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Maria Vittoria Morokovski

 
 

L’utero? A che serve?

 
 

Sono stesa nel mio letto d’ospedale e piano piano apro gli occhi:dunque sono ancora viva,l’operazione deve essere riuscita!

Sono stanca e mi riaddormento subito.

Poco più tardi, entra un’infermiera.

‘’Signora,è sposata?’’ mi chiede

‘’No ’’ rispondo meravigliata

Mi sarei aspettata, che chiedesse come mi sento.

‘’Meno male ‘’ continua l’infermiera,sistemandomi la flebo.

‘’ Ha forse un compagno?’’ continua imperterrita.

‘’Ma no, non ho nessuno da tempo’’ rispondo, spazientita.

‘’Meno male’’ ripete lei, laconica.

‘’Scusi, ma a lei che importa? ’’ domando

‘’A me niente, ma è meglio così..’’mi dice andandosene, senza darmi spiegazioni.

Il professore entra per visitarmi e dimentico l’infermiera impicciona.

L’uomo mi sorride e si limita ad affermare che va tutto bene.

Poi aggiunge: ’’Sa l’abbiamo preso in tempo, abbiamo dovuto togliere tutto, era maligno,ma circoscritto, per fortuna, non dovrebbe riformarsi, abbiamo tolto proprio tutto, meno male che non è sposata!’’

Frastornata dalla notizia del tumore maligno che ignoravo, ancora non capisco le allusioni al mio presunto matrimonio; sono contenta che sia improbabile che si riformi e mi riaddormento con un po’ di paura retrospettiva.

Solo qualche giorno più tardi, realizzo, che non sarei stata più una donna normale e che i rapporti sessuali non mi avrebbero dato piacere.

La cosa al momento non mi sconvolge più di tanto, da tempo non ho una relazione e il tempo delle avventure credo sia scaduto.

Del resto le avventure letterecce non mi hanno mai attratto più di tanto, sono riuscita a restare vergine per molti più anni delle mie coetanee, proprio perché avevo un modo molto personale di provare piacere, senza dover arrivare all’amplesso completo.

Il mio primo grande amore lo aveva intuito e per premiarlo, gli avevo dato la mia verginità.

Era stato bello e non ho mai capito di che sofferenze e traumi parlassero molte donne e molti psicologi.

Il mio primo rapporto completo è stato sereno, pieno di curiosità, dolcezza e passione.

Ho fatto l’amore con un uomo, con cui l’avrei fatto per tutta la vita e il cui ricordo, anche ora, dopo tanti anni, mi fa sorridere e rimpiangere quei tempi meravigliosi.

Era durato quasi due anni e ci siamo separati per ben altre ragioni, la passione e l’attrazione non era mai venuta meno.

Per questo era stato così difficile lasciarci, e per questo, avevo fatto perdere le mie tracce; sapevo che se ci fossimo rivisti,sarebbe stato come la prima volta.

Sì, non sono mai stata una affamata di sesso, ma sono stata fortunata, le volte che l’ho fatto, mi è sempre piaciuto e non l’ho mai dimenticato.

Anche coloro che hanno avuto il piacere di avermi per una notte, li ricordo e forse, se li incontrassi, lo rifarei ancora.

Non allora, perché erano uomini che rispettavo, ma sapevo non avrei mai amato, per questo non ho permesso che i nostri incontri si ripetessero spesso.

Anche il secondo grande amore mi ha insegnato molto, avrei voluto sposarlo, ma il bastardo è tornato dalla ex moglie, senza darmi il tempo di capire cosa stesse accadendo.

Il mio orgoglio e i miei progetti erano andati in fumo ed ho sofferto, come un cane legato al palo dell’autostrada; volevo morire, e non potevo rassegnarmi a quella sconfitta così cocente.

No, con lui non avrei rifatto l’amore, se lo avessi incrociato nuovamente sulla mia strada, ma solo per orgoglio, non certo perché mi aveva delusa.

La passione vera però, l’ho conosciuta con il terzo grande amore, e quella, ha lasciato il segno.

E’ esplosa in sordina, ci conoscevamo da sempre e mai avrei pensato di desiderarlo tanto.

Ci siamo trovati a letto quasi per caso, divertiti dal fuori programma e dalla novità.

Io per prima, non sospettavo che cosa sarebbe divampato dopo quel primo incontro di profumi, sguardi e carezze.

Quante volte ci siamo trovati diversi eppur così simili, mi bastava sentire la tua voce per non capire più niente, anche solo una canzone sentita insieme mi faceva lo stesso effetto, e poi anche solo lo squillo del telefono nella notte, e poi anche solo passare nelle strade percorse insieme a piedi, e persino, bevendo un liquore che avevo bevuto da te.

Da allora, ogni uomo che mi abbia guardata, mi ha riportato da te.

Tu mi deludevi a parole, le tue assenze erano un tormento infinito, le tue presenze una gioia da assaporare lentamente.

Avevo sempre paura di non lasciare più niente da scoprire, ma ogni volta era più intenso e più bello.

Ricordo che esordivi sempre dicendo: ’’Questa sera niente sesso, ti porto fuori e facciamo i bravi, dobbiamo riposarci, non possiamo andare avanti così. ’’

Sorridevi, mentre lo dicevi ed io mi spaventavo, ti prendevo sempre sul serio e temevo ti fossi stancato di me;  allora mi avvicinavo e ti sfioravo leggermente solo per capire se scherzavi .

Ma tu non eri mai stanco, non quando eri con me.

Il lavoro certo ne soffriva, la nostra settimana era fatta i tre giorni passati a letto, fumando, chiacchierando, ascoltando musica e facendo l’amore, il quarto giorno eravamo stanchi, distrutti e appagati.

Tu, te ne andavi a piedi, io ti seguivo con lo sguardo  e già mi mancavi.

Le cose di tutti i giorni, il lavoro, gli amici erano solo cose che riempivano a stento l’attesa del tuo ritorno, mai programmato, sempre in ritardo eppure puntuale.

Ti amavo per quello che eri, ma avrei voluto cambiarti, solo per essere ancora più felice.

Forse ho amato più il tormento dell’attesa e il senso di vittoria che provavo vedendoti arrivare, che te; per nessuno ho tanto pregato, sperato e sognato.

Ti volevo mio, sapevo che lo eri, qualcuno mi aveva anche detto che con le altre non eri affatto meraviglioso e instancabile, come con me.

La cosa mi riempiva di gioia e speravo che l’attrazione scoppiata per caso, divampata senza freni e senza pudori, non sarebbe mai finita e, in parte, è stato così.

La nostra passione non è mai davvero finita, abbiamo continuato a cercarci, a trovarci, abbiamo fatto l’amore ovunque, per telefono, per telepatia, a distanza e da vicino, senza toccarci, senza guardarci, abbiamo fatto l’amore con il corpo, con la vista, con il tatto, con l’olfatto, con l’udito.

Ci siamo messi alla prova in mille modi e siamo sempre stati complici ed uguali.

Mi dicevano che una simile passione ci avrebbe uniti per sempre, che un uomo così partecipe, non mi avrebbe mai lasciato andar via, ma tu lo hai fatto.

Mi hai lasciato andare via senza rincorrermi, come avrei sperato, convinto che sarei rimasta tua, comunque, e ancora una volta, avevi ragione.

Non hai mai permesso ad un altro di sostituirti e mai, hai permesso alla vita di tutti i giorni, di far parte della nostra.

Io avrei voluto tutti i tuoi risvegli, non mi sono accontentata della nostra settimana corta e sono volata via.

Tu mi hai sempre cercata a tuo modo, lasciandomi poi nella disperazione più nera, indifferente alle mie suppliche, alle mie minacce e ai miei ragionamenti.

Dopo ogni nostro incontro sentivo il desiderio di bere, dopo ogni tua telefonata un whisky mi teneva compagnia.

Senza ammetterlo credo di essere stata un’alcolizzata per molto tempo, finché ho permesso alle tue canzoni di entrarmi nel cuore, nella mente, sotto la pelle e nelle viscere.

Ho fatto mille viaggi per dimenticarti e tutte le volte avrei voluto averti con me.

Oggi che mi dicono che non sarò mai più donna, mi domando perché non sono rimasta, accettando le tue condizioni.

Tu dicevi sempre che le donne si dividono in due categorie, le uterine e le clitoridee e che ti piacevo perché non appartenevo a nessuna delle due categorie.

Ma allora, che tipo di donna ero?

Tu mi dipingevi come una bomba ad orologeria, raccontavi di me come di una donna estremamente passionale e sensuale.

Avevi ragione, con te lo ero diventata.

Ma come spiegare poi l’indifferenza per tutti gli altri!

Come spieghi gli anni di solitudine, senza più desideri?

Ho cambiato telefono, ho staccato la segreteria, ho spento la radio, non ho più letto poesie, ho evitato i film d’amore, ho evitato le coppie felici, ho dimenticato la mia femminilità e chiuso il mio cuore a qualsiasi emozione.

Ora, il professore, mi sta dicendo che non ne avrò mai più, e qualcosa si risveglia e si ribella.

La dottoressa, alla visita di controllo, dice di più:’’ Lei è come se fosse tornata vergine, un rapporto con lei è quasi impossibile, per sua fortuna non ha legami!’’

‘’Meno male, per sua fortuna!’’

 Ma che si sono messi in testa!

Ho voglia di urlarle in faccia che non è una fortuna essere sola, che non c’è nulla da rallegrarsi, che mi stanno seppellendo ed io vorrei gridare che sono ancora viva!

Ma per educazione annuisco, sorrido e me ne vado.

Avrei voglia di telefonarti, per capire se è vero, se le mie emozioni sono morte definitivamente, se il desiderio è diventato solo una parola priva di senso.

 

Non lo faccio, non ti telefonavo allora, né lo farò ora, potrei essere inopportuna, potresti avere una voce fredda e metallica che non conoscevo, potrei aver voglia di rivederti e saresti deluso.

Non mi hai rincorsa quand’ero bella, innamorata ed integra, cosa potrei sperare ora?

La vita riprende con i suoi dolori, le sue noie; mi sembra di subirla e di non essere protagonista, forse non lo ero neppure prima, ma non lo sapevo, ora me ne rendo conto!

Un giorno ti faccio uno squillo, non dal mio apparecchio, mi fingo un’intervistatrice telefonica.

Risponde una donna, è tua madre.

Attacco!

Faccio richiamare da un’amica, l’amica non è coinvolta e fa molte domande a tua madre, vengo a sapere che sei ancora solo, che vivi con lei e non hai una donna fissa.

Provo un sottile e perfido piacere.

Riprovo a chiamati dopo un mese

‘’Qui l’agenzia Pinco Pallino, sarebbe così gentile da rispondere a qualche domanda?’’

Strano, la mia voce è ferma e professionale.

Tu mi chiami per nome e mi dici di non fare la scema, lo dici con un sorriso, è come se vedessi i tuoi occhi e capisco che ti ha fatto piacere sentirmi.

Nego e ti do del pazzo prima di attaccare.

Sono felice, ti ho sentito, stai bene, non hai altre donne!

Non che sappia tua madre almeno, ma io facevo l’amore con te nel suo letto, lei lo sapeva, lo sapevano tutti ed io ne ero orgogliosa.

Spingo la mia audacia al punto di sentire la nostra canzone, a rileggere l’unica lettera che tu mi abbia mai scritto, spontaneamente, sorprendendomi ancora una volta, non avevi mai risposto alle mie mille lettere, che pure sapevi a memoria.

Ho pianto, ma non ho provato alcun desiderio,non ho stretto il cuscino sperando che fossi tu, non ho immaginato di baciarti le mani, di sentire le tue braccia avvolgermi da dietro mentre mi penetravi piano in quell’antro oggi spoglio.

Non ho immaginato la tua lingua percorrermi il collo, la schiena, il ventre, mentre la mia esplorava le tue mani tanto amate, non sento l’odore della tua pelle e non odo la tua voce chiedermi un figlio, che forse non avevi mai voluto.

Forse sono guarita, forse non ti amo più, o forse ero davvero uterina, come dicevi tu delle altre.

Un giorno però, mentre me sto china sul computer, decido all’improvviso, di alzarmi e guardare dalla finestra e mi sembra di vedere il tuo passo, forse più lento e stanco, vedo solo dei piedi che camminano e mi precipito giù per le scale, ben sapendo che non sarei riuscita a raggiungerti.

Arrivata in strada, un brivido mi percorre da capo a piedi, è inverno, fa freddo ed io sono sudata come dopo una camminata al sole d’agosto, la testa mi gira, mi guardo attorno e non ci sei.

Torno a casa, fingendo di stare poco bene, mento anche a me stessa, non sto male, sono solo turbata.

Bevo un tè e me ne vado a letto, mi addormento e rivedo il corpo del mio primo amore, le sue gambe lunghe e possenti mi si avvinghiano addosso, le sue braccia avvolgono, vedo anche la sua schiena curva su di me, non ricordo il tocco delle sue mani, ma sento che mi penetra e mi prende in mille modi diversi, mentre io continuo ad osservare il suo splendido corpo e le sue sensualissime contorsioni, è come se mi fossi sdoppiata, una parte di me lo tocca e lo sente, l’altra lo guarda mentre manifesta tutto il suo giovane ed esperto erotismo così ricercato, così irripetibile.

Continuo a guardarlo sopra di me, la donna che lo guarda è affascinata dalla sua figura, tanto da volerlo dipingere, ma non osa farlo per non perdere la poesia di quei gesti lenti, ritmati e seducenti, quella che vive l’amplesso si lascia fare, stupita, contenta, eccitata, ma presente e lusingata.

Ad un tratto però vedo la tua figura, sottile, la tua pelle naturalmente abbronzata, il tuo sorriso ironico e il tuo sguardo ridente, mi tendi la mano ed io la porto alla bocca, ho una gran voglia di baciartela di percorrerla con la lingua di tirarti verso di me, le nostre labbra s’incontrano, la tua lingua mi penetra, il tuo membro duro mi accarezza tutto il corpo, non ha fretta d’entrare, lo accarezzo e lo guido, non capisco più niente la mente si offusca, stringo le gambe tanto da farti male, emetto un umore sconosciuto che si fonde con il tuo.

Mi sveglio ansimante, mi tocco, sono davvero bagnata, vado a lavarmi e ci riprovo, da sveglia questa volta, mi abbraccio come fossi tu,stringo le gambe fino a farmi male, il respiro torna affannoso, le mani si stringono, le unghie si conficcano nella pelle, credo di morire, ma no, sono solo viva, anche senza utero.

La cosa mi sorprende a tal punto da lasciarmi senza fiato.

Non ho più né utero né ovaie, ma ho avuto un orgasmo identico a quelli quando tutto era al suo posto.

Ho voglia di dirtelo, forse ti scriverò……