciano di portare via Ricky in un’altra città, lei si sente male non appena me ne vado,tu non capisci come mi sento, non so che fare, credi che mi diverta?-

-Non sai gestire la situazione, era Natale, dovevi trovare il modo di stare con loro e di non farmi sentire abbandonata ed inutile.-

-Io sto bene con te, ma non mi sento di sposarmi per la terza volta, Mariangela era una bambina, si fidava di me, era come una Madonna, pura e, credo, vergine, mi ha dato un figlio, che devo fare?-

-Avresti dovuto cercare di farla felice prima, non credi? –

-E’ proprio per questo che cerco di riparare, se non mi avesse sposato oggi forse non sarebbe in quello stato!-

-In quello stato ci si è trovata dopo l’abbandono dell’avvocato, prima mi sembra sia stata molto lucida ed abbia saputo gestire magistralmente la vostra separazione ricavando  notevoli vantaggi, non credi che ora abbia paura di non trovare più nessuno e ti stia ricattando ad arte?

Lo dici tu stesso che se sei con lei è normalissima, quando capisce che potresti andartene si fa tornare le crisi? E poi io me n’ero andata, ora cosa vuoi? Perché sei venuto? Potevi restare lì dove sei stato.

 

CAP VIII

 

Ma la felicità che provava nel vederlo doveva trasparire dai suoi occhi, il solo fatto che fosse lì le dava un’emozione incontrollabile, se era lì doveva amarla, c’era ancora una possibilità, erano anni che tornava da lei, non poteva essere un caso, avrebbe voluto che l’abbracciasse, che la baciasse, ma lui restava lì seduto sulla sedia come un fantoccio, una marionetta senza fili.

Con un po’ di malizia, accese il giradischi la loro canzone risuonò per tutta la casa e lui accennò un triste sorriso e non si mosse

Vivienne incalzò: ti ricordi cosa dicevi a Maurizio, che avrei dovuto avere un uomo tutto per me, che meritavo di essere un po’ felice, te lo ricordi?

Lui: - Non era l’uomo per te e te lo ha dimostrato, tu invece dovevi impedirmi di sposarmi, ti sarebbe bastato un gesto!-

Vivienne: -Ma che dici? Se anche ora lei è la Madonna, l’angelo custode, le hai messo l’aureola e non ti rendi conto che è una donna come le altre, ti ha sposato perché eri un buon partito ed un bel ragazzo, al momento opportuno ti ha spennato facendosi dare un mensile da favola, quando ha visto che l’avvocato non la voleva e tu stavi per metterti con me, si è fatta venire un bell’esaurimento ed ha comprato lo psicologo per impedirmi di vedere Ricky, sapendo che senza Ricky non potevamo stare insieme, non mi meraviglierei che non fosse tuo, non ti assomiglia per niente.

Flavio a quelle parole le dà uno schiaffo!

-              Ricky è mio!Non puoi dimostrare che non è mio!-

Vivienne capì di aver toccato un nervo scoperto, Anche lui aveva sospettato di non essere il padre di quel bimbo, di cui si occupava tanto, per nascondere a se stesso il fatto di non amarlo come avrebbe voluto.

 

Lui continuò: - Non voglio fare l’esame del DNA, sarebbe troppo brutto in entrambi i casi, se fosse mio che figura ci farei? E se non lo fosse che colpa ne ha lui?-

Vivienne lo amò ancora di più, le piaceva quel modo di ragionare e gli si avvicinò per accarezzarlo

Non ebbe il coraggio di ribattere.

Lui: - Scusa per lo schiaffo, non mi piace che mi si dicano quelle cose!

Non dirmele più!

Vieni qui, stammi vicina!-

Vivienne sapeva di sbagliare, ma la tenerezza ed il desiderio presero il sopravvento.

 

Quella mattina, come tante altre, lo guardò andare via, le spalle però erano curve, il passo stanco, non era più lo stesso uomo.

 

Vivienne non sapeva che fare, doveva chiedere consiglio a qualcuno.

Decise di parlare con il fratello di Flavio, non si era mai pronunciato e non sembrava avere simpatia per Mariangela, la venne a trovare, ma non l’aiutò a capire nulla, confermò che continuavano a dormire separati, che Mariangela era lì solo come madre di Ricky e non come moglie, ma non seppe consigliarla né rassicurarla.

Vivienne tentò anche con la madre, anche lei fu vaga, non aveva nulla contro di lei, ma c’era il rischio di perdere il bambino e Flavio doveva risolvere da solo le sue situazioni.

 

Vivienne si sentiva persa, non osava neppure telefonare a Flavio, si limitava ad aspettarlo tutte le sere, tutti i giorni, prima o poi lui arrivava, sempre meno brillante, sempre più stanco.

Non si parlava più d’amore, non si parlava di lui, non si parlava di lei, ascoltavano musica, andavano a letto, anche se lui diceva ogni volta che sarebbe stato meglio non farlo

A letto era appassionato come sempre, quando andava via aveva le spalle sempre più curve.

Vivienne ancora una volta, decise di fuggire, sperava che sentendo la sua mancanza l’avrebbe cercata, si sarebbe deciso a risolvere la questione, fece in modo che non gli fosse difficile scoprire dov’era e mise la segreteria per non perdere neppure uno squillo.

Tre settimane dopo, infatti, trovò un lungo accorato discorso sul nastro della segreteria, due giorni dopo trovò degli insulti perché non l’aveva chiamato, poi ancora telefonate di scuse, telefonate in cui le legge le sue lettere, telefonate con le loro canzoni, telefonate a tutte le ore.

Una notte Vivienne si decise a rispondere, non aveva risposto prima sperando di vederlo arrivare, poi alla fine aveva ceduto, la telefonata durò forse tre ore, era notte fonda.

Le telefonate notturne divennero un’abitudine.

Vivienne s’ illudeva che sentisse la sua mancanza e si svegliava felice nel cuore della notte, era la prova che era solo, che non aveva altre donne, che la notte pensava a lei.

Dopo ogni telefonata lei gli scriveva una lunga lettera in cui tentava di spiegargli quanto soffrisse, proponendo soluzioni, pregandolo di non farla soffrire più, di mettere un po’ d’ordine nel loro rapporto, che non ce la faceva più di non sapere mai quando avrebbe telefonato, quando si sarebbero visti, che sarebbe stato della loro vita.

Dopo ogni lettera lui telefonava, la ringraziava, le diceva che era la più bella lettera che avesse ricevuto in vita sua, che lei era l’unica donna della sua vita che non ce ne sarebbe mai stata un’altra.

E tutto finiva lì

Dopo ogni telefonata Vivienne sentiva il bisogno di bere

Non dormiva più ed andava al lavoro semi ubriaca, cercava di non mostrarlo, ma piangeva troppo spesso per le minime contrarietà, rideva troppo, per cose non tanto divertenti e troppo spesso graffiava la macchina.

Finalmente, prima di Pasqua, lui la invitò nella sua casa di campagna, dovevano vedersi e guardarsi negli occhi disse.

Vivienne comprò vestiti nuovi, fece massaggi, cambiò parrucchiere, preparò regali per tutti i parenti di lui e felice come una ragazzina al primo appuntamento partì con le benedizioni delle sue nuove amiche, che, stanche di sentir parlare di lui, speravano che finalmente qualche decisione fosse presa

CAP IX

 

Lungo il viaggio non fece che ascoltare e cantare canzoni d’amore, il cuore batteva a mille all’ora e, quando lo vide appoggiato ad un albero che l’aspettava all’inizio di una ripida salita che portava al paese dove possedevano la casa in campagna il cuore quasi non cedette.

Lui si sedette al posto di guida e la portò in giro per farle vedere il panorama dai posti più suggestivi, colse dei fiori di montagna che lei tiene ancora essiccati nel foderino della patente.

Poi finalmente a casa dove mamma, zia e fratello la salutarono con affetto, dopo pranzo il più dolce riposino che si potesse immaginare, poi visita al cimitero sulla tomba del padre, poi visita ai cugini, visita alla chiesa e la sera gran festa in suo onore nella villa di un altro cugino, cinepresa che li filmava, applausi dei presenti, Flavio la presentava a tutti come la donna che amava e che lo rendeva felice.

Vivienne era felice com’ è difficile esserlo due volte nella vita.

L’indomani la colazione insieme, la visita della grande casa e del parco incolto che portava direttamente al fiume, le statue, volute dal padre, che apparivano negli angoli più impensati, tutto era meraviglioso, ma trascurato e lasciato andare, Mariangela non si era mai occupata di quella magnifica casa, lei avrebbe riparato tutto, lucidato tutto, sistemato il giardino, s’immaginava già all’opera ed immaginava già il suo bimbo giocare in riva al fiume.

Il giorni della settimana Santa parteciparono alla processione, conobbe anche il parroco, il sindaco, il notaio ed il farmacista, tutti si congratulavano con lei e le facevano gli auguri dicendo che erano felici che Flavio avesse finalmente trovato la donna giusta.

In quel turbinio di gente ed impegni parlarono poco, ma perché parlare, erano giorni meravigliosi!

Finirono.

Vivienne ripartì felice ed appagata, presto tutto si sarebbe sistemato, non aveva aspettato per niente!

Ma Flavio, rientrato in città, tornò ad essere evasivo, a non telefonare e Vivienne ad aspettare.

Le amiche le suggerirono di farlo ingelosire, era troppo disponibile, doveva fargli capire che avrebbe potuto perderla davvero.

Vivienne aveva conosciuto un bravo ragazzo, era più giovane di lei e già divorziato, i chiese di prestarsi al gioco, fecero in modo di fare una gita e di salutare un paio di coppie d’amici comuni, sarebbe stato sufficiente per farlo sapere a Flavio e così fu e Flavio arrivò.

Vivienne sperando in una reazione simile aveva chiesto al suo amico di dormire da lei, quando Flavio arrivò li trovò che preparavano la cena, lei si mostrò sorpresa e gli presentò il suo amico come un amico, Flavio era evidentemente infastidito quando lo presentò a sua volta come un suo ex.

Lo invitarono a cena ed il giovane si mostrò abilissimo nel fare gli onori di casa ed essere gentilissimo con l’ospite, i chiese della moglie, del figlio, gli chiese se era felice e gli ‘confidò’

Che aveva conosciuto Vivienne in uno stato pietoso,ma che ora era guarita e sorridendole con complicità, fece intendere che tra loro andava tutto a meraviglia, anche Vivienne recitò bene la sua parte,senza strafare.

 

Flavio aveva perso un po’ della sua solita sicurezza, bevve troppo e dopo poco cominciò ad offendere Vivienne dicendo che lei non era come Mariangela, lei aveva fatto il portiere di notte, con chissà quanti uomini era stata prima di lui, come poteva sposare una che aveva fatto quel lavoro, cosa avrebbe detto a sua madre?

Vivienne perse il controllo e gli buttò il contenuto del bicchiere in faccia

Ma lui continuò: - Con Mariangela non provavo nulla a letto, con lei era impossibile non desiderarla, lei è perfetta a letto, come potevo farle fare da madre a mio figlio? Come avrei potuto spiegarlo a Mariangela? A mia madre? Alla gente?Lei è il peccato,non si può fare a meno di lei,Mariangela è un angelo asessuato, come faccio a lasciare un angelo per un demonio?

Vivienne divenne livida: -Un angelo che ti ha portato un figlio che non sai di chi sia e che è subito andata a letto con l’avvocato che ha curato il divorzio!-

Buttalo fuori per favore!.- disse poi all’altro.

Flavio se ne andò barcollando sulle gambe malferme ubriaco perso.

Vivienne tremava, la scenata e quelle parole l’avevano sconvolta, il giovane l’abbracciò e le disse:-Io non ho recitato, mi piacerebbe riuscire a farmi amare,perdonalo, era infuriato, geloso, non pensava quello che ha detto, e poi , praticamente ha ammesso che gli manchi tantissimo.-

Vivienne piangeva e non lo sentiva neppure.

Il giovane restò da lei qualche tempo e lei provò a voltare pagina, la notte in cui stava per andare a letto con lui, Flavio telefonò, chiedeva scusa e diceva di non credere che lei fosse innamorata di quel ragazzo, di non fare sciocchezze per ripicca.

Vivienne non rispose, ma solo sentire la sua voce le impedì di dormire col ragazzo devoto ed innamorato che viveva con lei.

Qualche notte dopo, finalmente, dormirono assieme, avevano bisogno di calore, ma a lei bastava un po’ di tenerezza, il resto la infastidì anche se cercò di non darlo a vedere, il ragazzo non era stupido, capì e decise di andare via.

Vivienne non voleva che se ne andasse, ma non riusciva ad essere come lui avrebbe voluto ed il ricordo dei bei momenti con Flavio fu sempre più doloroso.

Partì per un lungo viaggio, ma Flavio le mancava e avrebbe voluto che fosse con lei qualsiasi cosa bella vedesse.

Al ritorno del viaggio trovò una lettera di Flavio, la pregava di dargli un’altra possibilità,le chiedeva di venire a casa sua, le avrebbe dimostrato che stava sistemando le cose e lei, ancora una volta andò, con il cuore in gola,con la speranza ancora viva e accesa, e lui l’aspettava.

Non era più così bello,stava invecchiando male,era trascurato,mal pettinato,al suo sorriso mancava un dente,la camicia era spiegazzata.

 Arrivati a casa lui chiamò Mariangela e Ricky, Mariangela,che sembrava perfettamente guarita, la salutò e le disse, fumando nervosamente, che aveva deciso di cambiare casa, che avrebbe iscritto Ricky in un’altra scuola, che i suoi le avrebbero dato una mano e che non aveva più niente in contrario che vedesse Ricky qualche volta, Ricky non si ricordava molto di lei, ma le stava mostrando con orgoglio la maglietta di Ronaldo che il papà gli aveva regalato.

Poco dopo arrivò la madre di Flavio e fu gentile come al solito, anche il fratello non si mostrò sorpreso.

Flavio sedeva un po’ in disparte come fosse il regista di quella scena e sembrava soddisfatto di come fosse stata recitata.

Vivienne ancora una volta provò pena per Mariangela, doveva esserle costato molto dirle quelle cose.

Vivienne stava per dirle che poteva restare, che non doveva andare via, le bastava poter stare con Flavio, e stare con Flavio voleva dire stare anche con suo figlio.

Quando Mariangela se ne andò lo disse a Flavio, ma lui rispose che era meglio se ne andasse e sembrava deciso mentre lo diceva, è ora che tu abbia un figlio tuo aggiunse.

La serata, trascorse serena, un po’ di TV, un po’ di musica, un po’ d’amore.

Qualche ora di sonno, Vivienne si sentiva sposata e ripartì senza paure.

Ma si sbagliava, Mariangela fu nuovamente ricoverata, (realtà o finzione?) non cambiò casa e lui non trovò il coraggio di farla venire a vivere con lui.

Vivienne questa volta, rischia di diventare alcolizzata, si ferma in tempo, grazie all’amicizia con uno psicologo che l’aiuta a non sprofondare del tutto.

Chiede invano allo psicologo se Flavio l’abbia mai amata, ma lo psicologo le dà risposte evasive e non esaurienti.

Flavio continuò a farsi sentire di tanto in tanto. ricordando i bei momenti e raccontandole i suoi problemi di salute ed il fallimento della ditta, i problemi, sempre più seri, con il figlio

Flavio dice: - Nelle tue lettere avevi previsto tutto, è andato tutto come dicevi tu, mio figlio non mi ama, non ama la madre e, malgrado le scuole private, è finito in una comunità ed ha rischiato il carcere per aver rubato ad un compagno.

Rovinato, invecchiato e malato, Vivienne sarebbe ancora andata da lui, se glielo avesse chiesto.

 Ma lui non glielo chiese.

Vivienne, cambia ancora città e non dà più l’indirizzo a Flavio, le sembra di averlo finalmente dimenticato.

Vivienne si ammala, gli scrive, lui risponde subito,le dice di non aver più avuto altre donne. Vivienne vorrebbe chiedergli se l’ha mai amata davvero, non fa in tempo,prima gli racconta di essere ammalata, lui sparisce di nuovo.

 

          Vivienne sta dormendo, squilla il telefono,Vivienne

          ha un attimo di smarrimento,il cuore si ferma, la

          mano risponde,una voce all’altro capo del telefono:

          DORMIVI?

          -No, sognavo!-

 

Mariangela non si è mai risposata e non è mai tornata a vivere con Flavio,li separa sempre quella parete.

Ricky è in cura da uno psicologo!

Non ha finito gli studi e fa il cameriere!

Flavio?

La mamma di Flavio sta bene e dice d’essere contenta di avere i due figli a casa.

 

OGNI RIFERIMENTO A PERSONE E FATTI REALMENTE ACCADUTI è PURAMENTE CASUALE.